Totò bacia ancora

Cuffaro torna in Parlamento.

Di figli di detenuti s’è parlato, certo, ma chissà a chi importava davvero. Al convegno tenutosi il 13 settembre nell’aula Piersanti Mattarella si è per lo più commemorato il ritorno di Salvatore Cuffaro, condannato per favoreggiamento, nel palazzo del potere della Regione Sicilia. Fuori l’associazione antiestorsione Asaec ha protestato. “Io non sto in silenzio. No a Cuffaro nella sala Mattarella” recitavano i cartelli.

Il tentativo di ospitare l’ex presidente della regione che ha favorito la mafia proprio nella sala dedicata al Presidente della Regione Mattarella, ammazzato dalla mafia, era già stato fatto nel 2016. All’epoca il Presidente dell’ARS era il deputato Giovanni Ardizzone che impedì, col plauso di Crocetta, lo svolgimento del convegno. Anche allora il tema erano le condizioni dei detenuti. Qualche settimana fa è stato il deputato UDC Figuccia a riprovarci, trovando però il silenzio del Presidente della regione Musumeci e le porte spalancate dal Presidente dell’ARS Micciché.

È stato proprio Figuccia a dimostrare quanto l’evento non fosse altro che un pretesto per incontrare l’amico Totò. Nella lettera di invito alla conferenza nient’altro che data, orario e una nota: “l’onorevole – seppur interdetto per sempre dai pubblici uffici – Salvatore Cuffaro sarà il relatore del convegno”. Distinti Saluti.

Così, quando si sono aperte le porte dell’ARS a Cuffaro, uno stuolo di fotografi ha immortalato l’evento, gli amici di sempre gli sono andati incontro per abbracciarlo, gli amici degli amici gli si sono avvicinati per salutarlo e Totò ha baciato tutti, come ai vecchi tempi.

Parole di grande verità sono state pronunciate da Gianfranco Micciché, Presidente del parlamento con la maggior quantità di inquisiti, indagati e condannati del mondo. Dati veri, numeri alla mano. “Sono convinto che Totò abbia pagato per tutti. E anche per questo motivo gli dico che questa sarà sempre casa sua”.

In alcuni quartieri di Catania e Palermo la condanna penale e l’esecuzione della pena non è motivo di vergogna ma di orgoglio, una spilla al petto, una cicatrice che fa guadagnare rispetto.

Cuffaro è tornato all’ARS tra gli applausi e qualche coro di dissenso. Non è il primo criminale che vi fa ingresso, non è l’unico, non sarà l’ultimo.

I democristiani siciliani, da anni alla ricerca di un leader, adesso hanno molto di più: un martire da portare in processione.

Fonte: I Siciliani – http://feedproxy.google.com/~r/isiciliani/~3/h3e5XjNisR4/

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