Stop fondi Sprar: «Salvini non blocchi un modello d’accoglienza che l’Europa ci invidia»

Non rinnovare i progetti di accoglienza Sprar, quelli gestiti direttamente dai Comuni e rendicontati al centesimo? “Ci si fa del male da soli. È un modello che funziona, e lo dicono amministrazioni di tutta Italia e di ogni colore politico, Lega compresa: chiedo al ministro dell’Interno Matteo Salvini di rinnovare i progetti in scadenza, per il bene del Paese”. È perentorio il sindaco di Prato Matteo Biffoni, referente immigrazione dell’Anci, Associazione nazionale comuni italiani. Il cuore della questione, sempre più preoccupante con il passare dei giorni sia per i Comuni (leqqi anche qui) che per gli enti del privato sociale (e qui), è il mancato rinnovo da inizio luglio a oggi dei finanziamenti in atto e l’avvio della nuova progettazione di un tipo di accoglienza lontano anni luce dalla gestione a macchia di leopardo dei Cas, Centri di accoglienza straordinaria, le strutture assegnate ai privati dalle Prefetture. Centri che purtroppo – a fronte di tante esperienze positive – fanno registrare periodicamente scandali di appropriamento indebito dei fondi destinati all’accoglienza dei richiedenti asilo.

Proprio nelle ore in cui il decreto Salvini prende forma con dure inversioni di rotta in tema di asilo politico – sembra che verrà fortemente depotenziato il rilascio del permesso per motivi umanitari, mentre per quanto riguarda la formazione delle persone in accoglienza, sarà limitata solo a già titolati e minori non accompagnati ma non ai richiedenti asilo adulti (tutta da vedere un’accoglienza Sprar in questi termini, quando l’acronimo sta proprio per Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati) – la risposta ministeriale alla richiesta di rifinanziamento dei progetti, da Bergamo a Prato a decine di altre città d’Italia, è laconica: “ora non ci sono i fondi. Vi faremo sapere”, è l’essenza della circolare che sta arrivando ai Comuni e agli enti di accoglienza. Il blocco dei fondi sta lasciando in panne, tra l’altro, il Servizio centrale Sprar, che pur è un organo ministeriale, braccio operativo dell’accoglienza comunale. Sprar che negli ultimi anni è cresciuto molto in termini di qualità e di collaborazione con i Comuni: si era arrivati anche a garantire una “clausola di salvaguardia” per evitare un’eccessiva presenza di persone richiedenti asilo per ogni paese: chi aderiva allo Sprar, non riceveva ulteriori accoglienze prefettizie. Ma ora il Sistema soffre questo immobilismo che si tradurrà presumibilmente anche in un ulteriore ritardo dei pagamenti arretrati al migliaio di Comuni aderenti (su 8mila totali). “Stiamo chiedendo informazioni e possibilità di sedersi attorno a un tavolo per discutere nel concreto del problema, ma non otteniamo risposta”, riporta sgomento Biffoni. Come lo è il prefetto Mario Morcone, ora direttore dell’ong Cir, Centro italiano rifugiati, ma nello scorso governo prima capo del Dipartimento libertà civili e immigrazione, poi capo di gabinetto dell’allora ministro dell’Interno Marco Minniti. “Non è un discorso di destra o sinistra, di un governo o l’altro, e non ne faccio nemmeno una questione di solidarietà o umanità”, tiene a precisare Morcone, “parlo dal lato tecnico: non rinnovare i progetti, non pubblicare la graduatoria e i nuovi bandi portano a un danno enorme alla collettività. Perché lasciando a se stesse le persone in accoglienza aumenta la loro marginalizzazione dalla società ed è prevedibile un aumento della conflittualità sociale”. Ancora, “rifiutare di sedersi a un tavolo con i sindaci, aumentando così le tensioni, è un controsenso dato che storicamente il ministero dell’Interno è l’organo con cui le amministrazioni comunali dialogano di più”.

Anche Morcone sottolinea la virtuosità dei progetti Sprar: “quando ero al ministero sono arrivati da tutta l’Unione europea a studiare il nostro modello, ritenendolo virtuoso. Com’è possibile che quella che è ritenuta un’eccellenza in Europa venga ora attaccata dall’interno?” E la forte stretta sull’umanitario? “E’ un grave errore. Negarlo a priori crea un problema ulteriore perché stiamo parlando di persone, non categorie astratte, e ogni persona ha la sua specificità”, sottolinea Morcone. Umanitario negato, fondi bloccati, altre modifiche restrittive: il futuro dell’accoglienza italiana – che comunque, soprattutto per quanto riguarda il business sulla pelle dei migranti, aveva bisogno di miglioramenti – è decisamente in crisi. “Mi spiace però che questi nuovi provvedimenti derivino da una forte propaganda, che spesso confonde i piani non facendo distinzione tra persone appena sbarcate, altre già titolari di protezione, altre in Italia da flussi migratori di natura diversa. Da questo tipo di propaganda, più si va avanti più diventa difficile uscirne. Per questo chiedo urgentemente al ministro Salvini di incontrare l’Anci, per capire assieme le cose che funzionano e quelle che non funzionano”.

Foto di Danilo Balducci/Sintesi

Fonte: Vita.it – http://www.vita.it/it/article/2018/09/06/stop-fondi-sprar-salvini-non-blocchi-un-modello-daccoglienza-che-leuro/148932/

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