Il primo maggio di chi lavora per tre euro l’ora

Lavoratori costretti a turni di dieci ore senza alcun diritto. Non è lavoro ma schiavitù.

L’altro ieri qualcuno ha lavorato per tre euro l’ora. A servire ai tavoli, tutta la mattina, poi il pomeriggio e poi la sera. dieci ore. Trenta euro al giorno è la paga media. Alcuni locali ne danno venticinque.

Foto di Mario Libertini

Foto di Mario Libertini

Cinquanta ore a settimana di lavoro, ora più – ora meno, anche se nel contratto pare che ne siano indicate solo dodici. Pare, perché il contratto in alcuni casi c’è ma non si vede. Lo tiene il titolare solo per esibirlo se dovesse arrivare il controllo della polizia o della Guardia di Finanza.

Il contratto, quando c’è, è fatto solo a tutela del padrone, per il resto si lavora come sotto un caporale: “venerdì mi servi che Giuseppe è malato”. E si va di venerdì anche se è il giorno libero. Giuseppe ovviamente che è malato non prenderà nemmeno un centesimo: si paga alla giornata e se un giorno ti assenti, quel giorno lo devi recuperare. Non importa se devi operarti, se hai la recita di tuo figlio, se è morto un tuo caro: i giorni si recuperano.

E basta un caffé sbagliato, una pizza venuta male, una birra caduta, un momento di esasperazione dopo nove ore in piedi, senza aver mangiato, senza aver nemmeno pisciato. Basta un capomastro che ti ha preso di mira, il genitore di un bambino che parla male di te, una moglie gelosa, un ritardo di dieci minuti, una brutta febbre, una distrazione: e sei fuori. Di nuovo disoccupato, da un minuto all’altro, e di nuovo a mendicare un lavoro la cui paga da fame è decisa dal titolare: “Tanto dietro di te ce n’è decine che verrebbero al posto tuo anche a meno soldi”.

L’altro ieri qualcuno ha lavorato per dieci ore, per tre euro l’ora, senza uno straccio di diritto, schiavo del titolare del bar, della pizzeria, dell’asilo, del cantiere, della casa di cura. Ieri era il Primo Maggio, giorno dei lavoratori, era festivo, hanno pagato doppio: sei euro l’ora.

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“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”.

Sembra una chimera l’articolo trentasei della Costituzione. Andrebbe scritto in ogni luogo di lavoro, come nei tribunali “la legge è uguale per tutti”.

Fonte: I Siciliani – http://feedproxy.google.com/~r/isiciliani/~3/xSUfvAR7_Mg/

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