Approvato il “decreto Salvini”: le novità in tema di immigrazione
Salvini

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Ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità il decreto in materia di sicurezza e immigrazione fortemente voluto dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Se confermate, le misure contenute nel decreto legge avranno notevoli ripercussioni sui diritti di coloro che hanno bisogno di protezione, sul sistema di accoglienza e sulle possibilità di integrazione degli stranieri in Italia. Il decreto infatti, una volta firmato dal presidente della Repubblica, passerà all’esame di Camera e Senato che avranno 60 giorni di tempo per convertirlo in legge.

Queste le principali novità introdotte dal provvedimento:

  • Abolizione della protezione umanitaria

Il decreto, modificando quanto disposto dal Testo unico sull’immigrazione (decreto legislativo n. 286/98), prevede innanzitutto l’abolizione della protezione umanitaria. Questa forma di protezione – residuale rispetto al riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria – permette alle questure di rilasciare un permesso di soggiorno per motivi umanitari ai cittadini stranieri che presentano “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano”. Con il decreto Salvini, questo tipo di permesso non potrà più essere concesso – nemmeno dai tribunali in sede di ricorso.

Sparisce quindi la dicitura “motivi umanitari” dal Testo unico sull’immigrazione, e con essa la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno se non per “casi speciali”, che il provvedimento identifica con sei fattispecie specifiche. Il decreto introduce infatti un permesso di soggiorno particolare per chi ha bisogno di cure mediche o di protezione sociale, per le vittime di violenza domestica o grave sfruttamento lavorativo, per chi proviene da un paese che si trova in una situazione temporanea di calamità e per chi abbia compiuto atti di particolare valore civile.

Il decreto comporta importanti conseguenze non solo per coloro che attualmente beneficiano della protezione umanitaria – la cui situazione diventa più incerta – ma anche per il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), che si trasformerebbe in un sistema di protezione riservato ai soli titolari di protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati.

  • Diniego e revoca della protezione internazionale

Secondo la legislazione vigente, lo status di rifugiato viene negato o revocato quando lo straniero costituisce un pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica perché condannato in via definitiva per una serie di reati, come ad esempio omicidio e violenza sessuale. Con il decreto Salvini, ulteriori fattispecie di reato causerebbero il diniego o la revoca della protezione internazionale: dalla violenza o minaccia a un pubblico ufficiale, alle lesioni personali aggravate, a varie fattispecie di furto.

A questo si aggiungono delle nuove disposizioni riguardanti la domanda di asilo. In base al decreto, le Commissioni Territoriali saranno tenute a sospendere l’esame della domanda di asilo nel caso in cui il richiedente sia condannato in primo grado per uno dei reati per i quali è previsto il diniego dello status di rifugiato. In tali casi potrà essere inoltre disposta l’espulsione del richiedente asilo.

  • Tempi di permanenza nei Centri di permanenza per il rimpatrio

Attualmente, il Testo unico sull’immigrazione prevede che gli stranieri irregolari in attesa di essere rimpatriati possano essere trattenuti nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) per un massimo di 90 giorni. Questo termine è stato stabilito nel 2014, quando il legislatore, per la prima volta dall’introduzione nel nostro ordinamento dell’istituto della detenzione amministrativa per gli stranieri, era intervenuto non per aumentare, ma per ridurre i limiti massimi di detenzione negli allora Centri di identificazione ed espulsione (CIE). Il precedente termine, fissato a un massimo di 18 mesi, non si era infatti rivelato utile ad aumentare il numero dei rimpatri, diventando questi sempre più difficili con il prolungarsi della detenzione. Il prolungamento del tempo di trattenimento nei centri di detenzione amministrativa, misura costosa e poco utile all’efficienza del sistema rimpatri, appariva inoltre come un mero strumento punitivo del migrante irregolare.

Il decreto Salvini invece raddoppierebbe l’attuale termine di 90 giorni, portandolo fino a un massimo di 180 giorni. Il provvedimento prevede inoltre che gli stranieri possano essere trattenuti in luoghi diversi dai CPR in strutture idonee nella disponibilità dell’autorità di pubblica sicurezza.

  • Trattenimento dei richiedenti asilo

Il provvedimento introduce poi la possibilità di trattenere i richiedenti asilo negli hotspot per 30 giorni allo scopo di accertarne l’identità e la cittadinanza. Se questo accertamento non è possibile, i richiedenti asilo potranno inoltre essere trattenuti nei CPR fino a un massimo di 180 giorni.

Misure di questa portata comporterebbero però la violazione di norme nazionali e internazionali, sanzionando l’ingresso e il soggiorno irregolare dei richiedenti asilo nel caso in cui siano sprovvisti di documenti di viaggio – come spesso accade per coloro che fuggono da persecuzione o da paesi in guerra.

Il decreto è ora al vaglio del Presidente della Repubblica, e una volta emanato passerà alle Camere per essere convertito in legge.

Fonte: Cild.eu – https://cild.eu/blog/2018/09/25/decreto-salvini-novita-immigrazione/

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