#cphpride: Orgoglio LGBT a Copenhagen

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Ho avuto la fortuna di capitare casualmente a Copenhagen proprio nel Pride Week“, la settimana dedicata ad approfondimenti culturali, politici, sociali e artistici organizzati da quella che in Italia definiremmo la “comunità LGBT” ma che in Danimarca è semplicemente società civile, senza il bisogno di ulteriori denominazioni.

Senza perdermi in riflessioni storiche sul paese che prima di ogni altra nazione al mondo ha riconosciuto dignità sociale e diritti civili a orientamenti sessuali osteggiati dall’ignoranza, dal pregiudizio e dalle fobie, mi limito a segnalare quello che ho visto e percepito personalmente in quei quattro chilometri di strada arcobaleno.

Al pride di Copenhagen ho visto tantissime famiglie di ogni genere e tipo che insegnavano ai bambini cosa sono i diritti mostrandone un concreto esercizio; rifugiati LGBT che non possono essere “aiutati a casa loro”, dove la libera espressione della loro indole è impossibile o addirittura illegale; tantissime coppie come me e mia moglie sciolte in quel fiume arcobaleno di persone, nella convinzione che le minacce ai diritti di qualunque minoranza sono sempre e comunque minacce alla libertà di tutti; storiche associazioni danesi che festeggiavano il settantesimo anniversario delle loro lotte contro l’omofobia; migliaia di ragazzi giovanissimi, adolescenti e preadolescenti che si aiutavano a essere loro stessi e a scoprire una sessualità senza repressioni, psicosi e bigottismi; famiglie arcobaleno che difendevano i loro figli dai danni del pregiudizio e dell’ignoranza; disabili che non vogliono aggiungere l’omofobia evitabile alle loro difficoltà inevitabili, gruppi universitari, federazioni sportive: tutti assieme celebravano la vita, dimostrando quanto sia normale la diversità, quanto sia bella l’alterità, quanto sia poliedrica la sessualità.

Chi liquida i pride come una “carnevalata” vuol dire che non vi ha mai partecipato: basta farlo almeno una volta per scoprire un momento di liberazione collettiva, in cui si concorda uno spazio protetto di sospensione del giudizio dove chiunque è libero di essere se stesso, vestirsi come gli pare e affermare la propria identità etica, estetica, genetica e romantica senza il timore di essere considerato fuori norma, irregolare, deviante, problematico o “sbagliato”.

E di fronte a questa bella festa ti sembra ancora più ingiusta, insensata e cattiva la persecuzione secolare della diversità, col rischio di sviluppare un pregiudizio simmetrico, e convincersi che sia l’omofobia, e non l’omosessualità, la vera perversione malata, la vera devianza, il vero tratto sociopatico che rende inadatti ad essere genitori, il vero cancro sociale da reprimere e curare, il vero tratto caratteriale che ci consente un pregiudizio negativo senza attenuanti.

Ma in mezzo a quella folla non ho avuto tempo per rancori antiomofobi: a Copenhagen, guardando le famiglie che si godevano serenamente una bella festa dei diritti civili, ho pensato soltanto che i bambini più intelligenti, curiosi, autonomi e sicuri sono quelli a cui viene insegnato e trasmesso l’amore, senza contagiarli con fobie, psicosi e ignoranza degli adulti. Il #cphpride è stata una grande occasione educativa per un popolo civile.

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Fonte: Matita Rossa – http://gubitosa.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/08/20/cphpride/

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