Anima 2018: Roma stupisce Bruxelles diventando un cartone animato.

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Anche quest’anno Bruxelles ha celebrato il meglio del cinema di animazione internazionale con l’edizione 2018 di “Anima”, un festival che ci ha ormai abituato alla scoperta di eccellenze italiane molto apprezzate tra gli addetti ai lavori anche quando non sono alla ribalta in patria. Quest’anno l’attenzione sulla produzione italiana di lungometraggi animati si è catalizzata attorno a “East End“, un film dei registi Luca Scanferla e Giuseppe Squillaci, che hanno collaborato con Federico Moccia per una sceneggiatura ambientata nelle periferie romane.

“East End” racconta agli adulti (è vietato ai minori di 14 anni) storie di bambini e delle loro tifoserie calcistiche, incorniciate in un mondo costellato da eserciti ipertecnologici, palazzinari coatti, fondamentalisti islamici pasticcioni, tenere coppie di fatto vaticane e spettri di tragedie passate, un cocktail che produce un risultato efficace e divertente, tecnicamente all’altezza delle più blasonate serie d’animazione statunitensi e reso speciale dal tocco di italianità che ci permette di riconoscere alcuni vizi, difetti e nevrosi del nostro “paese reale” anche nella loro rappresentazione animata.

Per conoscere meglio il team creativo che ha prodotto questo lungometraggio, ho realizzato un’intervista “corale” a Scanferla e Squillaci dopo averli intercettati a Bruxelles durante “Anima 2018” per l’apprezzata proiezione di “East End”.

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-Come nasce il vostro amore per il cinema di animazione? Dove vi siete formati, e che consigli dareste a dei giovani creativi intenzionati a intraprendere questo percorso?

Come tutti quelli della nostra generazione, siamo cresciuti guardando i cartoni animati giapponesi degli anni ’80, Goldrake, Mazinga, Jeeg Robot e Lupin III. Anche Disney, Hanna e Barbera, Bruno Bozzetto e la Pixar sono stati importanti. I Simpson, South Park e I Griffin sono stati i nostri modelli di riferimento nella realizzazione di East End. Ad ogni modo il nostro approdo all’animazione è stato indiretto: entrambi ci siamo formati nel campo degli effetti speciali, che abbiamo studiato col grande maestro Carlo Rambaldi, specializzandoci poi negli effetti digitali, settore nel quale lavoriamo da quasi vent’anni. Nell’arco del tempo ci è capitato più volte di realizzare animazioni per titoli di testa, sigle o spot pubblicitari, familiarizzando con le tecniche e i processi realizzativi di diversi tipi di animazione 2d e 3d. Da qui a fare un film animato il passo ci sembrava breve. Non lo è stato ma possiamo dire di averlo fatto.

– Era la vostra prima volta ad Anima? Cosa vi ha colpito di questo festival e del rapporto della capitale europea col cinema di animazione?

Per noi era la prima volta, e quello che maggiormente ci ha colpito, a parte la gentilezza e la professionalità degli organizzatori, è stata la grande partecipazione del pubblico. Ci aspettavamo una manifestazione con un pubblico di nicchia, invece la grande affluenza di persone di tutte le età ci ha stupito… le sale erano piene dall’ora di pranzo fino a notte, una atmosfera meravigliosa.

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– Durante il festival abbiamo scoperto che “East End” è nato da un parto travagliato a più riprese, che ha visto coinvolte varie case di produzione, italiane e straniere. Quali sono state le difficoltà maggiori che avete incontrato per portare a casa questo risultato? Per chi lavora nell’animazione, oggi come oggi è più facile essere profeta in patria o all’estero?

La realizzazione di East End è stata sicuramente lunga e faticosa, soprattutto da un punto di vista produttivo: abbiamo cominciato in due e abbiamo cambiato direzione spesso, cercando di cogliere le occasioni che ci si presentavano. Così nella prima fase dello sviluppo abbiamo più volte riformulato il progetto per sfruttare anche le congiunzioni astrali. Sotto il profilo operativo la gestione dei vari reparti e la coordinazione con il Canada, dove sono state effettuate le animazioni, sono state sfide complesse ed impegnative. Forse siamo stati fortunati, ma fin dalle primissime fasi, siamo riusciti a creare un gruppo di lavoro composto da grandissimi professionisti del settore, talentuosi e generosi, che si sono appassionati al progetto e hanno dato il massimo, contribuendo con le loro idee e la loro creatività e lavorando con un impegno ed una dedizione che sono andate ben oltre quelli che erano i loro obblighi contrattuali. Le difficoltà casomai sono venute dopo, quando abbiamo affrontato la distribuzione. Purtroppo, in Italia, l’animazione continua ancora oggi ad essere considerata un prodotto destinato all’infanzia e un film come il nostro, che non si rivolge ai bambini, ha faticato per trovare un suo spazio e il divieto ai minori di 14 anni non ha certo facilitato le cose. Quindi nel nostro caso è stato più facile essere profeti all’estero, dove il film ha ricevuto molta attenzione ai Festival e ha viaggiato molto, dal Portogallo alla Corea. Ad ogni modo, grazie a Distribuzione Indipendente, che ha creduto nel film, siamo comunque riusciti ad uscire in tutta Italia, in una trentina di sale, riscuotendo un successo di critica inatteso e sorprendente.

– Guardando “East End” l’impressione è quella che il vostro lavoro sulle ambientazioni, sui personaggi e sulla descrizione di luoghi comuni e manie tutte italiane abbia un potenziale che va ben oltre la durata del film, e potrebbe dare vita come spin-off ad una serie che non avrebbe niente da invidiare alle più longeve serie di animazione statunitensi. Avete mai pensato a un progetto del genere? Pensate che in Italia o in Europa ci siano le condizioni per creare l’equivalente nostrano dei “Simpson”, oppure in questo settore sarà difficile scalfire l’egemonia statunitense?

Il progetto di East End nasce proprio come serie tv. Tutto il lavoro di preparazione, dallo sviluppo dei personaggi a quello dell’ambientazione, è stato affrontato in quest’ottica. Soltanto in un secondo tempo, dopo il coinvolgimento di Andrea Iervolino e della AMBI, abbiamo optato per la realizzazione di un lungometraggio. Anche se non abbiamo mai perso di vista l’idea della serie, il film è stato concepito in maniera autonoma, e al momento siamo impegnati proprio nello sviluppo della serie sia da un punto di vista artistico-creativo che da quello produttivo-finanziario. L’Europa, o quello che ne rimarrà, ci aspetta e siamo fermamente convinti che “East End la serie” possa riempire il vuoto dell’animazione umoristica: gli americani già tremano.

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– Dietro la leggerezza del vostro racconto, ho letto anche dei messaggi socialmente utili: la lotta alle speculazioni immobiliari e ai palazzinari, la capacità di ridere dell’apparato militare e clericale, le storie di vita delle periferie romane. E’ solo una mia impressione o avete cercato intenzionalmente di arricchire il vostro racconto con messaggi “politici” nel senso più alto e nobile di questo termine?

Tutte le scelte che facciamo nella nostra vita alla fine hanno un valenza politica, e questo vale anche per l’arte. Il fatto di voler raccontare una storia piuttosto che un’altra, la scelta di una certa ambientazione o di determinati personaggi, oltre, ovviamente, al punto di vista che si sceglie di adottare, sono tutte scelte “politiche”. Certamente ci sono autori per cui la componente politica e sociale è il centro stesso attorno a cui ruota tutta la loro opera mentre per altri è un elemento più marginale, ma a nostro avviso, ogni autore che non sia un semplice esecutore, non può fare a meno di trasmettere alla propria opera almeno un pò della propria concezione del mondo. Detto questo, il nostro scopo principale è sempre stato quello di realizzare un film divertente, e per farlo ci siamo fatti guidare principalmente dai personaggi e dalla storia, limitandoci ad affrontare con la nostra sensibilità i vari argomenti che ci si presentavano.

– Quali sono i progetti che avete in cantiere, e quali i vostri sogni nel cassetto?

Come abbiamo già accennato, al momento siamo concentrati sulla serie tv. Abbiamo già pronti i soggetti per le puntate delle prime tre stagioni, e abbiamo anche trovato alcuni partner esteri interessati ad una co-produzione anche se, per i motivi che accennavamo poco fa, trovare un Broadcast italiano interessato al progetto si sta rivelando più ostico del previsto. Ad ogni modo ci sono trattative in corso e siamo fiduciosi di concludere presto un accordo. Per quanto riguarda i sogni nel cassetto sono così tanti che abbiamo cominciato a stiparli anche in credenze ed armadi. Puccio [Squillaci, ndr] ne ha un paio nel cruscotto dell’auto e Skanf [Scanferla, ndr] ci dorme sopra a uso materasso.

-Come nasce il vostro amore per il cinema di animazione? Dove vi siete formati, e che consigli dareste a dei giovani creativi intenzionati a intraprendere questo percorso?

Come tutti quelli della nostra generazione, siamo cresciuti guardando i cartoni animati giapponesi  degli anni ’80, Goldrake, Mazinga, Jeeg Robot e Lupin III. Anche Disney, Hanna e Barbera, Bruno Bozzetto e la Pixar sono stati importanti. I Simpson, South Park e I Griffin sono stati i nostri modelli di riferimento nella realizzazione di East End. Ad ogni modo il nostro approdo all’animazione è stato indiretto: entrambi ci siamo formati nel campo degli effetti speciali, che abbiamo studiato col grande maestro Carlo Rambaldi, specializzandoci poi negli effetti digitali, settore nel quale lavoriamo da quasi vent’anni. Nell’arco del tempo ci è capitato più volte di realizzare animazioni per titoli di testa, sgile o spot pubblicitari permettendoci di familiarizzare con le tecniche e i processi realizzativi di diversi tipi di animazione 2d e 3d. Da qui a fare un film animato il passo ci sembrava breve. Non lo è stato ma possiamo dire di averlo fatto.

– Era la tua prima volta ad Anima? Se sì, cosa ti ha colpito di questo festival e del rapporto della capitale europea col cinema di animazione? Se no, che differenze hai notato con le edizioni precedenti?

Per noi era la prima volta, e quello che maggiormente ci ha colpito, a parte la gentilezza e la professionalità degli organizzatori, è stata la grande partecipazione del pubblico. Ci aspettavamo una manifestazione con un pubblico di nicchia, invece la grande affluenza di persone di tutte le età ci ha stupito… le sale erano piene dall’ora di pranzo fino a notte, una atmosfera meravigliosa.

– Durante il festival ci hai raccontato che “East End” è nato da un parto travagliato a più riprese, che ha visto coinvolte varie case di produzione, italiane e straniere. Quali sono state le difficoltà maggiori che avete incontrato per portare a casa questo risultato? Per chi lavora nell’animazione, oggi come oggi è più facile essere profeta in patria o all’estero?

La realizzazione di East End è stata sicuramente lunga e faticosa, soprattutto da un punto di vista produttivo: abbiamo cominciato in due e abbiamo cambiato direzione spesso, cercando di cogliere le occasioni che ci si presentavano. Così nella prima fase dello sviluppo abbiamo  più volte riformulato il progetto per sfruttare anche le congiunzioni astrali. Sotto il profilo operativo la gestione dei vari reparti e la coordinazione con il Canada, dove sono state effettuate le animazioni, sono state sfide complesse ed impegnative. Forse siamo stati fortunati, ma fin dalle primissime fasi, siamo riusciti a creare un gruppo di lavoro, composto da grandissimi professionisti del settore, talentuosi e generosi, che si sono appassionati al progetto e hanno dato il massimo, contribuendo con le loro idee e la loro creatività e lavorando con un impegno ed una dedizione che sono andate ben oltre quelli che erano i loro obblighi contrattuali. Le difficoltà casomai, sono venute dopo, quando abbiamo affrontato la  distribuzione. Purtroppo, in Italia, l’animazione continua ancora oggi ad essere considerata un prodotto destinato all’infanzia e un film come il nostro, che non si rivolge ai bambini, ha faticato per trovare un suo spazio e il divieto ai minori di 14 anni non ha certo facilitato le cose. Quindi nel nostro caso è stato più facile essere profeti all’estero, dove il film ha ricevuto molta attenzione ai Festival e ha viaggiato molto, dal Portogallo alla Corea. Ad ogni modo, grazie a Distribuzione Indipendente, che ha creduto nel film, siamo comunque riusciti ad uscire in tutta Italia, in una trentina di sale, riscuotendo un successo di critica inatteso e sorprendente.

– Guardando “East End” l’impressione è quella che il vostro lavoro sulle ambientazioni e sui personaggi e sulla descrizione di luoghi comuni e manie tutte italiane, abbia un potenziale che va ben oltre la durata del film, e potrebbe dare vita come spin-off ad una serie che non avrebbe niente da invidiare alle più blasonate serie di animazione statunitensi. Avete mai pensato a un progetto del genere? Pensate che in Italia o in Europa ci siano le condizioni per creare l’equivalente nostrano dei “Simpson”, oppure in questo settore sarà difficile scalfire l’egemonia statunitense?

Il progetto di East End nasce proprio come serie tv. Tutto il lavoro di preparazione, dallo sviluppo dei personaggi a quello dell’ambientazione, è stato affrontato in quest’ottica. Soltanto in un secondo tempo, dopo il coinvolgimento di Andrea Iervolino e della AMBI, abbiamo optato per la realizzazione di un lungometraggio. Anche se non abbiamo mai perso di vista l’idea della serie, il film è stato concepito in maniera autonoma, e al momento siamo impegnati proprio nello sviluppo della serie sia da un punto di vista artistico-creativo che da quello produttivo-finanziario. L’Europa, o quello che ne rimarrà, ci aspetta e siamo fermamente convinti che “East End la serie” possa riempire il vuoto dell’animazione umoristica: gli americani già tremano.

– Dietro la leggerezza del vostro racconto, ho letto anche dei messaggi socialmente utili: la lotta alle speculazioni immobiliari e ai palazzinari, la capacità di ridere dell’apparato militare e clericale, le storie di vita delle periferie romane. E’ solo una mia impressione o avete cercato intenzionalmente di arricchire il vostro racconto con messaggi “politici” nel senso più alto e nobile di questo termine?

Tutte le scelte che facciamo nella nostra vita alla fine hanno un valenza politica, e questo vale anche per l’arte. Il fatto di voler raccontare una storia piuttosto che un’altra, la scelta di una certa ambientazione o di determinati personaggi, oltre, ovviamente, al punto di vista che si sceglie di adottare, sono tutte scelte “politiche”. Certamente ci sono autori per cui la componente politica e sociale è il centro stesso attorno a cui ruota tutta la loro opera mentre per altri è un elemento più marginale, ma a nostro avviso, ogni autore che non sia un semplice esecutore, non può fare a meno di trasmettere alla propria opera almeno un pò della propria concezione del mondo. Detto questo, il nostro scopo principale è sempre stato quello di realizzare un film divertente, e per farlo ci siamo fatti guidare principalmente dai personaggi e dalla storia, limitandoci ad affrontare con la nostra sensibilità i vari argomenti che ci si presentavano.

– Quali sono i progetti che hai in cantiere, e quali invece i sogni nel cassetto che vorresti realizzare se vincessi alla lotteria e le giornate fossero di 72 ore?

Come abbiamo già accennato, al momento siamo concentrati sulla serie tv.  Abbiamo già pronti i soggetti per le puntate delle prime tre stagioni, e abbiamo anche trovato alcuni partner esteri interessati ad una co-produzione anche se, per i motivi che accennavamo poco fa, trovare un Broadcast italiano interessato al progetto si sta rivelando più ostico del previsto. Ad ogni modo ci sono trattative in corso e siamo fiduciosi di concludere presto un accordo. Per quanto riguarda i sogni nel cassetto sono così tanti che abbiamo cominciato a stiparli anche in credenze ed armadi. Puccio ne ha un paio nel cruscotto dell’auto e Skanf  ci dorme sopra a uso materasso.

– Qual è la cosa che non ti ho ancora chiesto, ma che ti farebbe piacere raccontare?

Ci piacerebbe dimostrare a tutti la nostra intelligenza superiore e fare sfoggio della nostra sconfinata erudizione. Ma più di tutto ci preme vantarci, metro alla mano, della nostra smisurata virilità.

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Fonte: Matita Rossa – http://gubitosa.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/04/12/anima2018/

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