A Taranto si muore anche di rassegnazione: appunti per un’alternativa

La politica muore quando si accettano i rapporti di forza che rendono alcuni “meno uguali” di altri, quando si regalano diritti e tutele in cambio dell’ipotetica protezione di feudatari siderurgici, quando ministri della Repubblica accettano come ineluttabile che oltre a “convivere con la mafia” come suggerito in passato si debba forzatamente convivere anche con la diossina, con la morte del Mar Piccolo e della sua mitilicoltura, con tumori più frequenti e cattivi che altrove, con una serie di sacrifici umani che ricorda da vicino quelli con cui antiche tribù primitive cercavano di placare la furia dei vulcani, senza capire che il problema non era il vulcano furioso, ma un cambio di prospettiva, un salto culturale, una rottura dei loro sistemi di credenze apparentemente ineluttabili.

La politica vive quando si ragiona sul possibile per distinguerlo dall’improbabile, scoprendo che avevamo sopravvalutato l’estensione dell’impossibile. Quando si mettono in campo alternative, competenze, e soluzioni creative. Quando si abbraccia con coraggio un nuovo modo di pensare che crea salute e lavoro passando per l’antiproibizionismo, quando si smette di dire che una soluzione è parziale e insufficiente per cominciare a elencarle tutte e chiedersi se una soluzione sistemica non possa essere un mosaico virtuoso di soluzioni parziali e insufficienti. Quando si sostituisce alla gestione meschina dell’esistente la visione di un “mondo nuovo”, un’idea di lungo periodo, una visione che magari è sfocata e si intravede solo in un orizzonte lontano, ma nel frattempo ci indica in quale punto dell’orizzonte possiamo muoverci per non rimanere fermi ad accettare l’ineluttabile.

Per questa ragione nella questione Ilva è triste vedere in un posto della politica che ama definirsi “sinistra” gente convinta che magari la mafia un giorno si potrà sconfiggere, ma l’Ilva no, quella dobbiamo tenercela per sempre, nei secoli dei secoli, perchè non è un “fatto umano”, come diceva Falcone della mafia, ma un mostro soprannaturale che trascende ogni possibilità di intervento umano. E si dimentica che ognuna di quelle ciminiere, ognuno di quei nastri trasportatori bucati, ognuna di quelle montagne di minerali che il vento porta dove vuole è stata costruita dall’intervento dell’uomo, da una forza storica e sociale che oggi si potrebbe applicare ad un cambio di rotta, proprio come a un certo punto si è smesso di costruire piramidi per creare un mondo nuovo.

Discutendo di lotta alla rassegnazione, alternative all’industria e possibilità di sviluppo economico eco-compatibile con ferventi teorici del pensiero unico industriale che non vede alternative economiche per una delle province italiane più ricche di storia, cultura e risorse naturali, mi sono trovato a mettere insieme dei dati, degli appunti per un possibile “Piano B” a partire dalle stime di vari organismi ufficiali sulle potenzialità di sviluppo di vari settori: da quello farmaceutico a quello turistico, da quello agroalimentare a quello della “green economy”.

Il risultato è un interessante mosaico di “soluzioni parziali e insufficienti” su cui però la politica per non morire potrebbe riflettere, discutere, decidere se vale la pena di investire o meno, visto che il potenziale occupazionale in questione alla fine risulta doppio (in teoria) di quello espresso dall’industria dell’acciaio altrettanto teoricamente, visto che non è stata fornita nessuna garanzia occupazionale sul lungo periodo, anche sul breve la spada del “licenziamento libero” incombe  su tutti i lavoratori licenziati e riassunti sotto il jobs act, e la contropartita richiesta è stata il sacrificio umano di 4000 lavoratori licenziati, di 200mila cittadini inquinati e delle leggi ambientali che valgono se io lascio rifiuti per strada, ma vengono sospese con decreti “ad aziendam” se Ilva lascia per anni montagne di minerali ferrosi a cielo aperto contro tutte le prescrizioni di legge.

Metto questi dati e le fonti che li accompagnano a disposizione di chiunque voglia ragionarci sopra, per tenere viva la politica e far morire la rassegnazione. Se da solo, senza competenze di amministrazione pubblica e con una mezza giornata di ricerche sono riuscito a documentare un potenziale di sviluppo pari a quasi 20000 posti di lavoro, cosa dovremmo e potremmo aspettarci dalla nostra classe dirigente, dal nostro ceto imprenditoriale, dai sindacati, dal ragionamento collettivo di menti brillanti sottratte al mantra mortale della rassegnazione?

Verifichiamo queste ipotesi, correggiamole o scartiamole dove necessario, formuliamone altre non comprese in questo elenco, ma non lasciamoci mai sprofondare nelle sabbie mobili della rassegnazione. Per il potere politico continuare a ragionare senza mai chiudere il caso Ilva è un dovere morale prima ancora che istituzionale, almeno fino a quando l’attuale modello di sviluppo sarà pagato con tumori che uno degli ex padroni dello stabilimento ha definito “una minchiata”, prima di trovarsi a sperimentare sulla propria pelle cosa vuol dire quando una minchiata ti devasta la vita e la famiglia.

Ecco i miei appunti, a disposizione di chi vorrà farne buon uso.

(1) Si ipotizza che il monopolio di Stato sulla produzione di Cannabis medicinale venga spostato a Taranto con la creazione di una struttura alternativa allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare, che attualmente non è in grado di far fronte a tutte le richieste degli ammalati muniti di regolare prescrizione, costringendo a importare dall’estero la Cannabis terapeutica.

(2) Nel rapporto si citano studi di settore che a livello mondiale prevedono nel 2020 una crescita occupazionale nel settore turistico superiore a dieci milioni di unità lavorative. Si è scelto con una stima molto prudente di ipotizzare che la provincia di Taranto possa intercettare lo 0,05% di questo incremento occupazionale

(3) Si ipotizza una crescita occupazionale dell’1% con un piano di intervento pubblico nel settore dell’agricoltura che attualmente conta 30000 addetti in Puglia.

(4) Secondo i dati del rapporto GreenItaly nel 2016 sono state previste per la Puglia 2430 assunzioni nel settore dei green jobs. Si ipotizza che con un investimento regionale e nazionale nella formazione di figure professionali specializzate la riconversione professionale degli operai Ilva possa creare fino al 2020 altre 1000 unità aggiuntive di lavoro altamente specializzato nei mercati in espansione dell’efficienza energetica, della bioedilizia e del restauro conservativo,

(5) Si ipotizza con una stima prudente che con un milione di euro per ciascun posto di lavoro creato si possa procedere al risanamento del quartiere Tamburi creando lavoro specializzato nel settore delle bonifiche ambientali, con una opportuna formazione di esuberi ILVA da riconvertire professionalmente in tecnici dell’Ambiente operativi nelle bonifiche a Taranto e capaci di essere assorbiti dalla pubblica amministrazione, dalle agenzie regionali di protezione dell’ambiente e dal settore privato.

(6) I posti di lavoro annunciati nel piano sono 3000, di cui il 70% destinati al comparto turistico-ricettivo ed a progetti di ambito agricolo. Si è scorporato da questa cifra il restante 30% incentrato sulla riqualificazione di aree abbandonate o insediamenti produttivi dismessi.

(1) Si ipotizza che il monopolio di Stato sulla produzione di Cannabis medicinale venga spostato a Taranto con la creazione di una struttura alternativa allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare, che attualmente non è in grado di far fronte a tutte le richieste degli ammalati muniti di regolare prescrizione, costringendo a importare dall’estero la Cannabis terapeutica.
(2) Nel rapporto si citano studi di settore che a livello mondiale prevedono nel 2020 una crescita occupazionale nel settore turistico superiore a dieci milioni di unità lavorative. Si è scelto con una stima molto prudente di ipotizzare che la provincia di Taranto possa intercettare lo 0,05% di questo incremento occupazionale
(3) Si ipotizza una crescita occupazionale dell’1% con un piano di intervento pubblico nel settore dell’agricoltura che attualmente conta 30000 addetti in Puglia.
(4) Secondo i dati del rapporto GreenItaly nel 2016 sono state previste per la Puglia 2430 assunzioni nel settore dei green jobs. Si ipotizza che con un investimento regionale e nazionale nella formazione di figure professionali specializzate la riconversione professionale degli operai Ilva possa creare fino al 2020 altre 1000 unità aggiuntive di lavoro altamente specializzato nei mercati in espansione dell’efficienza energetica, della bioedilizia e del restauro conservativo,
(5) Si ipotizza con una stima prudente che con un milione di euro per ciascun posto di lavoro creato si possa procedere al risanamento del quartiere Tamburi creando lavoro specializzato nel settore delle bonifiche ambientali, con una opportuna formazione di esuberi ILVA da riconvertire professionalmente in tecnici dell’Ambiente operativi nelle bonifiche a Taranto e capaci di essere assorbiti dalla pubblica amministrazione, dalle agenzie regionali di protezione dell’ambiente e dal settore privato.
(6) I posti di lavoro annunciati nel piano sono 3000, di cui il 70% destinati al comparto turistico-ricettivo ed a progetti di ambito agricolo. Si è scorporato da questa cifra il restante 30% incentrato sulla riqualificazione di aree abbandonate o insediamenti produttivi dismessi.

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Fonte: Matita Rossa – http://gubitosa.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/12/06/ilvataranto/

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