Giornalisti sotto scorta e minacciati. Dal dossier di Rsf tante ombre e qualche spiraglio di luce

Ci sono ancora troppi giornalisti sotto scorta per la sicurezza della loro vita, ci sono troppe minacce ai cronisti e preoccupa un certo brutto rapporto tra il Movimento Cinque Stelle e la stampa: nonostante tutto questo la classifica di Reporters sans frontières ha fatto salire l’Italia al 46mo posto dal 52simo dello scorso anno. Un dossier con tante ombre e qualche spiraglio di luce, che comunque lascia l’Italia di molto staccata dagli altri Paesi Ue.

“Una decina di giornalisti italiani sono ancora sotto protezione permanente e rafforzata della polizia dopo le minacce di morte proferite, in particolare, dalla mafia, da gruppi anarchici o fondamentalisti”. Purtroppo il dato non è aggiornato perché i numeri di Ossigeno per l’Informazione indicano venti giornalisti sotto scorta in Italia. Rsf riconosce però che il livello delle violenze perpetrate contro i reporter (intimidazioni verbali o fisiche, provocazioni, minacce…) è molto inquietante e non cessa di aumentare, in particolare in Calabria, Sicilia e Campania”. Anche qui bisogna aggiungere il dato del Lazio e di Roma dove si sta facendo avanti una modalità di tipo mafioso anche riferita alla libertà di informazione. Un accenno si trova in questo passaggio del rapporto Rsf: “Numerosi giornalisti, soprattutto nella capitale e nel sud del Paese si dicono continuamente sotto pressione di gruppi mafiosi che non esitano a penetrare nei loro appartamenti per rubare computer e documenti di lavoro confidenziali, quando non vengono attaccati fisicamente…. Dimostrando coraggio e resilienza continuano, nonostante tutto a pubblicare le loro inchieste”.

Il lato drastico dell’analisi è certamente la pressione sui cronisti portata avanti con protervia dalla criminalità organizzata , la quale evidentemente si fa anche forza del suo potere sui territori che viene esercitato in vari modi, compreso quello di minacciare i giornalisti che raccontano e mettono a nudo quella rete di potere. Ma si tratta di un elemento collegato a doppio filo con la oggettiva insofferenza di una larga parte delle politica verso chi fa informazione e sono incluse   – ciò amareggia oltremodo – anche forze che si presentano formalmente come innovative, progressiste. Non è un caso che il rapporto Rsf faccia esplicito riferimento al Movimento Cinque Stelle: <…numerosi addetti dell’informazione sono sempre più preoccupati  a causa della recente vittoria alle elezioni legislative di un partito, il Movimento 5 Stelle, che ha spesso condannato la stampa per il suo lavoro e che non esita a comunicare pubblicamente l’identità dei giornalisti che lo disturbano. L’odio del giornalismo minaccia le democrazie”.

Il rapporto mette a confronto 180 Paesi, al primo posto c’è la Norvegia, all’ultimo la Corea del Nord. Dai dati raccolti emerge un miglioramento complessivo in America latina, ma con delle sacche in cui la libertà di espressione è molto in discussione. Preoccupa moltissimo la condizione dei giornalisti in Nord Africa e si parla di  “média-phobie” in relazione alla Turchia per la generalizzazione delle accuse di terrorismo verso i giornalisti.

Il rapporto di Rsf arriva a pochi giorni dalla risoluzione del Consiglio d’Europa del 19 aprile scorso sulla protezione dei giornalisti, approvata a larga maggioranza, ma non all’unanimità e che chiede maggiore protezione per i cronisti nonché l’impegno degli Stati membri a porre in essere azioni utili contro gli attacchi alla libera informazione. La coincidenza temporale del dossier di Reporters sans frontères e della risoluzione di Strasburgo pone un problema rilevante sulla condizione di lavoro dei giornalisti e sulle responsabilità di una quota non trascurabile della politica.

Fonte: Articolo 21 – https://www.articolo21.org/2018/04/giornalisti-sotto-scorta-e-minacciati-dal-dossier-di-rsf-tante-ombre-e-qualche-spiraglio-di-luce/

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