Noi che siamo stati a Genova

Dalla resistenza al ponte che non resiste.

Genova, medaglia d’oro per la resistenza al nazifascismo, operai e uomini e donne che fecero arrendere le truppe germaniche.

Genova, che ci accolse, nel 2001, mentre gli otto “grandi” decidevano per l’umanità.

foto Giovanni Caruso

Genova dei manganelli insanguinati, per ordine dei ministro Scagliola, “alunno” del cattivo maestro Enzo Bianco.

Genova, delle torture da Bolzaneto alla scuola Diaz, dove si compì la “macelleria messicana”.

Genova, di piazza Alimonda, dove una calibro nove spezzò la vita del movimento.

Genova, dei trecentomila manifestanti con il lutto al braccio per Carlo Giuliani.

Genova, dove nei balconi “fiorivano” bandiere della pace e bandiere rosse insieme a mutande e reggiseno, e la gente affacciata che ci ristorava con una pioggia improvvisa, ma erano solo secchi d’acqua.

Genova, del compagno prete, Don Gallo, amico e sostenitore dei tossico-dipendenti, amico degli ultimi, amico di Faber e delle donne “bocca di rosa”.

Si contaminava, con la nostra lotta e urlava “hasta la vittoria siempre!”, tenendo tra le labbra un mezzo toscano.

Genova, delle alluvioni e del fango che uccide, e la volontà dei giovani “angeli del fango” per resistere ancora come nuovi partigiani.

Genova, dei portuali, uomini del mare di ponente e di levante, delle osterie e le puttane di via del campo.

Genova, sovrastata da strade e ponti, come ragnatele che catturano palazzi e case per la gloria del progresso e del capitalismo, non curante delle persone e delle loro vite.

Genova, dei “grilli parlanti”, oggi al governo, con chi pratica la politica del “nuovo”fascismo”.

Genova, che applaude a Di Maio e Salvini, che nel giorno del dolore si prestano ai selfie di propaganda e consenso, nessuna morale ma solo il successo.

Genova, ancora ferita a morte, durante un’estate incerta dove il potere fa finta di non aver mai saputo.

Genova, rialzati, come quel 1960, dove ragazzi con le magliette a strisce si ribellarono al governo che voleva tornare al “ventennio” fermato a Genova, ma che uccise a Reggio Emilia, a Palermo e Catania.

Genova, prendi la medaglia al valore per aver lottato e riconquistata la libertà.

Appuntala, al tuo petto, e spazza via la paura e poi “scarpe rotte eppur bisogna andar!”.

foto Giovanni Caruso

Fonte: I Siciliani – http://feedproxy.google.com/~r/isiciliani/~3/golt-AvUfB8/

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