Sull’uso politico della coscienza e il rispetto per gli astenuti

valpiana

Carissimo Mao Valpiana, ho appena appreso della tua candidatura alle prossime elezioni politiche, che porterà in dote alla lista “Insieme” la tua esperienza nelle istituzioni locali, il tuo impegno per costruire la cultura della nonviolenza in Italia e la tua storia di attivismo e di impegno civile.

Rispetto la tua scelta anche se non la condivido, perché in coscienza non potrei mai sostenere, nemmeno indirettamente, una formazione politica pesantemente condizionata dal PD, che per rispetto dei fatti e della verità considero un partito mlitarista (in quanto ha sestuplicato le autorizzazioni per l’export di armamenti, continuando a rifinanziare missioni di guerra in territorio straniero) nuclearista (in quanto alla guida di un governo che si è vigliaccamente astenuto in sede ONU dalla votazione per la messa al bando delle armi atomiche) e xenofobo (in quanto ha subappaltato torture e violazioni dei diritti umani alle milizie di uno stato canaglia e ai suoi lager per chiudere meglio le proprie frontiere, rimediando una severa condanna dall’ONU).

A te chiedo un rispetto che nessuna formazione politica ha voluto finora riconoscere: il rispetto delle scelte di chi si asterrà in coscienza dal voto, perché non si sente rappresentato da nessuna delle proposte attualmente in campo.

Annunciando la tua candidatura hai detto che “lamentarsi, indignarsi, astenersi, non serve a niente“. Io invece penso che l’utilizzo della coscienza serva sempre e comunque, anche quando questa coscienza obietta ad un voto manipolato da una legge elettorale che nega il voto di preferenza, innalza le barriere all’entrata per le minoranze, favorisce i grandi blocchi di potere e obbliga gli ecologisti, se vogliono dire la loro in Parlamento, a fare squadra con chi vorrebbe gestire l’immigrazione a colpi di deportazioni in Libia.

Se l’astensione nasce da una obiezione di coscienza, prova a organizzarsi e a rendersi visibile, riesce a creare dibattito, serve a svegliare altre coscienze, a mio avviso serve tantissimo. Meglio ancora se accompagnata da un gesto concreto come l’annullamento della scheda che permetta di fare la differenza tra il disimpegno menefreghista e l’obiezione di coscienza al voto. Meglio ancora se questo annullamento viene accompagnato da una campagna culturale per dare voce e visibilità a quelli che vorrebbero lasciare vuoti i seggi parlamentari corrispondenti agli astenuti, per mostrare nella sua nudità e vacuità un potere che è sempre più espressione di pochi e sempre più distante dalla cosa pubblica.

Pensare che per salvare la società dalla guerra e dal razzismo servano solo i voti a naso tappato, al meno peggio o al volto presentabile di un blocco politico impresentabile è rassegnarsi all’assenza di alternative che passano dalla cultura, dalla scuola, dall’associazionismo e non necessariamente dalle urne. Io credo invece nell’alternativa possibile di una obiezione di coscienza al voto come fenomeno di protesta di massa, anche se mi dicono che non serve a niente, proprio come altre persone prima di me hanno comunque scelto di seguire la loro coscienza quando altri gli dicevano che per costruire un mondo migliore non serviva a nulla fare il carcere militare rifiutandosi di prestare servizio nell’esercito.

Hai scritto che “chi non vota non può poi lamentarsi delle scelte altrui“. Io invece mi sono lamentato delle politiche militari anche se ho fatto obiezione di coscienza all’esercito, e indipendentemente dalla scelta che farò nelle urne se riuscirò a tapparmi il naso rivendicherò il diritto di lamentarsi anche per coloro che in coscienza non sentiranno di poeter appoggiare nessuno dei tre blocchi di potere in competizione alle prossime elezioni, nemmeno per via indiretta tramite uno dei satelliti che gravitano attorno a questi blocchi, in coalizione o in presunta opposizione.

Potranno continuare a lamentarsi di una politica sempre più distante ed elitaria, dove le minoranze sono viste come un fastidioso inciampo alle decisioni, anche le persone che non vorranno legittimare col proprio voto elezioni truccate da una legge di dubbia costituzionalità, con una classe politica che fagocita se stessa producendo l’opposizione di oggi dal potere di ieri, con sbarramenti che imbavagliano le minoranze e che avrebbero impedito perfino al partito d’Azione di dare il suo fondamentale contributo all’assemblea Costituente se fossero stati applicati in passato.

Io spero nell’avvento di una politica dove l’astensionismo non sia marchiato con lo stigma del menefreghismo, punito con la revoca del diritto a lamentarsi, o criminalizzato come fenomeno antisociale. Io spero nell’emergere di una nuova politica dove l’astensionismo venga ascoltato, capito, rispettato e se possibile compensato con la creazione di alternative, di nuove opportunità per il voto di coscienza, di nuovi spazi della politica dove limpidi testimoni della nonviolenza come te non siano costretti a fare “coalizione” con partiti e personaggi a cui la storia prima o poi presenterà il conto di politiche che restano fascistoidi, xenofobe e guerrafondaie anche se vengono verniciate di “sinistra”.

Nel frattempo, mentre ti faccio i miei più sinceri incoraggiamenti per la tua scelta non comoda di impegno politico, chiedo almeno a te quel rispetto delle scelte di coscienza che dovrebbe essere garantito da tutte le formazioni politiche, senza addossare preventivamente all’astensionismo la colpa di aberrazioni, populismi e derive autoritarie che potranno nascere dal voto di alcuni, ma di sicuro non saranno fondabili sull’astensione di altri.

A te chiedo di portare nelle istituzioni quell’abitudine all’uso della coscienza e al rispetto delle scelte di coscienza di cui hai sempre dato prova nel corso degli anni, ma che altri parlamentari provenienti dalla sinistra pacifista hanno perso per strada, ad esempio quando hanno dovuto scegliere tra far cadere un governo in Italia e rifinanziare una guerra all’estero.

Proviamo a partire da qui per le prossime elezioni: non dal primato del voto purchessia, non dal primato del voto utile, non dal primato del voto “contro”, ma dal primato della coscienza, dal rispetto del senso critico e del pensiero altrui, dall’ascolto attento di un fenomeno di disaffezione al voto che si sta estendendo anche a persone lontane anni luce dal qualunquismo, dal menefreghismo o dall’analfabetismo politico. E in questa sfera del rispetto, dell’ascolto e della coscienza potranno incontrarsi tutte le persone di volontà buona, a prescindere dall’appartenenza politica.

In bocca al lupo, con amicizia.

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Fonte: Matita Rossa – http://gubitosa.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/02/06/astenuti/

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