La Chiesa immobile. Francesco e la rivoluzione mancata

La Chiesa di fronte alla secolarizzazione

Di grande interesse è l’analisi che Marzano compie delle trasformazioni sociali legate alla secolarizzazione. Secolarizzazione che: “procede in Occidente, nelle zone più ricche del pianeta, a grandi passi, a ritmo sostenutissimo. I cittadini occidentali si distaccano in misura sempre crescente dalle loro chiese, indipendentemente dal fatto che queste si siano o meno riformate, che abbiano o meno le donne preti o vescovi, che riconoscano i matrimoni tra persone dello stesso sesso, che tollerino l’eutanasia o che approvino la contraccezione, che siano conservatrici o progressiste. La secolarizzazione agisce come una livella che indebolisce tutte le confessioni religiose, tutte le chiese tradizionali, anche se in misura diversa e con intensità variabile. Riformarsi,da questo punto di vista, non serve a nulla; non evita la necessità, comune a tutte le istituzioni religiose, di dover navigare in acque assai mosse. […] se i cittadini delle società occidentali e secolarizzate si polarizzano intorno alle questioni della religiosità, alle istituzioni religiose conviene restar ferme sulle proprie posizioni più reazionarie, enfatizzare la propria diversità e l’estraneità al resto della società che le circonda. In questo modo, non riuscendo comunque a conquistare territori sociali nuovi, esse mantengono viva una fisionomia culturale e spirituale che rafforza gli elementi distintivi della loro identità e per questa via consente di sopravvivere e prosperare, anche se solo nel ghetto sociale e culturale nel quale secolarizzazione e polarizzazione l’hanno confinata. Insomma, il futuro della religione sembra coincidere con quello di una crescente «settarizzazione», di un progressivo e netto ridimensionamento e distanziamento delle persone religiose dal resto della società. Difensori di norme e valori sempre più isolati e anomali rispetto a quelli più diffusi, le chiese sopravvivono meglio se danno risalto alla loro irriducibile diversità con il mondo moderno, se ne denunciano con forza le perversioni e le crisi. Questo vale anche per il cattolicesimo” (pp. 85-86).

Di fronte dunque, al dilagare dell’ateismo e dell’indifferenza, la Chiesa cattolica per sopravvivere deve cercare di rinforzare la propria identità per offrire un alternativa valida e facilmente riconoscibile al “modo esterno”. Un riformismo troppo marcato che “apra” alla contemporaneità, rischia di far polverizzare l’identità difficilmente mantenuta nel corso dei secoli e di non riuscire a offrire una risposta al desiderio di protezione dei delusi della modernità (p. 152). In questa prospettiva, Papa Francesco che gode di una popolarità immensa e che è probabilmente oggi uno dei personaggi più influenti nel nostro Pianeta, è riuscito a imporre la sua figura come punto di riferimento attraverso una “politica dell’amicizia” che mira a ridurre al minimo i conflitti interni per rafforzare l’immagine della Chiesa come istituzione universale.

Marzano sottoscrive il giudizio su Papa Francesco di Ivereigh: “Il radicalismo di Francesco non va confuso con la dottrina o l’ideologia progressiste. È un atteggiamentoradicale perché è missionario e mistico. […] Non scenderà mai a compromessi sulle questioni scottanti che dividono la Chiesa dall’Occidente laico, un divario che i progressisti amerebbero colmare modernizzando la dottrina. Tuttavia egli non è nemmeno, come risulta altrettanto evidente, un papa della destra cattolica: non userà il pontificato per combattere battaglie politiche e culturali che ritiene debbano essere combattute a livello diocesano, ma se ne servirà per attirare e insegnare; né ritiene necessario ripetere all’infinito ciò che è già noto, anzi desidera porre l’accento su quanto è stato in parte dimenticato: la paterna bontà e la clemenza misericordiosa di Dio” (p. 55).

Dalla carità all’offerta di servizi

Le argomentazioni di Marzano, mi ricordano l’approccio che molto tempo fa spingeva Ivan Illich a criticare la Chiesa come enorme macchina burocratica che ha trasformato il bisogno di carità in offerta di servizi. Marzano è molto più prudente di Illich – che resta profeta in molte direzioni – ma è evidente che la Chiesa come “megamacchina” ha bisogno di essere osservata con distacco quando trasforma il bisogno dell’uomo di una communio sanctorum sulla terra che anticipi quella celeste, in un impero burocratico. Potrebbe essere utile, come suggerisce Marzano, ripartire dalle proposte della teologa Serena Noceti che propone “a) di rivedere i trattati di antropologia teologica inserendovi una riflessione sul tema rimosso della maschilità; b) di celebrare un sinodo «delle donne sulle donne», a livello locale e continentale europeo, per esaltare il contributo che può venire da una maggior partecipazione femminile alla vita della Chiesa; c) di coinvolgere professionalmente le donne negli uffici pastorali diocesani e nazionali e soprattutto, perché più profondo nelle conseguenze; d) di inaugurare, riprendendo le riflessioni che durante il concilio condussero all’istituzione del diaconato maschile, il dibattito sull’ordinazione diaconale delle donne (p 40). Potrebbe essere un primo passo.

Credo sia utile ricordare, in questo contesto, che la Chiesa per sopravvivere come istituzione nel corso dei secoli ha dovuto progressivamente – e a leggere Marzano si direbbe inesorabilmente – adattarsi alla realtà trasformandosi in qualcosa di molto differente dalla “compagnia” che attorniava Gesù durante la sua predicazione e che ne ha raccolto l’eredità. Cosa resta di quello spirito originario? Di quella nuova modalità di relazione tra “amici”? Di quel procedere nomadico e desiderante centrato sulla condivisione e sullo stupore? Di quella “cospirazione” dello Spirito?

Il libro di Marzano ci aiuta a guardare con lucidità oltre al “culto della personalità” rivolto a Papa Francesco e a valutare quanto le attese di un cambiamento che riportino a quello spirito originario possano essere bloccate da un “potere che frena”. Non è poco per un libro che spero possa suscitare un ampio dibattito dentro e fuori la Chiesa.

Fonte: Vita.it – http://www.vita.it/it/article/2018/04/16/la-chiesa-immobile-francesco-e-la-rivoluzione-mancata/146546/

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