INTOLLERANZA ZERO: in migliaia a Milano per dire NO all’odio e alle discriminazioni

IL MESSAGGIO DI CARLA NESPOLO

Care amiche e cari amici che siete oggi, in tanti, in questa piazza di Resistenza, umanità, Costituzione, vi giunga il mio caloroso saluto e ringraziamento. Manifestazioni come questa sono preziose, perché non solo costituiscono un forte richiamo per chi ha il dovere istituzionale di contrastare i fascismi e i razzismi, ma offrono anche uno spazio di partecipazione. C’è nel Paese un risveglio delle coscienze di quelle cittadine, di quei cittadini che seppure distanti dalla militanza politica e sociale, sono giunti ad un livello tale di insopportabilità delle scelte governative sull’immigrazione, sulla vita delle persone deboli, da scendere in strada e contribuire a dar forza alle ragioni del diritto e della civiltà democratica. Dobbiamo proseguire, con entusiasmo, fantasia, passione, in questo difficile ma fondamentale cammino di rivolta e costruzione di un’alternativa umana. Dobbiamo cogliere ogni occasione di contatto, di dialogo. C’è una imprescindibile cultura di accoglienza da rifondare. Ce lo chiede la Costituzione, la necessità della sua piena applicazione. Ce lo chiedono le partigiane e i partigiani che si sono battuti, fino all’estremo sacrificio, per un Paese libero da discriminazioni, schedature e odio. Andiamo avanti, uniti. Vi abbraccio tutte e tutti.

Carla Nespolo – Presidente nazionale ANPI

IL MESSAGGIO DI LILIANA SEGRE

Mentre l’Italia “ufficiale” ricorda l’ottantesimo anniversario delle leggi razziste del 1938, e lo fa (finalmente) con grande partecipazione e consapevolezza, dalla “pancia” del Paese emergono diffusi segnali della rinascita di correnti razziste, xenofobe, nazionaliste, quando non apertamente fasciste o neonaziste. Questo è per me motivo di grande sconforto. Dopo la fine della guerra, quando il 2 giugno 1946 si tennero le prime elezioni libere dopo la lunga dittatura, avevo quindici anni e non potevo votare, però ho ancora dentro quella sensazione di gioia collettiva. Qualcosa di nuovo dopo tante tragedie, l’esplosione di felicità per questa Italia ritrovata, in ricostruzione, ottimista, questo mondo intorno a me che festeggiava, anche se io ero personalmente lacerata. Ero una vecchia ragazza che aveva già visto l’indicibile.Il lutto e la disperazione provocati dal nazifascismo creavano una sorta di pudore intorno a certe tendenze; chi era ancora razzista si vergognava di farlo sapere. Ci eravamo illusi, allora, che le dottrine di morte fossero state talmente squalificate dalla storia da non avere più alcuna possibilità di essere ascoltate. Purtroppo non era così. Purtroppo il tempo ha cancellato la memoria delle tragedie e quei sentimenti osceni che erano stati tenuti nascosti per decenni li sento di nuovo risuonare come una musica tragica, proprio in concomitanza con l’anniversario della campagna razziale mussoliniana.Per questo oggi sono idealmente con voi nel chiedere “INTOLLERANZA ZERO”, per trasmettere ancora una volta il testimone di un impegno che non è contro qualcuno, ma PER preservare gelosamente i beni comuni della convivenza civile, della democrazia, della libertà, del rispetto delle minoranze, dell’uguaglianza davanti alla legge. Oggi sono conquiste che diamo per scontate, sono un dato di natura come l’aria che respiriamo. Se solo tutti sapessimo – come sa chi fu privato di quell’aria – che valore hanno, le custodiremmo non soltanto con forza ma anche con amore.

Liliana Segre – Senatrice a vita

IL MESSAGGIO DI NOEMI DI SEGNI

Carissimo Roberto, cari amici,

desidero esprimervi l’apprezzamento dell’intero Consiglio Ucei e mio personale per l’iniziativa e che vi vede oggi riuniti a Milano, in un luogo così importante ed evocativo.

La vostra è una iniziativa dal valore morale profondo e di massima espressione del senso di responsabilità sociale che oggi pesa sulle Istituzioni rappresentative, le religioni, le associazioni che promuovono e difendono conoscenza e memoria della nostra storia così come su ogni cittadino – quella di difendere i valori irrinunciabili che sono patrimonio dell’intera collettività italiana e che hanno aiutato il nostro paese a lasciarsi alle spalle vent’anni di spietata dittatura e davastazione bellica e ad entrare a pieno titolo nella famiglia delle nazioni progredite e democratiche, con la più assoluta fermezza.

In Italia, e più in generale in Europa, assistiamo infatti sempre più – ogni giorno e in ogni luogo – al ritorno di parole di odio e discriminazione mai del tutto sopite oltre a un inquietante e destabilizzante rafforzamento di nazionalismi, populismi, razzismi di ogni tipo.

È un fenomeno preoccupante, che deve essere denunciato con forza in ogni sede e occasione, come abbiamo fatto e come continueremo a fare in questa intense settimane di iniziative che in tutta Italia ricordano l’infamia delle Leggi razziste a 80 anni dalla loro promulgazione. Non solo denunciato ma ben chiaramente considerato come tema educativo e culturale. Da quella drammatica pagina di storia, con cui l’Italia non ha mai fatto davvero i conti fino in fondo, c’è molto da imparare.

Oggi più che mai è fondamentale dare un senso vivo e costruttivo alla Memoria e scegliere – ciascuno – di vivere traducendo in essere ed in fare questi insegnamenti tramandati con soffio della speranza.

Noemi Di Segni – Presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (UCEI)

L’INTERVENTO DI ROBERTO CENATI

Ottant’anni fa il regime fascista emanava le famigerate leggi razziste che privarono gli ebrei dei loro diritti, per la sola colpa di essere nati, per poi privarli delle loro vite dopo l’8 settembre 1943. Quei provvedimenti infami, firmati dal re Vittorio Emanuele III, di fatto prepararono la Shoah anche in Italia, alla quale parteciparono attivamente i repubblichini di Salò, senza l’apporto dei quali, non bisogna mai dimenticarlo, i nazisti non avrebbero potuto arrestare e deportare partigiani, ebrei, oppositori politici, lavoratori in sciopero. Proprio questa mattina si è svolta, un’iniziativa che idealmente ci unisce, la cerimonia nella ricorrenza del 74° anniversario della terribile strage di civili a Marzabotto e Monte Sole, compiuta dai nazisti con la collaborazione dei repubblichini di Salò. Il fascismo, nato da subito come movimento razzista, non fece mai nulla di meritevole, ha ricordato il Presidente della Repubblica, per rispondere a chi ogni tanto sostiene che qualcosa di buono il fascismo ha fatto. E la senatrice Liliana Segre ironicamente osservava, in una intervista: “Sì, qualcosa il fascismo ha fatto. I treni arrivavano in orario, anche quelli delle deportazioni.” A distanza di 80 anni dalle leggi antiebraiche l’Europa e il nostro Paese sono attraversati da una pericolosa deriva razzista, xenofoba e antisemita, dal ripresentarsi del nazionalismo, all’origine della Prima e della Seconda guerra mondiale e di movimenti neofascisti e neonazisti. In Italia non solo riemergono termini come quello di “razza” che pensavamo fossero definitivamente scomparsi, ma si assiste ad un crescendo di azioni intimidatorie e persino di aggressioni fasciste e a sfondo razziale. Se il nazifascismo è stato sconfitto militarmente il 25 aprile 1945 dalla Resistenza italiana, alla quale diedero un fondamentale contributo le donne, non lo è stato culturalmente e idealmente. Il nostro Paese non ha fatto fino in fondo i conti con il fascismo. Ci sono persone a cui si mette in testa che le ideologie nazifasciste e razziste siano ancora oggi la risposta alle problematiche attuali, scaricando su chi fugge dalle guerre e dalla fame la responsabilità della crisi della società contemporanea: è la ricorrente teoria del capro espiatorio. La discriminazione razziale e l’odio per lo straniero così come la purezza etnica sono risposte tragicamente già date nel secolo appena trascorso. La storia può purtroppo ripetersi anche se in modi e forme diversi. Osservava Primo Levi nel 1959: “Secondo ragione, una restaurazione concentrazionaria non dovrebbe minacciarci. Ma è imprudente impostare previsioni sulla ragione.” Il tempo ha cancellato la memoria delle tragedie del secolo scorso e la stessa memoria della storia, se il Presidente del Consiglio che all’Assemblea generale dell’Onu ha elevato un inno al sovranismo e al populismo, confonde l’8 settembre con il 25 aprile. Non è questo il Paese, non è questa l’Europa che volevano i Combattenti per la Libertà. In questo riaffacciarsi di pulsioni razziste e xenofobe il ministro Salvini che ha fatto proprio lo slogan di Casa Pound “prima gli Italiani” si vanta di avere ridotto le domande per il diritto d’asilo previsto nella nostra Costituzione e nella Convenzione internazionale per i diritti dell’uomo, mentre nel decreto sicurezza, il governo a trazione Salviniana, pone ulteriori restrizioni per quanto riguarda la protezione umanitaria. Forse il ministro dell’Interno non si ricorda di avere giurato sulla Costituzione che all’articolo 2 parla dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. E invece di impedire gli sbarchi sulle coste italiane, persino alle navi della Guardia Costiera, dovrebbe preoccuparsi, da ministro degli Interni, di combattere chi minaccia veramente la nostra sicurezza: le mafie e la ‘ndrangheta che, molto spesso accumulano milioni di euro speculando proprio sulla situazione disperata di chi fugge dalla guerra e dalla fame. La fase che stiamo vivendo è preoccupante, ma non dobbiamo perdere la speranza. Siamo qui per ribadire che non vogliamo l’Europa dei muri, di Orban e Salvini, ma un’Europa unita nei valori della pace, della solidarietà, dell’accoglienza, come quella prefigurata nel Manifesto di Ventotene e dalla Resistenza italiana ed europea che furono una guerra alla guerra per realizzare la pace e una società più giusta. Da Milano, capitale della Resistenza parte oggi, come negli anni della strategia della tensione e del terrorismo un forte segnale per tutto il Paese: quello di un’ampia e unitaria mobilitazione, contro la deriva razzista e l’intolleranza che si manifesta anche nei confronti di chi assuma posizioni di autonomia dall’esecutivo, dai magistrati ai funzionari del ministero. Ma la mobilitazione non basta. Occorre una forte controffensiva ideale e culturale, per battere l’indifferenza e l’anestetizzazione delle coscienze e per rilanciare i principi sanciti dalla Costituzione repubblicana, oggi più mai bussola e guida della democrazia, e i valori dell’antifascismo. Come affermava Vittorio Foa l’antifascismo non esprime soltanto la negazione del fascismo, una negazione in nome dell’uomo, ma è la riaffermazione di fondamentali valori: il rispetto assoluto dell’Altro e della sua identità, l’intervento contro l’ingiustizia e contro ogni minaccia alla libertà, la democrazia intesa come partecipazione e non solo come garanzia e delega. E Gian Battista Stucchi, autorevole esponente del Corpo Volontari della Libertà ricordava: “La Resistenza ha una privilegio, quello di non invecchiare. Perché c’è sempre qualcosa contro cui resistere: le ingiustizie, i soprusi, il razzismo, la xenofobia.

Roberto Cenati – Presidente dell’ANPI provinciale di Milano

Fonte: Anpi – http://anpi.it/a2074/

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