© Riccardo Mannelli

Mentre la campagna elettorale in Italia si concentra su temi nazional-populisti, anti-migranti e xenofobici invece di parlare dei problemi reali del Paese (debito pubblico, produttività insufficiente del settore industriale, invecchiamento della popolazione e problemi di sostegno del sistema di welfare, investimenti in ricerca insufficienti, disoccupazione giovanile, mafia e malversazioni, efficienza dell’amministrazione pubblica, ecc.) nei paesi nordici infuria un dibattito democratico, legato alla libertà di espressione. Vale a dire: è pertinente discutere con i cittadini di estrema destra e contrastare la loro retorica in dibattiti democratici e ben informati, invece di demonizzarli e vietare i loro media? Un dibattito sano che dovrebbe essere fatto in ogni paese democratico. Il dibattito televisivo durante la campagna presidenziale francese, tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen, ha dimostrato che un tale confronto può essere il migliore modo per combattere idee e argomenti puzzolenti.

Questo dibattito è il tema di un libro svedese, di cui vorremmo avere la traduzione:
“Ska Mantala med Nazister” (“Si deve parlare con i nazisti?”)
Il dibattito attorno alla fiera del libro e “Nya Tider”
Di Mikael Löfgren (a cura di), Nätverkstan Editori, 2018

Questo libro, in svedese, analizza la controversa sulla partecipazione della rivista di destra Nya Tider (Nuovi tempi) alla Fiera del Libro di Göteborg nel 2017. In un contributo dal titolo “Tre riviste, tre fiere del libro, due culture”, Carl Henrik Fredriksson, membro del consiglio scientifico del centro LIBREXPRESSION confronta il dibattito Svedese con quello su temi simili in Germania. Mentre la partecipazione di riviste di destra alle due grandi fiere del libro in Germania – a Lipsia e Francoforte – ha portato ad alcune proteste, le richieste di censura e di esclusione non hanno ricevuto lo stesso ampio sostegno che in Svezia. Tuttavia, conclude Fredriksson, gli elementi controversi della libertà di espressione non diventeranno meno difficili da gestire in futuro, né in Svezia, né in Germania, né altrove in Europa. La libertà di espressione è un “bene superiore” e non dovrebbe sorprendere che ci sia un prezzo da pagare per questo.

I fatti: la Bookfair svedese del 2017 a Göteborg

Sweden-bookfair 2016 – ministro della cultura e della democrazia Alice Bah Kuhnke – Foto © Fredrik Sandberg

Il tema della Fiera del libro svedese, che si è svolta dal 28 settembre al 1 ottobre 2017 a Göteborg, era la “libertà di espressione” per il 250 ° anniversario della legge svedese sulla libertà della stampa. Questa fiera del libro è la più grande della Scandinavia, con oltre 100.000 visitatori.
Nel 2016, come nel 2017, il Nya Tider (un giornale estremista di destra con 7.000 abbonati) ha chiesto di partecipare alla fiera. Dopo un intense dibattito non lui è stato concesso di partecipare nel 2016, ma è stato accettato nel 2017, poiché il tema di quell’anno era appunto la celebrazione del 250 ° anniversario della legge svedese sulla libertà di espressione.
Il 21 aprile 2017, oltre 200 autori svedesi hanno firmato un articolo sul giornale «Dagens Nyheter» nel quale annunciavano che avrebbero boicottato la fiera del libro se fosse stata presente il Nya Tider. Inoltre, 12 istituti nazionali di cultura europei – tra cui quelli della Germania, Francia, Romania, Spagna e Portogallo – hanno inviato agli organizzatori una e-mail per esprimere la loro preoccupazione per la presenza di Nya Tider e sollecitare gli organizzatori di vietare la sua partecipazione, nonostante il fatto che questo giornale abbia ricevuto, come gli altri giornali, sussidi statali dal 2012.
Laurent Clavel, capo dell’Istituto francese in Svezia, ha commentato: “Lo scopo dell’email, per me, era chiedere dove tracciare la linea tra la libertà di parola e l’odio su una piattaforma libera“. Gli organizzatori della fiera, tuttavia, si sono rifiutati di escludere il giornale dichiarando: “Crediamo che un dialogo aperto sia il modo migliore per battere le forze che promuovono intolleranza, razzismo e xenofobia“. E Maria Kaällsson (la direttrice della fiera) ha aggiunto: “La fiera del libro è un’arena aperta per la libera associazione e la libertà di espressione, e non proibisce le opinioni. Questo principio ha un prezzo: persino le opinioni detestabili possono apparire in una fiera del libro”.

La legge svedese sulla libertà di stampa (dicembre 1766)

La legge svedese è la prima norma al mondo a proteggere la libertà di stampa e l’accesso alle informazioni. Fu adottata dal Parlamento svedese nel dicembre 1766. Al momento della sua adozione rivoluzionò la società garantendo il libero flusso di informazioni, opinioni e idee, senza censura. Il dibattito e le audaci decisioni del 1766 hanno, in larga misura, modellato il modo in cui pensiamo oggi la trasparenza, la responsabilità e l’apertura.

Legge svedese del 1766

Intervista a Carl Henrik Fredrikssen e Thierry Vissol sulla Fiera del Libro di Gothenborg
e libertà di espressione

RAI Radio 3 (20 settembre 2017 – l’intervista inizia dopo 11 minuti e 30 secondi) intervista di Nello Del Gatto e Marina Lalovic.

Entrambi gli intervistati concordano sul fatto che la libertà di espressione non può essere limitata a ciò che può essere considerato come «politicamente corretto». Finché gli argomenti sviluppati non violano i Diritti Umani riconosciuti a livello internazionale, i media che li riferiscono sono legalmente riconosciuti, la libertà di espressione deve includere anche informazioni o idee “quelle che offendono, sconvolgono o inquietano lo stato o qualsiasi settore della popolazione” (Veda la sentenza Handyside del 1976 della CEDU, conformemente all’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo). L’educazione e i dibattiti informati sono l’unico modo democratico e civile per affrontare quelle idee puzzolente. Ciò richiede coraggio da parte di politici, educatori e media per contrastare argomentazioni sbagliate, statistiche false e menzogne, ​​usate troppo spesso dai nazional-populisti. Implica anche l’attuazione di politiche economiche e sociali al fine di evitare l’abbandono di una parte della popolazione e delle politiche di integrazione pertinenti, e di inclusione di popolazioni sia indigene che immigrate.

http://www.raiplayradio.it/audio/2017/09/La-Svezia-spaccata-sulla-liberta-despressione-bfef8002-9490-48d6-a616-df9d7dd3f1f3.html

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Fonte: Librexpression.eu – https://www.libex.eu/2018/02/12/dobbiamo-dibattere-con-i-nazional-populisti-2/

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