Staco, l’ong libica che lavora con gli italiani

Si chiama Staco, ed è l’organizzazione non governativa più potente di tutta la Libia. Ma soprattutto, è rispettata da tutti, proprio tutti: i due governi autoproclamati oggi in carica (quello di Tripoli con a capo Serraj, quello di Tobruk, Cirenaica, del generale Haftar), le gente comune e persino le milizie armate che stanno destabilizzando il Paese dal 2011 in poi, ovvero dalla morte dell’ex dittatore Gheddafi e del fallimento della successiva Primavera araba libica. “E’ molto difficile riuscire a lavorare bene, con le tante milizie e gli intrecci con gli interessi economici degli altri Stati africani e di quelli internazionali sulla Libia. Ma ci stiamo riuscendo”, spiega Salem Ramadan, presidente e cofondatore dell’ong, nata nel 2011 proprio all’indomani della morte del raìs. Ramadan è venuto in Italia nei giorni scorsi per una serie di incontri con la società civile italiana ed è a Genova, all’interno di un convegno promosso dall’ong italiana Helpcode (che fino a poco tempo fa si chiama Ccs-Centro cooperazione sviluppo), che Vita.it l’ha potuto incontrare.

“La Libia è una nazione in forte crisi umanitaria, però ha oggi necessità che le esperienze virtuose della società civile vengano sostenute e che non si faccia di tutta l’erba un fascio: il video della Cnn che mostra la compravendita di persone come ai tempi della schiavitù è un aspetto fortunatamente non esclusivo di quello che accade”, sottolinea Ramadan a più riprese. Il presidente di Staco, ingegnere, ha 30 anni, e questa è l’età media dei 70 dipendenti dell’ong, più della metà uomini ma con una discreta componente femminile inaspettata data la situazione libica. I progetti sono estesi in tutto il Paese e riguardano tutti i settori, dalla prima emergenza alla sanità, dal supporto locale al monitoraggio dei diritti umani. Staco implementa i progetti di quasi tutte le agenzie governative e non governative presenti in Libia: “collaboriamo con Unhcr, (Alto commissariato Onu per i rifugiati), Oim (Organizzazione internazionale delle migrazioni), Wfp (o Pam, Programma alimentare mondiale), ma anche ong come Unicef ed Helpcode, appunto”, elenca Ramadan. L’incontro con Helpcode è avvenuto a inizio 2017, quando l’ong italiana ha trovato in Staco un partner per lavorare nell’area del Fezzan, nel sud della Libia, “dove abbiamo avviato quattro Centri salute per garantire assistenza sanitaria”, spiega Valeria Fabbroni, program manager di Helpcode. “L’ong libica si è dimostrata un interlocutore valido per noi come per tutti gli altri enti che lavorano con loro in Libia”, aggiunge. Proprio nelle scorse ore alla tv nazionale libica è andato in onda un servizio su un momento di distribuzione di medicinale in uno dei centri di salute coinvolti nel progetto. Eccolo (in arabo).

“E’ per la sua solidità anche nei contesti più delicati che l’abbiamo scelta come partner per il progetto di prima emergenza che abbiamo aperto nei tre centri di detenzione per migranti nei dintorni di Tripoli individuati dal governo italiano nel proporre un bando per fare operare in quei contesti le ong italiane”, racconta Fabbroni. Helpcode, che come prima azione sta costruendo con Staco bagni dignitosi nelle tre strutture, è tra le sei organizzazioni non governative che hanno partecipato e vinto il bando promosso da Aics, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri. Un bando che aveva aperto una serrata discussione fra ong italiane sull’opportunità o meno di andare ad operare in uno dei contesti più difficili al mondo nella salvaguardia dei diritti umani, dato che l’Onu stima che siamo almeno 800mila le persone migranti attualmente detenute in Libia tra centri con un minimo controllo delle autorità e altre strutture completamente in mano a criminali e trafficanti di esseri umani.

Ma come riesce Staco a operare liberamente in Libia in questo contesto, attraversato da anni di focolai di guerre tra milizie con veri propri scontri armati per le strade? L’ultimo momento drammatico data infatti meno di dieci giorni fa, con battaglia armata nei pressi dell’aeroporto di Tripoli, rimasto chiuso per un paio di giorni. “Ci dobbiamo muovere con cautela, ma rimaniamo fermi nel denunciare l’efferatezza delle milizie e il livello eccessivo di corruzione in ambito governativo”, illustra il presidente Ramadan. “Anche perché i campi di detenzione devono essere evacuati e chiusi il prima possibile”. L’autorevolezza della più grande ong libica oggi attiva è frutto del carisma di una persona: lo sceicco Al Alzawi, che è rispettato a ogni livello, dal governo alla società civile ai vari clan del Paese. È tramite la sua figura e la sua influenza positiva – sempre dietro le quinte – che oggi Staco sta riuscendo a operare senza avere troppi ostacoli e ad estendersi dalla prima sede della città di Zawiya (la stessa da cui proviene lo sceicco) a tutto il Paese. “Siamo giovani e puntiamo alle cose concrete, ci lanciamo in un’iniziativa solo quando siamo sicuri di portarla a termine”. L’appello di Ramadan è per “ricevere più fiducia possibile dalla comunità internazionale: solo una società civile forte potrà cambiare la situazione attuale in Libia. Ma oggi molti governi, compreso purtroppo quello italiano, fanno accordi bilaterali con il nostro Paese privilegiando più la sicurezza che gli aspetti umanitari, quando invece andrebbero messi allo stesso livello”. Lasciata Genova, Salem Ramadan si è recato a Roma presso la sede della Comunità di Sant’Egidio, e qui mercoledì 14 febbraio 2018 ha firmato un primo accordo ufficiale di collaborazione tra Staco e la stessa Sant’Egidio, che nel frattempo era già riuscita a inviare medicinali per gli ospedali di Ubari e di Sebha, capitale proprio del Fezzan.

Foto di copertina: uno dei centri medici del progetto di Helpcode con Staco nella regione libica del Fezzan

Fonte: Vita.it – http://www.vita.it/it/article/2018/02/16/staco-long-libica-che-lavora-con-gli-italiani/145991/

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