Germania: “Noi siamo di più”. In 65mila al concerto contro razzismo ed estrema destra

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di Alessandro Alviani

This is not about the fight between right and left, it’s about basic decency

Non è questione di destra e sinistra, è questione di civiltà. Sono le parole di Campino, voce dei Die Toten Hosen, una delle band che lunedì ha partecipato al concerto #WirSindMehr (“Noi siamo di più”, diventato subito trending topic su Twitter) contro razzismo ed estrema destra e che ha visto la partecipazione di 65.000 persone a Chemnitz, in Sassonia. L’evento è stato organizzato da alcune note band tedesche, a partire dai Kraftklub, originari proprio di Chemnitz a seguito di quanto accaduto nei giorni precedenti.

I disordini dell’ultima settimana a Chemnitz, hanno segnato una cesura in Germania: per la prima volta neonazisti, hooligans di estrema destra, elementi del movimento xenofobo Pegida ed esponenti del partito della destra radicale della AfD (Alternativa per la Germania) si sono saldati, in un’inedita coalizione anti-immigrati che è sfociata in una caccia allo straniero e in saluti nazisti sbandierati sotto gli occhi della polizia.

Se finora il risentimento per la politica delle porte aperte era rimasto confinato a slogan come “Merkel muss weg“ (“Merkel deve andarsene“) e la AfD aveva evitato di essere accostata pubblicamente all’estrema destra, per non darsi un’immagine troppo radicale e non giocarsi i potenziali voti dei tedeschi indignati con la cancelliera per la sua decisione, tre anni fa, di aprire le porte della Germania a migliaia di richiedenti asilo rimasti imbottigliati lungo la rotta balcanica, Chemnitz ha segnato un salto di qualità. Il tutto in nome di una persona che, con l’estrema destra, non aveva nulla a che fare.

Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 agosto Daniel Hillig, un falegname 35enne tedesco di origini cubane, è stato accoltellato durante una rissa a Chemnitz ed è morto poco dopo in ospedale. Per l’omicidio sono state fermate due persone: un 23enne siriano e un 22enne iracheno. Una terza persona, un rifugiato iracheno, è ricercata dal 4 settembre. Nella mattinata di domenica sono comparse sui social media alcune ricostruzioni secondo cui Daniel Hillig sarebbe stato ucciso per aver difeso una ragazza che era stata molestata dagli aggressori. Una fake news, smentita rapidamente dalla polizia, ma che ha continuato a diffondersi, alimentando la rabbia.

Nella stessa giornata centinaia di persone sono scese in piazza, seguendo l’appello di un gruppo di hooligans di destra (“Kaotic Chemnitz”) e lanciandosi in una vera e propria caccia allo straniero. Lunedì 27 le proteste, indette stavolta dal movimento populista di destra “Pro Chemnitz“, si ripetono: stavolta a scendere in piazza sono 6.000 persone, che si trovano di fronte 1.500 contro-dimostranti e appena 600 poliziotti. Le manifestazioni si ripetono il giovedì e il sabato.
Ancora ieri circa 20mila persone hanno marciato a Berlino e ad Amburgo chiedendo alla Germania di accogliere più migranti salvati in mare.

I fatti di Chemnitz stanno monopolizzando da giorni il dibattito politico. Diversi politici, come il vice-presidente socialdemocratico del Bundestag, Thomas Oppermann, hanno proposto di far sorvegliare la AfD dai servizi segreti per gli interni. Nella discussione si è inserita anche Merkel: la decisione in materia, ha spiegato, non spetta alla politica, ma ai servizi segreti. I quali hanno escluso martedì di voler porre sotto osservazione il partito in Sassonia. Molti puntano il dito contro la strategia della Cdu, che governa ininterrottamente in Sassonia dalla riunificazione del 1990: il partito cristiano-democratico viene accusato di aver relativizzato per anni, se non apertamente negato, il problema del razzismo e dell’estrema destra nella regione. Celebre è rimasta la frase dell’ex governatore della Cdu, Kurt Biedenkopf, secondo cui gli abitanti della Sassonia sono “immuni“ dall’estremismo di destra. Così facendo, è l’accusa, la Cdu ha creato il terreno fertile per la diffusione dell’estrema destra, piuttosto che combatterla.

I sondaggi per le regionali del prossimo anno alimentano il nervosismo tra i cristiano-democratici. La Cdu è data oggi al 28%, appena tre punti percentuali sopra la AfD. A titolo di paragone: la Spd, che attualmente è al governo regionale con la Cdu, è all’11%, la Linke al 18%.

A livello nazionale, i fatti di Chemnitz non sembrano aver frenato il trend di crescita della AfD. Un sondaggio condotto dall’istituto Insa tra il 31 agosto e il 3 settembre per la Bild rivela che l’“Alternativa per la Germania“ è salita al 17% e ha scavalcato la Spd (16%). La Cdu/Csu è al 28,5%.

A mostrarsi preoccupata per le scene viste a Chemnitz è invece l’industria tedesca. Dieter Kempf, presidente della Bdi (la Confindustria), teme che i disordini possano danneggiare l’immagine della Germania nel mondo e ostacolare l’arrivo di talenti ed esperti altamente qualificati dall’estero. Talenti ed esperti che sono fondamentali per il tessuto industriale della Sassonia, una regione che, a detta del ministro regionale dell’Integrazione, Petra Köpping, dalla riunificazione a oggi ha perso 750.000 persone, gente con un livello di formazione elevato, che ha preferito emigrare altrove : il tasso di disoccupazione è sceso ad agosto al 5,8%, contro il 6,4% di un anno fa; le aziende faticano a trovare lavoratori qualificati, al punto che sono oltre 40.000 i posti vacanti.

Martedì la cancelliera Merkel ha annunciato di voler visitare Chemnitz a ottobre.

Intanto è stato lanciato un appello per far scendere in piazza, il prossimo 13 ottobre, alle ore 14, cinque milioni di europei, invitando i cittadini a organizzare eventi nei propri paesi per mandare un segnale forte e chiaro contro nazionalismo, intolleranza e odio e per un’Europa unita, democratica e solidale.

Immagine via Christoffer Horlitz

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Fonte: Valigia Blu – https://www.valigiablu.it/chemnitz-migranti-nazisti-concerto/

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