“Sezione Femminile”, un film per ricostruire dalle rovine

di Gianluca Vallini e Giuseppe Gemito/I detenuti della sezione Polo Universitario-Rugby hanno potuto assistere, insieme alle detenute della Sezione femminile e ad alcuni esterni, alla proiezione in anteprima del film “Sezione femminile” girato dal Laboratorio di Cinema proprio all’interno della sezione femminile del carcere della Dozza.  Il film è un’interessante spaccato della vita dell’istituto, visto questa volta attraverso gli occhi delle donne che vi sono recluse. 
Non propriamente un documentario, né una fiction, il film si apre con le riflessioni di una detenuta, lette da un’attrice professionista, cui segue un lungo dialogo, svolto attraverso la porta di una cella, tra una donna che dopo ventidue anni sta per tornare in libertà e una giovane ragazza, appena entrata ma con una lunga pena da scontare. 

Questo intenso dialogo è in realtà lo spunto per affrontare varie tematiche, da quella della tossicodipendenza, vera e propria prigione anche al di fuori del carcere, ai rapporti di affettività fittizi, che una delle detenute intrattiene con uomini che conosce solo tramite lettera, fino al tema del momento dell’uscita dal carcere, quando la tanto agognata libertà si trasforma per la protagonista in una gabbia di solitudine, tanto da farle quasi rimpiangere gli anni trascorsi in cella. 
Dopo una breve intervista a una volontaria che presta la sua opera nella sezione femminile, la seconda parte del film è incentrata invece sul difficile rapporto tra una detenuta e sua figlia, in tenera età al momento dell’entrata in carcere della madre e ora adolescente, cui lei non aveva mai avuto il coraggio di dire la verità sulla sua lunga assenza. 
Ecco allora che un gruppo di donne della sezione si stringono attorno a lei per aiutarla a scrivere quella fatidica lettera, nella quale dire finalmente la verità alla figlia. 
Il film si chiude proprio con la lettura, fatta da una giovane attrice, di questa lettera, nella quale tutte le difficoltà, affrontate dalla madre nel corso della detenzione, si sciolgono nella volontà di recuperare il suo rapporto con la figlia e di ricostruire una vita insieme. 

Una menzione a parte merita il capitolo del film intitolato “L’edificio”, nel quale vengono scenicamente sovrapposti l’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Sant’Anna, ingabbiato da una struttura in legno che ne lascia a malapena intravedere le antiche pareti, e l’interno della sezione del carcere. 
Come suggerito dalla voce fuori campo, il tema questa volta è quello della “rovina”: quella di un edificio che spaventa chi la guarda, come spaventoso può essere per alcuni detenuti guardare alla distruzione della propria vita, oppure, per chi non conosce da vicino questo mondo, guardare al carcere solo come a un ammasso di macerie. 
Dunque il messaggio più forte non è dato solo dal film, ma dall’averlo voluto girare in carcere, grazie al regista Eugenio Melloni e al progetto “Non solo Mimosa”: quello di voler ricostruire su queste rovine, perché si può e si deve, e soprattutto per non trovarsi ancora, come accade alla protagonista, di nuovo in carcere anche una volta al di fuori di qua.

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Fonte: Bandieragialla.it – http://www.bandieragialla.it/content/sezione-femminile-un-film-ricostruire-dalle-rovine

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