Facebook, privacy and democracy

© Mario Bocchichio

Il caso di Cambridge Analytica. La compagnia britannica è accusata di aver recuperato i dati personali di 50 milioni di utenti di Facebook per pesare sulla campagna presidenziale di Donald Trump negli Stati Uniti. Cambridge Analytica confuta “fermamente” ogni accusa. Il problema tuttavia non è limitato a Facebook. Tutti i maggiori operatori di internet dispongono di una grande quantità di dati personali – le big data – che possono potenzialmente essere usati come “merci” sia per la pubblicità mirata che per l’uso politico. Ciò pone non solo un problema generale di protezione dei dati personali, ma anche d’informazione e, in conseguenza, di libertà di espressione. L’Unione europea sta provando di regolamentare da molti anni l’uso dei dati personali, prima con una direttiva del 1995 e ora con un regolamento (679/2016), che si applicherà in tutti i paesi membri dell’Unione dal primo maggio 2018. Libex offre l’analisi di Oreste Pollicino del caso Cambridge Analytica e del potenziale impatto del regolamento UE per la protezione della “privacy”. Un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore del 23 marzo 2018. Grazie a Oreste Pollicino per averci permesso di ripubblicarlo. Oreste è coautore con G. Pitruzzella e S. Quintarelli di un libro indispensabile: “Parola e potere, libertà di espressione, hate speech e fake news“, Egea 2017.

La «terza stagione» delle informazioni
di Oreste Pollicino

Le notizie sulla vicenda Cambridge Analytica arrivano nei giorni in cui la Commissione di esperti italiani, di cui chi è scrive è membro, sta ultimando di riscrivere la normativa italiana sulla protezione dei dati personali per adeguarla al Regolamento Ue (679/2016) che a fine maggio cambierà le regole del gioco. Siamo entrati in una nuova stagione della privacy: quella della rilevanza politica del dato personale e della necessità di una sua protezione che impedisca o attenui il rischio di violazioni. Si tratta di violazioni funzionali all’inquinamento del processo di formazione dell’opinione pubblica.
Facciamo un passo indietro: la retorica legata al furto di dati che ha accompagnato questa vicenda è fuorviante. Una fake news. Non c’è stata alcuna sottrazione furtiva di dati da parte di Cambridge Analytica, bensì un “rilascio” spontaneo degli stessi dati da parte di qualche migliaio di utenti che hanno utilizzato un’applicazione per partecipare ad alcuni test della personalità on line. Fin qui tutto (più o meno) bene.

Tuttavia, due problemi emergono

I problemi nascono da qui in poi, e sono essenzialmente due.
In primo luogo, il tipo di utilizzo di quei dati da parte della società.
In secondo luogo, il contagio sociale la conseguente appropriazione, questa volta illegittima, da parte di Cambridge Analytica, di un numero esponenzialmente più elevato di informazioni rispetto a quelle raccolte inizialmente.
Per quanto riguarda il primo problema, le informazioni raccolte legittimamente sono state però utilizzate in modo da creare messaggi personalizzati volti a influenzare le scelte politiche degli utenti. Quindi in modo illegittimo. Ecco la manipolazione del dato personale che caratterizza questa nuova stagione della privacy.
Il secondo problema è ancora più delicato: l’amplificazione esponenziale dell’utilizzo illegittimo delle informazioni raccolte e manipolate. Un’amplificazione dovuta al meccanismo delle “amicizie virtuali” di chi faceva ricorso alle credenziali di Facebook per utilizzare l’applicazione, fino a coinvolgere, si dice, quasi 50milioni di utenti. Ci sono due certezze che sembrano potere mergere da uno scenario ancora, nel complesso, assai nebuloso e confusione.

La prima certezza

Siamo ufficialmente entrati, come si diceva in apertura, nella terza stagione di rilevanza del dato personale. Ci sono stati due stagioni: la prima stagione, è quella legata all’utilizzo del dato per creare dei messaggi pubblicitari sempre più chirurgici. La seconda è quella funzionale all’accesso ai dati degli utenti da parte dei poteri pubblici al fine di adottare politiche di prevenzione antiterroristica sempre più mirate. Adesso, emerge chiaramente e si affianca alle precedenti, una nuova dimensione, forse più inquietante perché nuova e imprevedibile fino a qualche mese fa. Si fa riferimento alla rilevanza politica del dato personale, il cui utilizzo distorto è utilizzato per inquinare i processi di formazione dell’opinione pubblica, specialmente durante le tornate elettorali.

La Seconda certezza

L’antagonismo privacy europea versus privacy Usa non sembra più poter rappresentare la prospettiva privilegiata attraverso cui guardare al problema della tutela dei dati personali nell’era di internet. Il caso Cambridge Analytica fa emergere un impatto e una rilevanza di natura globale dei possibili utilizzi illeciti dei dati personali. E, la risposta non può che essere altrettanto globale. Una fortezza europea a protezione della privacy del vecchio continente, inespugnabile al suo interno, è all’avanguardia con riferimento al livello di protezione dei dati, ma, allo stesso tempo, incapace di intercettare i pericoli di un “contagio” globale e prevenirne le conseguenze. Quindi, corre il rischio di diventare un simulacro privo di qualsiasi effettività. E, anche, sarebbe forse il fallimento più grande, moral suasion nei confronti dei poteri, pubblici e privati, non europei.

Una fortezza senza ponti levatoi di interconnessione con l’esterno, è una fortezza inutile.

Oreste Pollicino è Ordinario di diritto costituzionale, Università Bocconi, Membro del gruppo di lavoro presieduto dalla professoressa Finocchiaro e incaricato di adeguare la normativa italiana in materia di dati personali al Regolamento Ue 679/2016

Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati)
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32016R0679&from=IT

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Fonte: Librexpression.eu – https://www.libex.eu/2018/04/03/facebook-privacy-and-democracy/

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