Se Macron gioca alla guerra, la prima vittima sarà l’Europa

Una telefonata congiunta fra Donald Trump, Theresa May e Emmanuel Macron, tenuitasi nel pomeriggio di sabato 14 aprile, ha messo tutti d’accordo: operazione riuscita. Nel corso della riunione, annuncia un comunicato dell’Eliseo, il Presidente della Repubblica francese si è complimentato con i suoi interlocutori per «l’eccellente coordinamento delle nostre forze (…) contro le capacità chimiche del regime siriano».

Sul profilo facebook dell’Eliseo è stato inoltre pubblicato il video del decollo francese diretto sugli obiettivi siriani. Un modo di rapportarsi all’esercizio del potere che il filosofo e mediologo francese Régis Debray ha definito di “neoprotestantesimo globale”: tutto è facile, tutto è diretto, i corpi intermedi vengono da un lato saltati dall’altro ridotti a simulacri. Ma tutto, osserva Debray, è anche terribilmente pericoloso.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite – si legge nel comunicato – deve ora riprendere, in unità, l’iniziativa sugli aspetti politici, chimici e umanitari in Siria, per garantire la protezione della popolazione civile affinché questo Paese finalmente trovare la pace».

Nel testo della Dichiarazione congiunta tra Francia e Arabia Saudita, dichiarazione che reca la data 9-10 aprile 2018, si legge che: «la massima attenzione è stata data all’attuale situazione della Guta orientale, comprese le recenti accuse sull’uso di armi chimiche. Entrambe le parti hanno invitato la comunità internazionale a garantire che i responsabili di questi attacchi siano portati a rispondere delle loro azioni».

In queste ore sono in tanti a chiedersi “chi è Macron”? Dopo la sbornia elettorale (tra l’altro facilitata da un sistema elettorale molto sui generis, e al netto della fortissima astensione), Emmanuel Macron è a picco nei consensi dei francesi. Ma non deve rispodere a nessuno, se non all’istituzione che rappresenta: non ha un partito, il suo “movimento” si è dissolto come neve al sole. E la “società civile” che ha tanto invocato durante la campagna elettorale assomiglia più a una start-up, che a un corpo intermedio. Questo è un tratto del “nuovo potere” che, sempre secondo Debray, ha trovato nella Francia cattolica, un nuovo “monarca”protestante: Emmanuel Macron.

Macron, osserva Debray, ne Il nuovo potere (trad. di Tito Vagni, Franco Angeli, 2018) incarna un modello etico-culturale di matrice neoprotestante, un modello molto vicino all’ideologia del do it yourself californiana e molto più trumpiano di quanto non si supponga a un primo sguardo. Un potere che al posto del territorio ha collocato la rete, al posto dell’affiliazione e dell’appartenenza ha messo la connessione e, in luogo di ogni idea, ha imposto il marchio (commerciale). Lo vediamo dalla comunicazione dell’Eliseo, dove i mezzi scelti (twitter, facebook), che mai come in questo caso “sono” messaggio.

La nazione francese sarebbe già diventata, nelle sue mani, una start-up nation. Per questo, conclude Régis Debray, dobbiamo parlare di un «momento-Macron», come un salto di paradigma nella civilizzazione francese. Ed europea.

«Il vivre-ensemble, lo stare assieme, è oramai percepito nell’ottica di una comunità immaginaria». E l’Europa? Per l’Europa è la fine. «La fine dell’utopia europea». Se l’unico immaginario europeo è quello del “mercato comune”, il risveglio sarà presto duro per tutti. Ma non ci riporterà indietro

Fonte: Vita.it – http://www.vita.it/it/article/2018/04/15/se-macron-gioca-alla-guerra-la-prima-vittima-sara-leuropa/146562/

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