Il problema della Sicilia? “Il traffico!”

“Palermo ha un grande problema! Un problema intollerabile!”. “Quale?”. “Il traffico!”

Ricordate l’avvocato mafioso di “Jonny Stecchino”? Il film è del ’91, ma la battuta è sempre attuale. I sudditi della mafia sono sempre tanti, per viltà, necessità o scelta di vita, i potenti sono sempre gli stessi ma l’assillo quotidiano dei siciliani non è la mafia e lo sfascio ma – come allora – il traffico. Il rombo delle scatole e scatolette che intasano le strade, la confusione caotica che intasa le vie, e anche la vita civile, e anche la stessa coscienza dei siciliani.

“Nel mondo siamo conosciuti anche per qualcosa di negativo, quelle che voi chiamate piaghe. Una terribile, e lei sa a cosa mi riferisco: l’Etna, il vulcano, ma è una bellezza naturale. Ma c’è un’altra cosa che nessuno riesce a risolvere, lei mi ha già capito. La Siccità. La terra brucia e sicca, una brutta cosa. Ma è la natura e non ci possiamo fare niente. Ma dove possiamo fare e non facciamo, perché in buona sostanza, purtroppo posiamo fare e non facciamo… Dov’è? È nella terza e più grave di queste piaghe che diffama la Sicilia e in particolare Palermo agli occhi del mondo. Eh… Lei ha già capito. È inutile che glielo dica. Mi vergogno a dirlo. È il traffico! Troppe macchine! È un traffico tentacolare, vorticoso, che ci impedisce di vivere e ci fa nemici famiglia contro famiglia, troppe macchine!”.

Il film dileggia in maniera geniale e “gentile” la mafia e tutto il largo mondo politico-affaristico-mafioso che nel corso di tanti decenni si è ampiamente ingrassato sul popolo siciliano e sui corpi delle vittime. Le guerre mafiose hanno seminato città i paesi di migliaia di morti ammazzati. Una mattanza periodica che regolarmente lascia per le strade mafiosi, familiari, cittadini innocenti, sindacalisti, giornalisti, magistrati, carabinieri, bambini… E ogni volta, dopo gli spari, la situazione si raccheta e i traffici continuano come e più di prima, sotterraneamente.

Così la Sicilia s’è ridotta all’osso, al puro scheletro mortuario dei sistemi di potere. Rammodernati sì, ma sempre quelli. Disoccupazione, corruzione, clientele, quartieri donati alla mafia, come e più di prima. Giudici coraggiosi, ma giustizia antidiluviana: 1734 giorni per un procedimento civile, 1822 per un contenzioso tributario. Valanghe di fondi europei inghiottite o sprecate senza produrre niente: 5,3 miliardi di euro nell’ultimo periodo certificato. Aumento dei dislivelli sociali, coi ricchi più ricchi e i poveri sempre più disperati.

Quasi tre milioni di siciliani (1.418.362 donne e 1.392.607 uomini) sono ufficialmente “a rischio d’esclusione sociale”.; il rischio di povertà è il più alto d’Italia, 42,3 per cento. Un terzo dei siciliani – dice ancora l’Istat –  vive sotto la soglia di povertà: 1.320.000 persone versa in stato di “grave deprivazione materiale”, e 232.000 di loro sono adolescenti e bambini. L’otto virgola quattro per cento degli abitanti (423.794 esseri umani) vive in case prive di servizi. Secondo Srm di Napoli quasi un ragazzo su due (42,3 per cento) vive in condizioni di povertà economica ed educativa (quest’ultima al 118,76%, il tasso più alto d’Italia), povertà definita “grave” nel 15 per cento del totale. Non studia e non lavora metà dei giovani (44,82%) fino a 29 anni. Oltre 85.000 ragazzi hanno al massimo la licenza media e non frequentano corsi di formazione. La Sicilia è al 448° posto – dati Eurostat – per numero di laureati su 462 regioni d’Europa.

Il degrado ambientale e gli inquinamenti sono sempre più insostenibili, nelle città, nelle campagne, lungo le coste e nei mari che circondano l’isola. L’abusivismo edilizio è normale. Le istanze di sanatoria cinque anni fa erano 770.000; 52.000 “manufatti” riguardano costruzioni  fabbricate edificate entro 150 metri dalla costa. Molti territori sono inquinati da agenti chimici (Ipa, diossine, metalli pesanti, benzene, idrocarburi) come Augusta e Priolo o amianto come Biancavilla e considerati quindi dall’Ispra a “elevato rischio sanitario”.

Lo stato disastroso della vivibilità complessiva emerge nel 25° rapporto Ecosistema urbano di Legambiente e Ambiente Italia. Nei 17 parametri presi in esame in di 5 macro aree (aria, acqua, rifiuti, ambiente, energia) le nove provincie siciliane si trovano quasi tutte posizionate nella parte bassa della graduatoria. Nel Rapporto “ Ecomafie 2018” di Legambiente la Sicilia ha il secondo posto col 10,6% delle infrazioni accertate sul totale nazionale.

È stato tagliato gran parte del lavoro buono, facendo accrescere a dismisura, precariato, lavoro nero, disoccupazione, infortuni nei luoghi di lavoro, emigrazione verso il centro-nord Italia, l’Europa e il resto del mondo, cresciute tutte in maniera esponenziale. Negli ultimi dieci anni il prodotto interno lordo ( Pil) si è abbassato del 12,9%. La frantumazione e lo smantellamento dei siti di produzione ha assunto un carattere impressionante, infatti le grandi strutture che hanno tra i 50 e i 1500 addetti e un fatturato tra i 16 e i 355 milioni di euro sono 33, rispetto al 2008 sono il 35% in meno ( dati Svimez). La retribuzione mensile media in Sicilia per gli uomini è di 1162 euro, per le donne, fortemente discriminate, si abbassa del 20%, pari a circa 950 euro mensili. Nel 2017 il tasso di occupazione è stato del 40,6%; quello giovanile (15-34 anni) è del 26,2%, con un notevole decremento rispetto al 2008, pari al 36,2%. Inoltre circa 300.000 lavoratori svolgono attività al “nero” – fuori dalle regole legali – l’incidenza è pari a circa il 20%. La somma dei disoccupati e non forze lavoro è pari al 40% della popolazione tra 15 e 64 anni.

Dal 2002 al 2017 hanno abbandonato l’isola verso il centro-nord e l’estero 177.500 persone, di cui: 44.901 laureati, 126.000 appartenenti alla fascia 15-34 anni. L’emigrazione dei giovani ha determinato l’abbandono di molti piccoli centri, rimasti senza i servizi essenziali e privi di collegamenti adeguati. Nel 2065 i residenti nell’isola si abbasseranno di quasi 1,2 milioni, passando da circa 5,1 milioni a 3,9 milioni.

In Sicilia il 20% dei Comuni è in dissesto o pre-dissesto, comprese grandi città come Catania e Messina, dove si vanno tagliando i servizi di base. Immenso il patrimonio costituito di beni mobili ed immobili sequestrati in Sicilia alle organizzazioni mafiose e a Soggetti che sono stati collaterali alla mafia. Vale parecchi miliardi di euro. Dai dati in essere all’inizio del 2017, febbraio  a cura di Anbsc – Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata -) emerge che solo alla voce destinati ( individuazione d’uso già definita) i beni immobili sono 4.026, le aziende 327; si aggiungono le grandi partite economiche liquide (costituite anche da titoli di vario genere) sequestrate. Un immenso capitale del malaffare costruito a danno dei cittadini siciliani.

Fonte: I Siciliani – http://feedproxy.google.com/~r/isiciliani/~3/hld5FRAHK1k/

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