La solidarietà batte il razzismo: siamo tutti con Fara

E un gesto di solidarietà può sconfiggere un’ondata di razzismo. Dal numero della Misericordia di Modica risponde Rossana: «C’è una grandissima mobilitazione, chi vuole donare l’ovetto o il passeggino, chi pannolini, tutine, corredi, altri la vorrebbero persino adottare. Non appena la bimba sarà trasferita in un centro di accoglienza porteremo a tutto ciò che abbiamo raccolto». L’ospedale Maria Paternò di Ragusa fa sapere invece che ci sarà una stanza dove mamma e figlia potranno stare insieme, mentre il sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna insieme ad Emilia Pluchinotta, ex direttrice dell’hotspot e responsabile della protezione civile di Pozzallo, sono andati immediatamente a fare visita a Fara donando un’orchidea alla madre e un giocattolo da appendere alla culla per la piccola.

«Inizialmente era diffidente, ma poi da uno sguardo ha capito che eravamo lì per dimostrarle l’affetto della nostra comunità, ha sorriso e l’abbiamo abbracciata», racconta Emilia Pluchinotta che in quel virtuoso luogo di accoglienza dell’hotspot di Pozzallo storie come quella di Fara ne ha incrociate tante.

La giovane eritrea dopo l’aggressione è rientrata all’hotspot, era spaventata e non capiva perché quelle altre mamme ce l’avessero così tanto con lei. Insieme agli altri 263 migranti sbarcati sabato notte Ester in Libia ha vissuto l’inferno, uno, due anni di detenzione, secondo quanto accertato dalla squadra mobile di Ragusa. Non si esclude che la neonata sia proprio frutto di una violenza subita, come quasi sempre accade alle donne detenute il Libia prima e dopo il momento della partenza.

Sull’accaduto è intervenuta Emma Bonino che sulla sua pagina Facebook ha scritto: «Fara, donna eritrea di 19 anni, l’abbiamo conosciuta nella giornata contro il femminicidio e subito ne è diventata uno dei simboli più attuali: sbarcata a Pozzallo, con una neonata di pochi giorni che ha fatto nascere da sola in un campo libico dove è stata rinchiusa per mesi, violentata e abusata. Leggiamo che Fara è stata oggetto di una vergognosa aggressione nel reparto di neonatologia dell’ospedale di Ragusa dove è ricoverata la sua bambina. A urlarle di andarsene perché colpevole di “portare le malattie” un gruppo di mamme con i propri figli ricoverati lì, esattamente come Fara. Di fronte a tutto ciò non possiamo non sentire l’obbligo di reagire e provare a fermare quest’ondata di odio e xenofobia che sta pervadendo il nostro Paese, cominciando a denunciare pubblicamente ogni episodio, più o meno grave, di cui si ha notizia, e a chiedere conto di questa terribile trasformazione a cui stiamo assistendo a chi è politicamente responsabile di continuare a diffondere toni e argomenti di pura propaganda, soffiando sul fuoco dell’intolleranza e della guerra sociale».

A chiedere scusa per conto della comunità cristiana Ragusana è stato il vescovo di Ragusa, Monsignor Carmelo Cuttitta: «Una donna eritrea, che si temeva, per il solo colore della sua pelle, potesse contagiare chissà quali malattie agli altri bambini, mi induce a chiedere scusa perché ad agire sono stati ragusani, sicuramente battezzati che magari si professano cristiani. E allora spetta anche al vescovo chiedere scusa perché l’umanità non ha colore, perché siamo tutti figli dello stesso Padre, perché non possiamo professarci cristiani e poi assumere comportamenti che negano il Vangelo».

Care mamme di Ragusa, forse anche voi dovreste chiedere scusa a Fara e darle un abbraccio.

Fonte: Vita.it – http://www.vita.it/it/article/2018/11/29/la-solidarieta-batte-il-razzismo-siamo-tutti-con-fara/149948/

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La solidarietà batte il razzismo: siamo tutti con Fara

E un gesto di solidarietà può sconfiggere un’ondata di razzismo. Dal numero della Misericordia di Modica risponde Rossana: «C’è una grandissima mobilitazione, chi vuole donare l’ovetto o il passeggino, chi pannolini, tutine, corredi, altri la vorrebbero persino adottare. Non appena la bimba sarà trasferita in un centro di accoglienza porteremo a tutto ciò che abbiamo raccolto». L’ospedale Maria Paternò di Ragusa fa sapere invece che ci sarà una stanza dove mamma e figlia potranno stare insieme, mentre il sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna insieme ad Emilia Pluchinotta, ex direttrice dell’hotspot e responsabile della protezione civile di Pozzallo, sono andati immediatamente a fare visita a Fara donando un’orchidea alla madre e un giocattolo da appendere alla culla per la piccola.

«Inizialmente era diffidente, ma poi da uno sguardo ha capito che eravamo lì per dimostrarle l’affetto della nostra comunità, ha sorriso e l’abbiamo abbracciata», racconta Emilia Pluchinotta che in quel virtuoso luogo di accoglienza dell’hotspot di Pozzallo storie come quella di Fara ne ha incrociate tante.

La giovane eritrea dopo l’aggressione è rientrata all’hotspot, era spaventata e non capiva perché quelle altre mamme ce l’avessero così tanto con lei. Insieme agli altri 263 migranti sbarcati sabato notte Ester in Libia ha vissuto l’inferno, uno, due anni di detenzione, secondo quanto accertato dalla squadra mobile di Ragusa. Non si esclude che la neonata sia proprio frutto di una violenza subita, come quasi sempre accade alle donne detenute il Libia prima e dopo il momento della partenza.

Sull’accaduto è intervenuta Emma Bonino che sulla sua pagina Facebook ha scritto: «Fara, donna eritrea di 19 anni, l’abbiamo conosciuta nella giornata contro il femminicidio e subito ne è diventata uno dei simboli più attuali: sbarcata a Pozzallo, con una neonata di pochi giorni che ha fatto nascere da sola in un campo libico dove è stata rinchiusa per mesi, violentata e abusata. Leggiamo che Fara è stata oggetto di una vergognosa aggressione nel reparto di neonatologia dell’ospedale di Ragusa dove è ricoverata la sua bambina. A urlarle di andarsene perché colpevole di “portare le malattie” un gruppo di mamme con i propri figli ricoverati lì, esattamente come Fara. Di fronte a tutto ciò non possiamo non sentire l’obbligo di reagire e provare a fermare quest’ondata di odio e xenofobia che sta pervadendo il nostro Paese, cominciando a denunciare pubblicamente ogni episodio, più o meno grave, di cui si ha notizia, e a chiedere conto di questa terribile trasformazione a cui stiamo assistendo a chi è politicamente responsabile di continuare a diffondere toni e argomenti di pura propaganda, soffiando sul fuoco dell’intolleranza e della guerra sociale».

A chiedere scusa per conto della comunità cristiana Ragusana è stato il vescovo di Ragusa, Monsignor Carmelo Cuttitta: «Una donna eritrea, che si temeva, per il solo colore della sua pelle, potesse contagiare chissà quali malattie agli altri bambini, mi induce a chiedere scusa perché ad agire sono stati ragusani, sicuramente battezzati che magari si professano cristiani. E allora spetta anche al vescovo chiedere scusa perché l’umanità non ha colore, perché siamo tutti figli dello stesso Padre, perché non possiamo professarci cristiani e poi assumere comportamenti che negano il Vangelo».

Care mamme di Ragusa, forse anche voi dovreste chiedere scusa a Fara e darle un abbraccio.

Fonte: Vita.it – http://www.vita.it/it/article/2018/11/29/la-solidarieta-batte-il-razzismo-siamo-tutti-con-fara/149948/

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