La dignità del giornalismo negata dai teatrini xenofobi

In seguito alle rivelazioni del sindaco di Ravenna sui collegamenti di piazza pilotati in chiave xenofoba dalla redazione di “Quinta Colonna”, pubblico il testo integrale dell’esposto che ho presentato ai competenti organismi disciplinari regionali e nazionali all’ordine dei giornalisti per violazioni della deontologia professionale che comprendono slealtà e malafede nei confronti del pubblico, attacco alla dignità del lavoro giornalistico, utilizzo deontologicamente scorretto dei Social Network, manipolazione televisiva che azzera il contraddittorio e commenti travestiti da cronaca con rappresentazione travestita da documentazione.

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Alla cortese attenzione di

Consiglio di disciplina territoriale Ordine dei Giornalisti della Lombardia
PEC: consiglio.disciplina at pec.odg.mi.it

Consiglio di disciplina nazionale Ordine dei Giornalisti
PEC: consigliodisciplina at pec.cnog.it

E p.c.

Ordine dei Giornalisti – Consiglio Regionale della Lombardia
PEC: odgmi at pec.odg.mi.it

Consiglio nazionale Ordine dei Giornalisti
PEC: cnog at pec.cnog.it

Alla cortese attenzione di

Consiglio di disciplina territoriale Ordine dei Giornalisti della Lombardia

PEC:  consiglio.disciplina at pec.odg.mi.it

Consiglio di disciplina nazionale Ordine dei Giornalisti

PEC:  consigliodisciplina at pec.cnog.it

E p.c.

Ordine dei Giornalisti – Consiglio Regionale della Lombardia

PEC:  odgmi at pec.odg.mi.it

Consiglio nazionale Ordine dei Giornalisti

PEC:  cnog at pec.cnog.it

Il sottoscritto Ing. Carlo GUBITOSA, nato a Taranto (TA) il 6 aprile 1971, e identificato dalla Carta d’Identità n. XXXXXXXXX rilasciata dal comune di Taranto, in qualità di privato cittadino iscritto all’elenco Pubblicisti presso il consiglio regionale OdG dell’Emilia-Romagna, porge alla cortese attenzione dei vostri consigli disciplinari quanto segue:

PREMESSO CHE

In data 10 ottobre 2017 alle ore 10,07, il sindaco di Ravenna Michele De Pascale pubblicava all’indirizzo internet https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10155482031485660 sulla propria pagina Facebook il contenuto di un messaggio inoltrato al gruppo Facebook “La Sentinella Ravennate” a firma “Quinta Colonna”, sicuramente attribuibile, nonostante gli errori di sintassi, alla redazione dell’omonimo programma di Retequattro condotto da Paolo del Debbio, in quanto si conferma ad un anonimo interlocutore l’ora e la location esatta delle riprese per il “collegamento in diretta di questo lunedì”.

Con questa comunicazione l’anonimo destinatario del messaggio viene invitato a recarsi alle 20 di lunedì 9 ottobre presso il “parcheggio vicino al mausoleo di Teodorico, situato all’altezza del numero 9 di via delle industrie”, dopo aver aiutato la redazione a “trovare persone che possano intervenire in diretta facendo trasparire la paura e il timore che tra i tanti sbarchi si possano annidare persone legate a cellule terroristiche o persone che, se non controllate a dovere dalle istituzioni, possono essere adescati (SIC) dalla rete jihadista, che è purtroppo presente sul nostro territorio”.

Il “post” in questione del sindaco De Pascale viene riprodotto qui di seguito:

Prima ancora di essere sceneggiato in diretta tra la gente e presentato come “sentimento popolare”, l’“allarme terrorismo” dovuto alla presenza di “jihadisti tra i migranti” viene lanciato dal programma sulla propria pagina Facebook alle ore 16 del 9 ottobre, dimostrando di sapere già a priori di cosa avrebbe parlato “spontaneamente” la folla invitata a recarsi nel luogo del collegamento.

Il collegamento in questione è poi effettivamente avvenuto lunedì 9 ottobre nel luogo e nell’ora indicati nel messaggio, i temi trattati sono stati effettivamente quelli anticipati con la comunicazione successivamente diffusa dal sindaco, e il tono dei ragionamenti è stato quello già deciso a priori dalla redazione del programma.

All’indirizzo http://www.ravennatoday.it/cronaca/polemica-sindaco-ravenna-quinta-colonna.html il sito Ravennatoday.it ha riportato che durante il collegamento il giornalista Roberto Poletti, inviato al mausoleo di Teodorico, ha raccolto le dichiarazioni di “un folto pubblico di «impauriti» dalla possibilità che Ravenna diventi il centro di reclutamento italiano dell’Isis”. Lo stesso Poletti ha commentato che “Il problema non sono solo i tappetini, ma anche quelli che poi scelgono di combattere per lo stato islamico“.

La tesi concordata in partenza dalla redazione, e preannunciata all’anonimo destinatario del messaggio che avrebbe dovuto occuparsi del reclutamento di persone finalizzato a esprimere opinioni predeterminate, viene confermata anche sul social network Twitter nel canale ufficiale del programma:

Oltre alla responsabilità deontologica individuale del giornalista Roberto POLETTI, iscritto all’ordine dei giornalisti nell’Albo dei professionisti del consiglio regionale della Lombardia, nella pagina Facebook ufficiale del programma “Quinta Colonna” si segnala che la responsabilità deontologica dei contenuti giornalistici del programma è attribuibile ai signori Claudio BRACHINO, anch’esso iscritto all’ordine dei giornalisti nell’Albo dei professionisti del consiglio regionale della Lombardia, del conduttore Paolo DEL DEBBIO, iscritto all’ordine dei giornalisti nell’Albo dei pubblicisti del consiglio regionale della Lombardia, dell’autrice Raffaella REGOLI, iscritta all’ordine dei giornalisti nell’Albo dei professionisti del consiglio regionale della Lombardia.

In virtù dei fatti sin qui elencati,

SI SEGNALA CHE

Fermo restando che la condotta in questione potrebbe rivestire un rilievo penale configurandosi come istigazione all’odio etnico aggravata dall’utilizzo del mezzo televisivo, per quanto riguarda le fattispecie relative alla deontologia professionale si è voluto portare questo episodio all’attenzione del Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e del Consiglio di disciplina nazionale dell’Ordine dei Giornalisti per chiedere che sia verificata dagli organismi di competenza la sussistenza di condizioni per l’erogazione di opportune sanzioni disciplinari in conseguenza delle condotte menzionate.

La convinzione di chi scrive è che questo comportamento manipolatorio dei contenuti e del pubblico, orientato a preconfezionare un pubblico falsamente “spontaneo” e “popolare” attorno a tesi precostituite a tavolino in redazione, e tese ad associare “tout court” il fenomeno delle migrazioni a quello del terrorismo, configuri una palese violazione di numerosi principi della deontologia professionale del giornalismo, che elenchiamo di seguito così come sono individuati nel “Testo unico dei doveri del giornalista” (TUDG) pubblicato su http://www.odg.it/content/testo-unico-dei-doveri-del-giornalista

  1. Slealtà e malafede nei confronti del pubblico. Nel TUDG, oltre a stabilire come “obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti”, si richiede che nella presentazione veritiera dei fatti vengano “osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”. Non è leale costruire in malafede un teatrino di piazza che associa genericamente gli immigrati al terrorismo, ed è in malafede chi cerca di fomentare questa equazione nell’opinione pubblica attraverso situazioni costruite come rappresentazioni teatrali con copioni predeterminati, ma presentate al pubblico come onesta attività giornalistica e ascolto imparziale di opinioni della gente comune.

  1. Attacco alla dignità del lavoro giornalistico. Nel TUDG si stabilisce che il giornalista “tutela la dignità del lavoro giornalistico”, una dignità che viene danneggiata ogni qual volta vengono messi in atto in un contesto giornalistico comportamenti indegni, strumentali, faziosi e dai connotati apertamente xenofobi come quelli relativi all’episodio oggetto di questa segnalazione. Che cos’è la xenofobia se non quella “paura che tra i tanti sbarchi si possano annidare terroristi”, fomentata intenzionalmente dalla redazione del programma come obiettivo precostituito? Un giornalismo dignitoso non fomenta la xenofobia, e un finto giornalismo xenofobo è un palese attacco alla dignità della professione del giornalismo, caratterizzata da finalità sociali che non hanno nulla a che vedere con l’amplificazione delle paure o la costruzione televisiva del terrore.

  1. Utilizzo deontologicamente scorretto dei Social Network. Nel TUDG si stabilisce che il giornalista “applica i principi deontologici nell’uso di tutti gli strumenti di comunicazione, compresi i social network”, e nel caso in questione i social network sono stati utilizzati scorrettamente come bacino di raccolta di comparse funzionali a tesi precostituite, come amplificatore di allarmi costruiti a tavolino e rafforzati con immagini di soldati in tuta mimetica a difesa della capitale italiana, come spazio dove promuovere collegamenti confezionati ad arte, come amplificatore di paure e pregiudizi che possono mettere a repentaglio il nostro tessuto sociale e la convivenza civile.

  1. Manipolazione televisiva che azzera il contraddittorio. Nel TUDG si stabilisce che il giornalista “nelle trasmissioni televisive rispetta il principio del contraddittorio delle tesi, assicurando la presenza e la pari opportunità nel confronto dialettico tra i soggetti che le sostengono – comunque diversi dalle parti che si confrontano nel processo – garantendo il principio di buona fede e continenza nella corretta ricostruzione degli avvenimenti”. In questo caso è avvenuto l’esatto contrario, mettendo in atto delle manipolazioni di collegamenti dalle piazze che hanno azzerato la voce di chi considera il terrorismo come un fenomeno complesso, che riguarda anche cittadini italiani ed europei come dimostrano numerosi episodi recenti, che coinvolge strutture di potere politico, economico e militare, che ha complessi risvolti culturali e sociali, che nasce nel degrado di tante periferie nel cuore delle capitali europee, e che di conseguenza non si può banalizzare o strumentalizzare in chiave xenofoba, spingendo l’opinione pubblica a far coincidere il fenomeno terroristico col fenomeno migratorio, legato primariamente a condizioni di guerra, miseria, siccità e devastazioni ambientali che affliggono i paesi impoveriti.

  1. Commenti travestiti da cronaca, rappresentazione travestita da documentazione. Nel TUDG si stabilisce che il giornalista “cura che risultino chiare le differenze fra documentazione e rappresentazione, fra cronaca e commento”, ma nel caso in esame è avvenuto l’esatto contrario. La rappresentazione orchestrata a tavolino da una redazione è stata scorrettamente presentata come la documentazione di spontanei sentimenti della gente comune, il commento sensazionalistico, allarmistico e xenofobo di una minoranza preselezionata con l’esplicita e dichiarata intenzione di far “trasparire la paura e il timore che tra i tanti sbarchi si possano annidare persone legate a cellule terroristiche” è stato presentato come cronaca spassionata di quello che vivono, pensano e sentono i cittadini di Ravenna.

In considerazione di quanto finora esposto, pertanto

SI CHIEDE CHE

Siano aperti dal Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e dal Consiglio di disciplina nazionale dell’Ordine dei Giornalisti dei procedimenti disciplinari a carico di Roberto POLETTI, iscritto all’ordine dei giornalisti nell’Albo dei professionisti del consiglio regionale della Lombardia, Claudio BRACHINO, iscritto all’ordine dei giornalisti nell’Albo dei professionisti del consiglio regionale della Lombardia, Paolo DEL DEBBIO, iscritto all’ordine dei giornalisti nell’Albo dei pubblicisti del consiglio regionale della Lombardia, Raffaella REGOLI, iscritta all’ordine dei giornalisti nell’Albo dei professionisti del consiglio regionale della Lombardia, con la finalità di verificare se le condotte oggetto di questa segnalazione configurano una effettiva violazione delle regole e dei principi deontologci sanciti nel “Testo unico dei doveri del giornalista”, che integrano lo spirito dell’art. 2 della legge 3.2.1963 n. 69 sull’ordinamento della professione di giornalista, e comportano per tutti gli iscritti all’Ordine dei giornalisti l’applicazione delle norme contenute nel Titolo III della citata legge, in base al quale “Gli iscritti nell’albo, negli elenchi o nel registro, che si rendano colpevoli di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionali, o di fatti che compromettano la propria reputazione o la dignità dell’ordine, sono sottoposti a procedimento disciplinare” (art. 48)

Si richiede cortesemente di fornire alla presente comunicazione un riscontro di protocollo da inviare a mezzo PEC all’indirizzo di Posta Elettronica Certificata  x at y.z, e di essere informato al medesimo indirizzo PEC relativamente all’iter di questa segnalazione, sulla decisione di procedere o meno ad indagini disciplinari da parte dei vostri Consigli di disciplina, e sulle decisioni prese in merito ad eventuali procedimenti disciplinari relativi a questa segnalazione.

Colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.

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Fonte: Matita Rossa – http://gubitosa.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/10/22/5acolonna/

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