Una marcia che parte da lontano

Il Forum Lampedusa Solidale alla #PerugiAssisi: una marcia che parte da molto lontano…


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In maniera ideale questa marcia della pace parte da questo scoglio in mezzo al Mediterraneo, uno scoglio che la natura ha voluto luogo di salvezza e che le leggi degli uomini vogliono oggi trasformare in muro.
Terra d’africa ma suolo europeo, frontiera che cancella l’uguaglianza tra gli esseri umani.

In realtà questa marcia parte da molto più lontano. Parte dal Camerun, dalla Nigeria, dal Ghana, dalla Costa d’avorio, dalla sierra Leone, dalla Guinea, dal Senegal, dal Burkina Faso, dal Niger, dal Ciad, dal Sudan, dalla Somalia, dall’Eritrea, dall’Etiopia, dall’Egitto, dalla Libia, dalla Tunisia, dal Marocco, dalla Siria, dall’Afghanistan, dal Pakistan, dal Bangladesh…

Sono loro, nostre sorelle e nostri fratelli, che per necessità o per scelta hanno da anni intrapreso questa marcia pacifica: molti, troppi di loro sono morti sotto le bombe, nel deserto, nei lager in Libia, in mare, vittime di razzismo e sfruttamento in terra d’Europa. Da loro noi oggi prendiamo il testimone e ci mettiamo in marcia.

Davanti a loro e davanti a tutti voi, ci impegniamo a continuare questa marcia mettendo i nostri corpi, le nostre menti, i nostri cuori al servizio della pace, della giustizia, della libertà e della verità.

Pace vuol dire impegno quotidiano affinché in territori come questo cresca la consapevolezza che è giusto avere ospedali, scuole e biblioteche invece che Radar e F35. Pace vuol dire praticare solidarietà, che non è buonismo ma coraggioso rispetto per se stessi, per la nostra Costituzione, per tutta l’umanità.

Giustizia vuol dire impegnarsi affinché vengano fornite a tutte e a tutti le stesse opportunità e gli stessi diritti senza distinzione tra chi qui vive e chi qui arriva, tra uomini e donne, tra italiani e stranieri.
Giustizia vuol dire non solo mera osservanza della legge ma anche disobbedienza a leggi ingiuste, inutili e disumane. Così sono portatori di giustizia persone come Mimmo Lucano, Sindaco di Riace, nostro fratello, al quale va il nostro abbraccio. Sono i piloti volontari che da quest’isola partono per avvistare i naufraghi in pericolo. Sono tutti gli uomini e le donne solidali che su quest’isola condividono con chi qui approda, cibo vestiti, abbracci, preghiere, sorrisi e lacrime.

Libertà vuol dire non essere costretti a circondarsi di muri e filo spinato per sentirsi al sicuro; vuol dire che il ricco e il povero in questo mondo devono potersi muovere nella stessa maniera, rifiutando l’idea che il povero sia condannato a vivere per sempre in una galera grande quanto il suo paese, dopo che questo è stato impoverito e affamato per decenni.

Verità vuol dire conoscenza, pensiero critico, resistenza. Verità vuol dire comprendere i meccanismi economici e di potere che impoveriscono milioni di persone e generano guerre. Vuol dire denunciare il ruolo che svolgono multinazionali come Eni, Shell, Total nel continente Africano. Vuol dire far conoscere i processi coloniali in atto che impediscono a un intero continente, ricchissimo di risorse ed energie, di sottrarsi al giogo dei governi occidentali. Verità vuol dire reagire sempre, con la forza della nonviolenza, contro chi usa il termine bontà in senso dispregiativo, contro chi sfrutta la sofferenza per tentare di guadagnare qualche punto nei sondaggi; vuol dire non accettare mai che la contabilità dei tassi d’interesse sia più importante di quella dei morti nel Mediterraneo.

E a quanti oggi guardano al nostro marciare con sufficienza, con diffidenza, con sospetto perché convinti che la pace sia solo un’utopia, rispondiamo con le parole di Eduardo Galeano:
“L’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile.
E allora, a cosa serve l’utopia? A questo: serve per continuare a camminare.”

Buona marcia a tutte e tutti.

Fonte: Perlapace.it – http://www.perlapace.it/58472-2/

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