L’umanità che affonda

Donne, bambini, giovani ragazzi nello sbarco di ieri a Catania

Nave carica di immigrati italiani ferma al largo della Florida. A bordo centinaia di bambini e donne incinte, giovani ragazzi in cerca di un lavoro e speranza. Il Presidente USA: “Siamo stufi di questa immigrazione, ci pensi il Canada. Noi chiudiamo i porti!”. Il Presidente Canadese: “Non è di nostra competenza!”. Il Messico si dice pronto ad accogliere la nave.

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Questo titolo di giornale sarebbe stato adatto per una prima pagina del 1910. Quando a partire eravamo noi, italiani in cerca di fortuna. Oggi a partire sono i somali, gli eritrei, gli etiopi, i nigeriani, i libici. Attraversano migliaia di chilometri con mezzi di fortuna, poi salgono su di un barcone pericolante, dopo aver offerto i propri risparmi al primo trafficante disponibile. Su quel barcone salgono donne incinte, altre che portano con sè i propri bambini, giovani in cerca di una nuova vita. Lontani da guerre, fame, malattie.

Gli stessi motivi per cui gli italiani, nei primi del Novecento, lasciavano il proprio paesello e impegnavano tutti i propri averi per un biglietto di sola andata nella prima nave disponibile. “America! America!” gridava il primo che vedeva la statua della libertà, dopo un viaggio di qualche settimana in terza classe, vicino ai motori rumorosi.

“Viva l’Italia!” grida una ragazza con in braccio il suo bambino, dopo aver salutato sorridente il primo operatore salito a bordo della nave Diciotti della Guardia Costiera, sbarcata da poco al porto di Catania. Poco dopo un ragazzino zoppicando percorre la pedana e scende dalla nave. Lo accolgono due operatori della Croce Rossa che gli offrono le prime cure mediche.

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Sulla nave novecentotrentadue persone, la maggior parte provenienti dall’Eritrea, paese africano che ha sùbito la colonizzazione italiana per più di cinquant’anni. Alcuni ragazzi si appoggiano nel bordo della poppa, proprio vicino al nome dell’imbarcazione, e guardano la banchina del porto piena di persone aspettando di scendere. Tra questi, uno alza la mano come in un gesto di vittoria. Nel frattempo un operatore porta una barella sopra la nave.

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Lo slogan “chiudiamo i porti” non ha avuto l’effetto desiderato. Ieri a Catania sono state salvate altre novecentotrentadue vite.

Fonte: I Siciliani – http://feedproxy.google.com/~r/isiciliani/~3/8e_AgQmiJEM/

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