Notizie false, il mainstream batte Putin e i troll

La polemica sulle FakeNews ha ormai superato il crinale del delirio. Ieri un articolo dell’ex vicepresidente americano Joe Biden a proposito della propaganda russa in rete ha fatto scattare il Partito Democratico come un sol uomo. Non capita spesso che qualcuno relativamente autorevole arrivi a dar loro manforte nel sostenere che le orrende riforme proposte da Renzi siano state bocciate grazie al contributo di un big complotto ordito dal più cattivo del momento, e non perché quelle riforme fossero orrende e sgradite ai più. Biden però cita l’Italia en passant e senza fornire grandi indicazioni, men che meno arriva a pesare l’impatto che queste presunte ingerenze potrebbero aver avuto. Proprio come succede quando si parla di dinamiche americane e si sorvola sul reale impatto di operazioni del genere, annegate nel mare magno delle comunicazioni attorno alla campagna presidenziale e destinate a impallidire di fronte alla produzione quotidiana di milioni di americani e ai milioni di dollari profusi dai donatori americani nelle campagne elettorali. Basterebbe questa considerazione per considerare alquanto dubbia l’efficacia delle azioni per le quali s’accusa la Russia di «destabilizzare» l’Occidente con lo spam di robaccia. Se i contatti tra il Cremlino e gli uomini dell’entourage di Trump appaiono inquietanti e dimostrati, come peraltro quelli con Salvini, i pentastellati e Berlusconi, manca del tutto il delitto, almeno sul versante italiano.

Le Fakenews sono sicuramente un problema, ma ben pochi si preoccupano di sottoporre a fact checking le affermazioni che le mantengono al centro del dibattito ipotizzando oscuri complotti e misteriose organizzazioni a monte del fenomeno, e quando è accaduto i risultati non sono stati lusinghieri, esponendo gli audaci autori a notevoli figuracce.

Poche ore ed ecco che il tema delle FakeNews torna d’attualità, con Fox News che annuncia uno scoop: Beverly Young Nelson, che ha denunciato molestie sessuali da parte del candidato al Senato Roy Moore, ha ammesso d’aver falsificato una delle prove della loro frequentazione quando era minorenne. In realtà la poveretta aveva solo detto d’aver scritto lei la data sotto la firma dell’uomo, vergata sul suo annuario scolastico. Gelo tra i repubblicani che per qualche ora avevano festeggiato la buona notizia, che sembrava minare lo scandalo a pochi giorni dal voto.

Ancora poche ore e tocca a CNN capitolare, il Washington Post ha rivelato che il presunto scoop, con il quale il network denunciò collusioni tra Wikileaks e uomini della campagna per l’elezione di Trump (nel caso, suo figlio), non era tale. Le date delle mail citate da CNN erano sbagliate, le date corrette derubricano il tutto alla banale diffusione e condivisione di link a materiale già pubblicato dall’organizzazione diretta da Julian Assange. Ancora FakeNews, prodotte e servite in tavola non da misteriosi troll, ma dal top dell’industria mediatica senza differenza tra trumpisti e clintoniani.

Passa una notte e da noi appare un’intervista a un ex consigliere di Obama, che si apre con un’affermazione stentorea e definitiva da parte dell’autore:

Mosca ha interferito con il referendum costituzionale italiano del 2016, sta interferendo con la campagna per le prossime elezioni, e gli Usa hanno le prove.

In merito alle prove Carpenter dice che:

noi sappiamo, e abbiamo un sacco di prove, che la Russia sta sostenendo la Lega Nord e Cinque Stelle. Non si tratta solo di appoggio online, ma anche politico. Intendo per esempio l’accordo che la Lega ha concluso a marzo per cooperare con il partito di governo Russia Unita, cioè quello di Putin. Abbiamo visto molte cose simili, tipo l’Associazione culturale lombardo russa. Sono link profondi. Non solo digitali, ma anche politici».

Prove che consistono di fatto nella conoscenza dei rapporti alla luce del sole tra la Lega e Putin, che però è anche molto amico di Berlusconi, ma a questo giro i saldissimi legami tra i due sembrano diventati irrilevanti. Sembra proprio che queste relazioni diventino una pistola fumante a seconda di chi devono colpire e che «l’appoggio politico» tra leader di paesi diversi diventi un reato se coinvolge attori sgraditi. Sgraditi a Washington, che non si sogna mai di mettere all’indice i rapporti con i leader dei peggiori regimi, che per prima coltiva con solerzia. Bisogna inoltre considerare che se qualcuno volesse accusare altri d’essere pagati da Washington, avrebbe pochissime difficoltà a individuare direttori e corsivisti che in qualche modo hanno ricevuto denaro, premi o gratificazioni dagli Stati Uniti e molto spesso da istituzioni o associazioni che non fanno mistero d’essere strumenti della politica americana o di una delle sue lobby. Gli stessi pentastellati sono stati ricevuti in pompa e ufficialmente dal governo americano e Salvini ha cercato di farsi notare andando di persona a omaggiare Trump, senza che nessuno li dicesse venduti agli americani. Per il resto, sui – profondi link digitali –  il consigliere di Obama dice prima che:

Non so se è il risultato di una collaborazione diretta con Mosca, o di narrative parallele, ma chiaramente ci sono gruppi italiani che promuovono i messaggi del Cremlino».

… e poi conclude con un disarmante:

Non ho prove specifiche di finanziamenti russi ai partiti politici italiani, ma vi incoraggio a investigare e seguire i soldi, perché è assai possibile che stia accadendo.

«Non so» e «non ho le prove» riporta La Stampa a margine di un pezzo che si apre affermando che ci sono le prove, «lo affermano diverse fonti» scriveva CNN, «ha ammesso d’aver falsificato una prova» ha scritto Fox News. Queste sono FakeNews o quel che una volta si chiamava propaganda politica a base di falsi e insinuazioni tendenziose. Ne sono pieni i media mainstream di tutto il mondo da sempre e non sono certo un’arma alle quali ricorrano soltanto i cattivi del momento, gli Stati Uniti ingeriscono notoriamente e pesantemente nella politica di moltissimi paesi e nessuno grida al reato o chiede sommissioni d’inchiesta, in Italia non l’han chiesta nemmeno quando si è scoperto che gli americani spiano ogni sospiro di governi, partiti e grandi imprese italiane. Niente di commendevole, non è bello prendere soldi da Washington come non è bello prenderli da Mosca, non è bello vendersi a Obama e/0 a Trump come non è bello vendersi a Putin, ma è perfettamente legittimo che i politici italiani coltivino rapporti con quelli di altri paesi e che lo facciano con quelli con i quali si sentono in sintonia, toccherà agli elettori decidere se questo sia bene o male, ma non è materia di sindacato penale e nemmeno sono rapporti sufficienti per gridare al tradimento.

I falsi hanno sempre fatto parte del gioco della politica e diventano rilevanti quando sono assunti e rilanciati dal mainstream, dai giornali e dalle televisioni che si spartiscono l’audience più rilevante per la formazione del consenso. Per anni in Italia la propaganda berlusconiana ha dettato l’agenda politica grazie all’uso tempestivo e coordinato di falsi che andavano ad alimentare le campagne ritenute utili al momento, un’attività molto più impattante dell’opera di qualsiasi sciame di bot russi che si offra come camera di risonanza ai pentastellati o ai leghisti. Per questo lo sforzo di evocare l’attività online dei russi come addirittura decisiva per la sorte dell’ultimo referendum è ormai scaduto nel patetico e nell’evocare ilarità in quanti non aderiscano, per onor di parte, a questo genere d’evidente iniziativa di propaganda.

 

 

 

 

 

Fonte: Mazzetta – https://mazzetta.wordpress.com/2017/12/09/notizie-false-il-mainstream-batte-putin-e-i-troll/

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