Dissestati

Catanesi in carne ed ossa

Quattromilanovecento persone sono state convocate in queste ore al PalaCatania, il palazzetto dello sport più grande della città. Dovranno rispondere a settanta domande in quarantacinque minuti per superare la prima fase del concorso per diventare vigile urbano, con un contratto di non più di cinque mesi. Cinquemila persone per trenta posti, con contratto a termine, non rinnovabile.

foto di Mario Libertini

Quando è arrivata la notizia della definitiva dichiarazione di dissesto per il Comune di Catania in tanti si sono chiesti se quel concorso abbia ancora un senso.

I lavoratori della Multiservizi, la società partecipata del Comune che si occupa di manutenzioni e sorveglianza, ormai prendono gli stipendi a singhiozzo. Settembre è stato pagato a novembre e non si sa quando verrà pagato ottobre. Cinquecento famiglie aggrappate alla speranza che venga emesso il bonifico.

“Che fa? Ti hanno pagato?” è il mantra che ascoltano le lavoratrici tornando a casa, dai mariti, dai figli. C’è la bolletta del mese scorso, c’è la banca che chiama per il mutuo, c’è la salumeria che non fa più credito. E le scarpe per il bambino, il compleanno della bambina. C’è Natale alle porte”.

“Non è alto lo stipendio, non ci arriviamo lo stesso, dobbiamo sempre provare a fare qualcos’altro per tutte le spese che ci sono. Ma era una certezza, ti permetteva di organizzare la vita. Adesso è una rincorsa. E se smetteranno di pagarci per ancora più tempo?”

Gli impiegati a tempo indeterminato del Comune di Catania sono circa tremila. Quando è arrivata l’assunzione, ormai quasi trent’anni fa per tutti, hanno festeggiato. Il posto fisso al Comune in una terra dalla quale si fugge e dove due imprese su tre falliscono: una grande notizia.

Su quel lavoro e su quel reddito hanno costruito futuro e famiglie. Le case, le rate delle automobili, la stanza in affitto a Bologna per il figlio studente, le tasse universitarie, le cure mediche per il papà, la badante della mamma. Sono tanti i dipendenti del Comune che reggono col loro salario non solo la loro, ma anche le famiglie dei figli, ormai cresciuti e senza la possibilità di ricevere un reddito sufficiente a renderli autonomi.

Per decenni il 27 del mese è arrivato puntuale lo stipendio. Adesso non più. Da dodici giorni nessuna notizia dell’accreditamento. Ora c’è il dissesto e non si sa come andrà a finire.

“Che devo fare col mutuo? È canalizzato nello stipendio ma se il Comune non paga che faccio? La banca insegue me o il Comune? Mi sono comprato la casa….che facevo non mi compravo la casa? Come potevo prevederlo? A me già i soldi bastano a stento per vivere, col mutuo non sono mai riuscito a mettere qualcosa da parte. Che faccio? Che gli dico alla banca? Non può garantire il Comune per me? Io vengo qua a lavorare ma che senso ha se non prendo lo stipendio? Chi mi deve rispondere?”

I creditori del Comune sono centinaia. Ci sono le ditte dei rifiuti, la discarica, le cooperative sociali. A nessuno nelle ultime settimane è stata saldata alcuna fattura. Adesso con il dissesto non c’è più neanche l’arma della minaccia del decreto ingiuntivo. Le imprese oscillano tra la ricerca di garanzie per continuare a lavorare e la tentazione di fermare il lavoro, chiudere le discariche ai mezzi comunali, smettere di raccogliere l’immondizia, non aprire più gli asili, dimettere gli anziani delle case di cura.

“Non possiamo più lavorare gratis! Lei lo sa cosa significa svegliarsi alle cinque di mattina, pagarsi l’abbonamento dell’autobus, pagarsi il pranzo, per andare a lavorare e per otto mesi non ti pagano? Otto mesi! Non qualche giorno! Lei ci lavorerebbe così? Noi lo dobbiamo fare, perché alternative non ce ne sono. Che faccio? Mi resto a casa senza neanche la speranza che prima o poi mi pagano? E chi glielo dice ai miei figli? Chi ci fa la spesa, chi li fa mangiare, chi gli compra le cose per la scuola? E l’altro giorno mi è arrivata pure la tassa per la spazzatura! Seicento euro di spazzatura! Seicento! Come la pago? Come dovrei fare? Mi vendo i mobili? Oppure meglio mi vendo la casa così poi non ne pago più spazzatura! Io i soldi li aspetto dal Comune ma il Comune mi chiede i soldi a me. Non ha senso. È umiliante. Ora il dissesto…che vuol dire? Che fine faremo noi? Noi siamo gente in carne ed ossa, non siamo numeri, non siamo cifre sui bilanci”.

Fonte: I Siciliani – http://feedproxy.google.com/~r/isiciliani/~3/kf076CZ0vtY/

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