Ogni città ha il suo recinto?
recinto di legno e prato verde

di Daniele Villa Ruscelloni/Alle porte di Bologna, in un quadrilatero periferico, sorge un recinto, chiamato castigo, un luogo nel quale vengono confinate le persone colpevoli di aver sbagliato. In questo ampio recinto c’è tuttavia tanto movimento di persone esterne, che in questo castigo lavorano quotidianamente o semplicemente portano conforto ai loro abitanti temporanei, mettendo a disposizione degli “ultimi” che ne sono interessati il loro tempo e le loro conoscenze. Seppur l’apparenza tetra del luogo non stimola a dovere coloro che vi entrano e ci vivono, c’è da riconoscere che il recinto è dotato di innumerevoli servizi a chilometro zero per l’utente costretto a viverci.

Per servizi si intende un complesso sanitario, anche specialistico, con varie figure mediche specializzate, per accedere al quale basta fare appena una rampa di scale, stesso sforzo che occorre per i prelievi ematici, a differenza di ciò che accade fuori dal recinto, dove occorre andare in ambulatori ore prima e con paziente incolonnamento per effettuare visite e prelievi e quant’altro.
Altri servizi a chilometro e costo zero sono tutte le scuole primarie, fino ad arrivare ad un polo universitario, ed ancora corsi professionali di vario indirizzo (cucina, lavanderia, edilizia, meccanica, ecc.) sempre a costo zero e in molte occasioni anche retribuito.

Ci sono inoltre iniziative culturali, quali il coro di musica classica, che riscuote apprezzamenti, un festival cinematografico intramurario che ha visto la partecipazione di registi eccellenti, una biblioteca interna, in collaborazione con una esterna, che invia a domicilio le ultime novità letterarie richieste.
Non mancano, proseguendo, neppure le attività sportive: è nota la squadra di rugby “Giallo Dozza” iscritta al campionato di serie C2, con il privilegio di giocare sempre in casa e mai in trasferta; c’è un corso di yoga settimanale, in cui un professore insegna a titolo gratuito questa disciplina e c’è ovviamente il calcio giocato tra compagni, che si sfidano in piccoli tornei o partite “amichevoli”.

Sono presenti infine altri tipi di iniziative, come la meditazione, un corso di ceramica, i gruppi Vangelo e il giornalismo, data la presenza di una redazione interna all’istituto. (con la quale oggi scrivo proprio questo articolo.)
In questo recinto periferico, chiamato dai più galera o carcere, ci sono quindi tanta vitalità e forme di socializzazione, promosse da persone esterne, che si affiancano a lavoratori che dall’esterno portano servizi agli utenti, consentendo loro di imparare qualcosa per il loro futuro.

L’invito per la cittadinanza è di non vedere questo recinto grigio come un tabù, ma come una risorsa su cui investire per avere una società migliore, attraverso il reinserimento della persona detenuta, seguendo l’esempio di chi nel recinto, quotidianamente, semina buona volontà e operosità, senza dimenticare che questo è innanzitutto un luogo di sofferenza, nel quale le persone sono relegate in spazi angusti, piccoli e sovraffollati, dove si è distaccati dalla società perché colpevoli di aver sbagliato, e questa condizione fa molto male.
Per questi motivi tutte le attività sono ben accette, perché rappresentano uno strumento per impiegare il tempo in modo costruttivo e per stimolare la riflessione personale, con la speranza di riuscire a trarre insegnamenti positivi dalla sofferenza che impone questo castigo periferico.

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Fonte: Bandieragialla.it – http://www.bandieragialla.it/content/ogni-citt%C3%A0-ha-il-suo-recinto

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