L’ultima volta
uccelli che scappano da una gabbia aperta

di Pasquale Antonio Acconciaioco/Sono le nove meno cinque. L’assistente ci invita a rientrare nelle nostre celle. In questo frangente di tempo in Sezione, dove attualmente risiedo, ci salutiamo, mentre gli amici si augurano la buonanotte. Saluto lo “Zio”, come ogni santo giorno, e, mentre gli stringo la mano, sento i battiti del mio cuore che aumentano e i miei occhi che brillano. Questa volta, l’ultima volta, l’emozione mi tradisce: c’è un luccichio nei mei occhi che ha il sapore delle lacrime.

Alle venti e cinque il blindo si chiude. L’assistente gira per tre volte la chiave. Quel rumore non mi dà fastidio, ormai ci sono abituato. Anzi, stasera mi è sembrato più dolce del solito: l’ultima e unica volta che l’ho quasi amato. Da questo momento sono chiuso, intorno a me c’è il vuoto. Vorrei mangiare qualcosa, ma non ci riesco. Vorrei parlare con il mio compagno, ma non lo faccio. Anzi, lo lascio parlare, anche se la mia mente non lo ascolta.  Anche la TV mi sembra un oggetto sospeso in aria, sul blindo: la guardo, ma non la ascolto, non ho tempo. L’ultima volta che la guardo e l’unica volta che non capisco a cosa serva. Stanotte, per l’ultima volta, vorrei dormire, ma il sonno non mi aiuta. Vorrei farmi l’ultimo caffè prima di andare a letto, anche se immagino che a qualcuno sembrerà strano bere un caffè prima di dormire. Ma qui, in galera, è tutto strano, persino piangere nel salutare l’ultima volta gli amici per partire in una nuova avventura, sicuramente più bella di quella che sto lasciando.

Improvvisamente la mente si svuota e riesco a malapena a dormire, mi sveglia il lavorante di sezione che porta il latte, mi chiama e io mi alzo per fare la colazione per l’ultima volta. Sono già le otto e mezza e l’assistente si presenta davanti alla mia cella per aprirla. Da questo momento in poi, il desidero di lei si fa sempre più forte. Chissà come mi troverà, di sicuro lei è rimasta sempre bella, anzi ancora di più, e lì che mi aspetta. Io sarò invecchiato di qualche anno, avrò qualche ruga in più e sicuramente un sacco di problemi da risolvere, ma tutto sommato non vedo l’ora di risolverli.

Giro per la sezione e rivedo per l’ultima volta gli occhi dei miei amici di sventura, anche loro hanno uno strano sorriso stampato sul viso, sanno che è l’ultima volta che scherziamo mentre ci prendiamo un caffè. In questo momento nessuno di noi riesce a manifestare tutto l’entusiasmo che ha, perché per gli altri oggi è un giorno come tanti altri. In attesa che l’assistente mi chiami, per caso vedo una domandina e mi chiedo “Perché non farne una, per l’ultima volta!”. Mi siedo e con cura scrivo: “chiedo alla Signoria vostra di poter avere una bambola gonfiabile per esigenze personali. Ringrazio anticipatamente. Pasquale”. Magari qualcuno, il giorno dopo, la leggerà e si farà quattro risate.

È arrivato il momento, l’assistente ha pronunciato per l’ultima volta il mio cognome. Sono le undici. Saluto per primo lo Zio, poi tutti gli amici e così pian piano mi avvio verso la matricola. Mi tocca rivedere per l’ultima volta la cella in cui mi misero il primo giorno dell’arresto. Mi rinchiudono ancor lì e mi tocca aspettare circa un’ora. Quest’ultima attesa, però, è speciale: finalmente sto per varcare l’ultimo cancello, sto per rivedere lei, il mio unico e grande amore. È già mezzogiorno. Hanno chiuso il mio conto corrente, mi danno i miei soldi e tutti gli effetti personali, un saluto veloce e poi via all’uscita. Finalmente si apre l’ultimo cancello, lei è sempre più bella, mi abbraccia e mi sussurra di avermi aspettato a lungo e io, con le braccia aperte, prometto alla libertà, per l’ultima volta, di non lasciarla più.

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Fonte: Bandieragialla.it – http://www.bandieragialla.it/content/l%E2%80%99ultima-volta

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