Le poltrone degli amici

Le società partecipate del Comune di Catania cambiano i vertici. Fuori i fedelissimi di Bianco, arrivano gli uomini di Pogliese. E la città?

Quando nel 2013 Enzo Bianco vinse le elezioni a Catania, Roberto Sanfilippo, allora Presidente dell’azienda Metropolitana Trasporti, prese penna e calamaio e subito scrisse ai dipendenti della società partecipata che aveva amministrato per quattro anni. “Il mio mandato di Presidente dell’AMT ha termine con la conclusione dell’esperienza amministrativa del Sindaco Raffaele Stancanelli, di cui costituiva diretta emanazione”. Si congedò così, rivendicando qualche risultato raggiunto, ringraziando gli autisti, i lavoratori dell’officina e tutti gli amministrativi. Si chiuse la porta alle spalle e lasciò il posto.

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Non è andata così con i Presidenti e i consiglieri d’amministrazione delle società partecipate nominati da Enzo Bianco. Hanno aspettato che Salvo Pogliese, dopo un mese dall’insediamento come Sindaco, li buttasse fuori con dei provvedimenti ufficiali datati tutti 18 luglio 2018, inviati a Amt, Sidra, Asec, Sostare e Multiservizi, nei quali si dichiara la decadenza di Presidenti e cda per via della “cessazione del Sindaco socio unico che li ha nominati”. “È accertato – scrive il nuovo Sindaco – che, in concreto, le nomine di che trattasi sono state effettuate intuitu personae, con il solo limite dei requisiti di legge e di Statuto senza alcuna selezione o valutazione comparativa”.

Via gli amici di Enzo Bianco, i fedelissimi della senatrice Valeria Sudano, i miracolati da Luca Sammartino. Tutti nominati senza alcuna selezione pubblica, senza alcun concorso, per pura spartizione politica.

Pronti a subentrare gli amici di Salvo Pogliese, i primi dei non eletti al consiglio comunale, i fedelissimi di Lombardo e Firrarello, i giovani rampanti che non si sono candidati alle elezioni ma si sono impegnati in campagna elettorale. Pronti ad accaparrarsi una poltrona gli uomini noti del centrodestra catanese, finalmente tornato a destra. Unico requisito, la fedeltà politica.

Amministratori unici o consigli d’amministrazione?

La legge Madia imporrebbe alle società a controllo pubblico la nomina di un amministratore unico, per ridurre i costi. Tuttavia il socio unico, nel caso delle partecipate il Comune di Catania, potrebbe optare per un consiglio d’amministrazione per la gestione della società. La scelta di nominare un consiglio d’amministrazione composto da tre membri però “deve essere adeguatamente motivata con riguardo a specifiche ragioni di adeguatezza organizzativa e tenendo conto delle esigenze di contenimento dei costi della società e dovrà essere trasmessa alla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti e alla struttura di monitoraggio, indirizzo e coordinamento del Ministero delle Finanze”. La scelta di un consiglio d’amministrazione, naturale per le società che hanno più soci, è irrazionale per società con socio unico. Pare che Enzo Bianco decise di mantenere i cda non tanto per la collegialità delle scelte quanto per garantire più posti da spartire. Cosa farà Salvo Pogliese è facile intuirlo.

Avere a disposizione una quindicina di nomine dirette permette di accontentare una quantità maggiore di autorevoli postulanti. Per Pogliese sarebbe garanzia di fidelizzazione di buona parte del ceto politico che lo ha sostenuto. E se per i Presidenti nominati vi è l’onore e l’onere di incarichi prestigiosi, lautamente retribuiti ma di enorme responsabilità, oltre che l’assurda possibilità di ingaggiare consulenti per milioni di euro, per i consiglieri d’amministrazione invece gli incarichi sono soltanto spillette da mettere al petto, lasciapassare per gli uffici pubblici, favori e prebende da fare o ricevere, un tassello in più nel curriculum. La giusta ricompensa per la fedeltà politica.

E poi c’è la città.

C’è chi ha diritto agli autobus puntuali e continui per andare a scuola e a lavoro. Chi vorrebbe l’allaccio del gas senza pagare cifre astronomiche. Chi vorrebbe parchi, scuole, uffici puliti. Chi desidera che l’acqua arrivi ogni giorno e a una pressione che consenta di farla uscire dal rubinetto, pulita, a un prezzo accettabile, senza che nessuno faccia profitto. C’è persino chi vorrebbe che l’acqua tornasse a mare depurata.

A nessuno è mai venuto in mente che per assicurare questi diritti ai cittadini bisognerebbe selezionare gli amministratori delle società partecipate attraverso le competenze. Un esperto di trasporto pubblico per gestire la società degli autobus e dei parcheggi, un bravo tecnico per la società del gas e dell’acqua, un buon amministratore per la Multiservizi. Pensate un po’ che bella idea. E chissà: se fossero davvero bravi, questi amministratori selezionati per capacità e non per fedeltà politica, potrebbero addirittura sopravvivere alle elezioni.

Fonte: I Siciliani – http://feedproxy.google.com/~r/isiciliani/~3/W1I5CXy_iJg/

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