Immigrazione: la guida al voto sul diritto alla cittadinanza (e non solo)
Gianni Dominici (CC BY-ND 2.0)

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Nel particolare clima in cui l’Italia si trova ora, a poche settimane dalle elezioni e alla luce della tentata strage accaduta a Macerata del 3 febbraio, parlare di immigrazione ha ancora più importanza. Tra i temi più ricorrenti nel dibattito pubblico, l’immigrazione rappresenta un fenomeno complesso che rischia però di essere ridotto solo a pochi dei suoi tanti e diversi aspetti.
Se per immigrazione si intende parlare degli spostamenti umani, permanenti e/o temporanei, da un paese ad un’altro, questo non implica che tutti gli spostamenti siano identici nella loro modalità o che presentino gli stessi aspetti, bisogni e sfide in materia di diritti e libertà civili. Non tutte le persone che di fatto si spostano da un paese ad un’altro hanno dunque le stesse tutele legali, né gli stessi bisogni, quando arrivano e soggiornano legalmente o illegalmente sul territorio italiano.
Ed è proprio questa complessità che viene spesso negata, facendo finire in un unico calderone tutti i temi che possono rientrare sotto questo ampio cappello. Un esempio concreto è il dibattito a cui si è assistito – e nel quale sono stati tirati in ballo argomenti che con questo non c’entravano nulla – sulla proposta di legge di riforma della cittadinanza per i figli di stranieri nati in Italia o che sono nel nostro paese da lunghi anni.
Di cittadinanza vogliamo quindi tornare a parlare in questa nostra seconda guida al voto (la prima, quella sulla cannabis la potete trovare qui), per fare un po’ di ordine sulla faccenda e per riportare gli impegni dei partiti per la prossima legislatura sulla questione specifica (ma anche su altri aspetti delle politiche migratorie), così da poter leggere in anticipo cosa potrebbe accadere dopo il 4 marzo su questo tema.

Che cos’è lo ius soli?

Il diritto alla cittadinanza fa parte dei diritti e libertà civili e costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo insieme a quello sulla nazionalità In Italia il diritto alla cittadinanza è codificato attraverso la legge n°91 del 5 febbraio 1992  secondo la quale questa viene trasmessa ed acquisita attraverso almeno uno dei genitori – ovvero per via di sangue – lo jure sanguinis. In pratica questo implica che persone nate in italia da genitori non italiani, o arrivate in italia da minorenni, avranno la possibilità di ottenere la cittadinanza italiana solo quando compiranno la maggiore età e solo se sono in linea con certi specifici requisiti.
Dunque un ragazzo o una ragazza nati in Italia da genitori non italiani, a differenza dai suoi compagni di banco, potrà avere la possibilità di “divenire” cittadino a pieno titolo solo a patto che abbia risieduto legalmente ed ininterrottamente nel paese fino al suo diciottesimo compleanno, avendo un anno di tempo per presentare la sua istanza. Per quanto riguarda invece le persone nate fuori dall’Italia e arrivate prima della maggior età, loro potranno fare richiesta della cittadinanza quando saranno in grado di dimostrare di aver risieduto in Italia legalmente, ed ininterrottamente, da almeno dieci anni nel momento in cui presentano la domanda.

Una riforma sospesa – cosa è successo durante la XVII legislazione?

Non è la prima volta che affrontiamo la questione della riforma sulla cittadinanza. Lo abbiamo già fatto pochi mesi fa, offrendo un quadro della proposta di legge di riforma che, alla fine, è rimasta incompiuta nella XVII legislatura.
Questa riforma chiedeva in primis di riconoscere il diritto alla cittadinanza per il semplice fatto di essere nati sul territorio italiano, lo Ius soli. In secondo luogo, conteneva anche un’altra via per il riconoscimento della cittadinanza italiana, lo Ius culturae, tramite il quale anche le persone arrivate in Italia prima di aver compiuto dodici anni avrebbero potuto ottenere la cittadinanza con il raggiungimento della maggiore età e in seguito ad un percorso scolastico o di formazione professionale svolto sul territorio italiano.
Le persone nate in Italia o arrivate da minorenni che oggi non hanno la cittadinanza italiana sono circa 1 milione e di questi 800 mila sono tutt’oggi minorenni.
La richiesta era arrivata all’attenzione del Parlamento grazie all’iniziativa di “l’Italia sono anch’io” – una rete di più di venti organizzazioni non governative e sindacati nata nel 2011 per portare avanti una serie di cambiamenti riguardanti l’immigrazione e la partecipazione civile e democratica, fra cui questa proposta di riforma sulla cittadinanza.
Nonostate l’approvazione delle due proposte, lo Ius soli “temperato” e lo Ius culturae, dalla Camera dei Deputati già nell’ottobre 2015 la discussione per un’approvazione definita di questa riforma è stata rinviata e rimandate diverse volte, al punto di poter essere rimessa in disucssione nuovamente solo con una nuova legislatura. E dunque, cosa ne pensano i partiti di questo tema (e di altri che riguardano l’immigrazione)?

14188602504_01c8335b27_o-minFoto via PiuCulture (CC BY-NC 2.0)

Cosa dicono i partiti riguardo lo ius soli, ius culturae e l’immigrazione?

Centro-destra: lo Ius soli non compare nel piano della coalizione composta da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia. Invece il quinto punto del programma elettorale intitolato ‘più sicurezza per tutti’ tratta alcuni aspetti dell’immigrazione, associando questo fenomeno alla “lotta al terrorismo” e al bisogno di una “ripresa del controllo dei confini”. Di conseguenza la coalizione suggerisce di bloccare gli sbarchi, effettuando dei “respingimenti assistiti” tramite l’istituzione di accordi con i paesi d’origine dei “migranti economici”, assieme ad un rimpatrio dei clandestini  superando quella che definiscono l’anomalia italiana, nella quale la “sedicente protezione umanitaria” viene concessa indiscriminatamente. È importante sottolineare che sia i respingimenti collettivi e le espulsioni collettive, che gli accordi con la Libia, sono stati criticati non soltanto dal rapporteur sull’Italia del Comitato delle Nazioni Unite Contro la Tortura (come abbiamo già riportato qui ), ma anche dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo con una sentenza nella quale si stabiliva che le esplusioni e i respingimenti di carattere collettivo violano gli obblighi legali stabiliti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Infine, il sesto punto del programma chiede di creare degli accordi bilaterali anche per quanto riguarda gli stranieri nelle carceri italiane, in modo tale che la loro detenzione si materializzi nei loro paesi di origine.

  • Forza Italia: il partito si è espresso varie volte riguardo la questione dello Ius soli. Vincenzo Gibiino, uno dei rappresentanti del Gruppo Parlamentare al Senato, ha dichiarato che la proposta “toglie l’italianità agli italiani” e mina “le nostre tradizioni […] mettendo a rischio il nostro futuro” Anche Maurizio Gasparri si è espresso al riguardo, sostenendo che bisogna invece restringere di più la legge attuale “per introdurre norme che revochino la cittadinanza italiana a chi non se lo merita […] la cittadinanza non si regala, si conquista”. Sugli altri temi Forza Italia propone degli accordi con la Libia per bloccare le imbarcazioni.
  • Lega: lo Ius soli non è menzionato se non per via traverse, laddove viene ribadito il bisogno, non solo di mantenere la legge attutale sulla cittadinanza, ma aggiungere al processo di naturalizzazione le seguenti condizioni: esame di italiano e di cultura e tradizioni italiane per poter valutare la probabilità di “integrazione complessiva”, ma anche aggiungere “la revoca della cittadinanza italiana per soggetti responsabili di terrorismo islamico o apologia del terrorismo islamico”. Nelle sue intenzioni il partito si vuole opporre al regime di Schengen, e al regolamento di Dublino, dichiarando la sua volontà di tornare alla propria autonomia nella difesa del territorio nazionale. Infine, fra le altre tematiche legate all’immigrazione, la Lega richiede l’espulsione degli stranieri detenuti nelle carceri, l’inserimento della polizia giudiziaria al momento dello sbarco per contrastare l’immigrazione clandestina e cancellare le commissioni territoriali impegnate nella procedura di riconoscimento e revoca dello status di rifugiato.
  • Fratelli d’Italia: nel documento ‘il movimento dei patrioti in 15 priorità’, il quarto punto fa riferimento all’opposizione del partito ad “ogni forma di automatismo nell’ottenimento della cittadinanza”. Come fa anche la Lega, si evidenzia anche un nesso fra immigrazione e Islam e, il quinto punto del programma, richiede la “tutela della nostra identità dal processo di islamizzazione”, proponendo di limitare il numero di alunni stranieri per classe. Infine Fratelli d’Italia sottolinea la centralità dei bisogni degli italiani prima creando, in seconda battuta, quote regolari di immigrazione “solo per nazionalità che hanno dimostrato di integrarsi e che non creano problemi di sicurezza” assieme a dei programmi di investimenti in Africa, mirati a limitare la “spinta all’emigrazione”.

Centro-sinistra:

  • Partito Democratico: la voce “Più cultura. Scuola e università al centro” comprende anche la questione dello Ius soli dove il partito ribadisce il loro supporto alla battaglia per l’approvazione della riforma sulla cittadinanza, sia per i figli nati da genitori stranieri con regolare permesso di soggiorno in Italia, che a coloro che sono arrivati prima del compimento del dodicesimo anno di età, a patto che abbiano svolto un ciclo di formazione scolastica o professionale in Italia. Per altri aspetti legati all’immigrazione, il PD afferma il ruolo importante dell’Europa e dell’Italia in un “dialogo con i governi al di là del Mediterraneo” che si basi sul rispetto dei diritti umani e sui valori democratici. In più l’accoglienza dovrebbe mantenere il suo ruolo cardinale, ma senza ignorare i limiti nella “capacità di integrazione”. In questo senso è richiesta anche la revisione del Regolamento di Dublino e il superamento della legge Bossi-Fini. Nella sezione ‘Più Europea. E più politica in Europa’ il partito fa appello all’Europa nell’accogliere i rifugiati politici, creando quote europee annuali di suddivisione dei migranti economici.
  • +Europa: nella sezione dedicata ai ‘diritti civili e libertà individuali’ viene espressa una posizione ferma sulla questione dello Ius culturae, come una riforma della legge sulla cittadinanza di cui il partito si farà promotore. +Europa ribadisce che la libertà di movimento, anche delle persone, “sia il principale motore di sviluppo sociale e culturale, oltre che economico”. Dunque vorrebbe cambiare radicalmente i nodi legali che impediscono l’integrazione degli stranieri in italia: superare la legge Bossi-Fini, creare un’immigrazione legale e regolarizzata in varie modi (permessi di ingresso per lavoro, ricerca di occupazione e sponsor), risolvere la condizione di illegalità di fatto di coloro che si trovano sul territorio, come può succedere tra l’altro anche ai richiedenti d’asilo la cui domanda di protezione viene rigettata. In materia di accoglienza +Europa propone un miglioramento del modello SPRAR, con monitoraggio della sua qualità e con un focus particolare sulla questione dell’impiego. La questione dell’Europa nel framework dell’immigrazione appare anche qui, dove il partito sottolinea il bisogno di “introdurre canali legali e sicuri di ingresso per lavoro anche non qualificato”, programmi di reinsediamento e corridoi umanitari per i richiedenti asilo e, infine, la modifica del Regolamento di Dublino, guardando in primis “le esigenze familiari o umanitarie del richiedente asilo, nell’ambito di un sistema equo di redistribuzione”.

Movimento 5 stelle: lo Ius soli è del tutto assente dal programma politico del Movimento, e non compare nemmeno nella sezione dedicata alla questione dell’immigrazione. In varie occasioni Di Maio ha rilasciato dichiarazioni sul tema, sostenendo che lo Ius soli non è una priorità del Movimento, quanto lo è invece il sostegno al reddito degli italiani, e che la proposta avanzata nell’ultima legislatura fosse “invotabile”. Il candidato Premier dei 5 Stelle ha insistito sul fatto che la questione dovrebbe essere discussa a livello europeo, creando “un pacchetto su quelli che sono il diritto di asilo e il diritto di cittadinanza in modo tale che l’Italia non si trovi da sola sul fenomeno immigrazione, e non si trovi da sola nel dover individuare delle leggi per garantire e concedere la cittadinanza dei cittadini”. Per quanto riguarda l’immigrazione in generale, il programma politico del Movimento fa riferimento a quattro punti centrali: le vie legali di accesso, il ricollocamento dei richiedenti asilo, le commissioni territoriali, e la cooperazione internazionale.

Liberi e Uguali: nella parte ‘l’uguaglianza nei diritti’ appare la questione della riforma della legge sulla cittadinanza come “un riconoscimento doveroso che si deve a chi nei fatti è già italiano”. Nel senso più ampio il partito ha dichiarato che l’accoglienza e l’integrazione sono parti del concetto di diritti civili e di diritti sociali. Per quanto riguarda gli accordi con i paesi d’origine di tanti immigrati, Liberi e Uguali è in disaccordo completo con la sottoscrizione di tali intese con quei paesi nei quali i diritti umani non sono garantiti. In più nel programma è presenta anche la questione dell’abolizione della legge Bossi-Fini, accompagnata dal bisogno di sviluppare un sistema di asilo europeo che comprende anche “canali umanitari e missioni di salvataggio”. Infine, secondo il partito di sinistra, il sistema di accoglienza andrebbe migliorato sulla base del modello Sprar.

Potere al Popolo: da parte di questa forza politica arriva un sostengo completo alla proposta dello Ius soli e una decisa condanna verso chi collega il tema delle migrazioni con quelle del disagio sociale, nonché delle tendenze xenofobe e razziste. Il partito vorrebbe vedere lo Ius soli approvato per poter garantire la cittadinanza a coloro che sono nati o cresciuti in Italia, allargando anche “il diritto di voto a partire dalle elezioni amministrative per chi risiede stabilmente nel nostro paese”. In generale, il partito si oppone ad ogni tipo di accordi bilaterali che danno il via libera a espulsioni e respingimenti forzati, insistendo sulla necessità di creare un canale legale e protetto per accedere all’Europa. Inoltre nel programma si specifica come vadano abolite le leggi Minniti-Orlando, Bossi-Fini e il Regolamento di Dublino III, migliorando il sistema di accoglienza.

Casapound: nella sezione ‘immigrazione e “prima gli italiani” del programma politico, Casapound si oppone allo Ius soli allo scopo di evitare “qualsiasi automatismo nell’acquisizione della cittadinanza”. In più il partito suggerisce di revocare la cittadinanza in seguito ad alcuni reati gravi, non soltanto alla persona colpevole ma anche ai “suoi discendenti fino alla seconda generazione” (in un’intervista Simone Di Stefano ha aggiunto anche le terze generazioni). In generale, Casapound vuole bloccare l’arrivo di migranti attraverso degli interventi in Libia. Per quanto riguarda l’immigrazione regolare un accesso potrebbe essere dato solo a chi possiede una casa e un lavoro a contratto regolare. Di nuovo appare la questione degli stranieri nelle carceri, con posizioni simili a quelle degli altri partiti dell’area di centro-destra Anche Casapound vorrebbe rimandare i detenuti non italiani a scontare la pena nei paesi di origine. “L’immigrazione è un problema” ha dichiarato Di Stefano in un’intervista rilasciata dopo i fatti accaduti a Macerata. Secondo il leader del partito non sono “le parole ad armare la mano delle persone ‘folli’”, quello che “scatena la furia omicida delle persone è la situazione che si vede nelle strade, non i toni della politica […]”.

Ronit Matar, specializzata in diritti umani e diritto umanitario all’Università di Essex, si interessa in particolare di questioni di intersezionalità ed autodeterminazione agendo sul piano della ricerca, scrittura ed educazione.  

Fonte: Cild.eu – https://cild.eu/blog/2018/02/13/immigrazione-la-guida-al-voto/

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