Venezuela – Un pacco pieno di medicine

Con l’embargo Usa e la crisi della moneta negli ospedali c’è bisogno di tutto: guanti, mascherine, antibiotici, cotone, alcool. Aiutiamoli.

L’uomo col fucile sale sul pullman e dice: «Buona sera, ispezione dei bagagli. Per favore, tutti giù con le valigie». Una mandria di persone si mette in fila nello stretto corridoio coi borsoni in mano, cammina lenta fra i sedili e poi scende i tre gradini finali.

Un piccolo salto e Juan si ritrova con l’asfalto sotto le scarpe, nella autostrada per Mérida, dietro una coda di gente messa davanti a un banchetto: di fronte c’è il tipo della Guardia Nacional che controlla le valigie.

La gente trasporta di tutto: latte in polvere, sacchi di cibo in scatola, chili di farina. Sono gli emigrati che rientrano dalla Colombia a portare ai parenti quello che non si trova in Venezuela.

Una ragazza sui trentanni è nervosa, quando le aprono gli zaini protesta perché sono lenti e si fermano su ogni cosa: «Non aspettano altro che questo – dice una signora a Juan – Appena hanno una scusa ti levano le cose». Arrivano altri due con gli stivali, dicono alla ragazza di mettersi da parte per controllare meglio e la fila va avanti. È il turno di Juan, lui e il poliziotto avranno la stessa età: «Per favore, metta tutto qui sopra», fa quello in divisa. Juan carica sul tavolino quattro valigie, le apre, il poliziotto accende la torcia e vede che sono piene di scatolini.

Resta fermo un attimo, poi chiama un altro, sembra un suo superiore, quello si avvicina, vede i pacchetti della farmacia e dice con voce dura: «Perché trasporta tutte queste medicine?».

«Sono per l’ospedale di Mérida, reparto di neonatologia, dottoressa Janaika Machado Peñaloza» risponde Juan.

«Lei è un medico?» domanda l’agente.

«No – fa il ragazzo – però ho una lettera per lei». E prende una busta dalla tasca dei pantaloni.

Il superiore la afferra, la apre e legge: «A los defensores de la Republica Bolivariana…material médico-quirúrgico… ninguna afiliación politica contraria al actual régimen venezolano… uso personal de la doctora…». La gente dietro il ragazzo allunga la testa per vedere che succede mentre il poliziotto davanti al banchetto aspetta paziente che il superiore finisca la lettera, poi gli dice una cosa all’orecchio. Quello abbassa la testa e si rivolge a Juan: «Prego, può andare», fa una pausa, mette una mano sul bordo della valigia aperta e dice: «Mi dia solo una amoxicilina».

***

Con l’embargo Usa e la crisi della moneta negli ospedali c’è bisogno di tutto: guanti, mascherine, antibiotici, cotone, alcool. Federica De Quijano, Juan Alberto Suarez e Katelijne Impens hanno organizzato questa spedizione volontaria per il reparto di neonatologia dell’Hospital de los Andes de Mérida, in Venezuela, e ne faranno altre.

Per chi vuole avere altre informazioni, basta contattare Federica su WhatsApp al numero +34 693983409. Mentre per le donazioni, intestatario e codice iban sono:

Federica Gutierrez De Quijano Miceli, codice ES66 0081 0128 1900 0122 3424, Codice Bic BSABESBB, Banco Sabadell, causale “donazioni  Hospital de los Andes de Mérida”.

Fonte: I Siciliani – http://feedproxy.google.com/~r/isiciliani/~3/HIstIfPbD3s/

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