Affari sulle frontiere: nuovo appalto del ministero dell’Interno per 20 imbarcazioni destinate alla Libia

A fine dicembre 2018 il ministero dell’Interno italiano ha indetto una gara d’appalto da oltre 9,3 milioni di euro per la fornitura di 20 imbarcazioni destinate alla polizia libica. La “determina a contrarre” risale al 21 dicembre dello scorso anno e fa capo alla Direzione centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere, insediata proprio presso il Viminale.

La fornitura verrà finanziata tramite il “Fondo Fiduciario per l’Africa” (EU Trust Fund), istituito dalla Commissione europea a fine 2015 con una dotazione di oltre 4 miliardi di euro. In particolare, le risorse per i 20 “battelli pneumatici di tipo oceanico” che l’Italia cederà alla Libia arriveranno dal progetto “Support to integrated Border and Migration Management in Libya – First Phase”, del valore di oltre 46 milioni di euro e il cui “delegation agreement” risale a metà dicembre 2017 (governo Gentiloni, ministro dell’Interno Marco Minniti). Se l’Unione europea è il principale finanziatore, chi deve implementarne la prima fase in loco, dal luglio 2017, è proprio il nostro ministero dell’Interno.

L’iniziativa del dicastero che oggi è guidato da Matteo Salvini non è nuova ma si colloca nell’ambito di una strategia di dichiarato “contrasto all’immigrazione clandestina” che l’Italia conduce da tempo lungo le rotte africane. Nel nuovo numero di Altreconomia di gennaio 2019, abbiamo dedicato l’inchiesta di copertina proprio a questi affari lungo le frontiere e agli appalti pubblici del Viminale, ricostruendone filiera, fonti di finanziamento, soggetti coinvolti e valore. La Direzione centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere è infatti il braccio del ministero in tema di “gestione” dei flussi provenienti da quei Paesi ritenuti di “eccezionale rilevanza nella gestione della rotta del Mediterraneo centrale” (parole della Farnesina). Dalla Tunisia al Niger, dall’Egitto, appunto, alla Libia. In quest’ultimo Paese “chiave”, a oggi, gli appalti stipulati tra 2017 e 2018 dalla Direzione immigrazione e polizia delle frontiere del Viminale per commesse a beneficio di Tripoli avevano sempre visto un solo “fornitore” nonché partner strategico: l’azienda veneta “Cantiere Navale Vittoria”.

L’esito di gara dirà se è anche il caso dell’ultimo appalto, il cui disciplinare è stato protocollato il 31 dicembre 2018 e gli estremi resi noti solo il 2 gennaio 2019. “Il battello a carena rigida di vetroresina rinforzata deve essere un natante destinato al settore militare o professionale”, si legge nelle specifiche tecniche contenute negli atti di gara. E “per il particolare uso a cui è destinato -continua il Viminale, senza esplicitarne il merito- deve essere uno strumento flessibile, semplice ed affidabile al fine di soddisfare appieno i compiti istituzionali e deve essere allestito per adempiere alle esigenze del Servizio Navale della Polizia Libica”. Delle contestate guardie costiere non c’è più traccia. Le imbarcazioni saranno di tipi diversi per lunghezza (quattordici da 12 e sei da 9 metri) e per motorizzazione fuoribordo (da 300 e 250 HP 4 tempi). Il valore massimo stimato dell’appalto è di 9.318.000 euro.

La ditta che si dovesse aggiudicare il bando di gara -pubblicato in Gazzetta ufficiale dell’Unione europea con termine ultimo per il ricevimento delle offerte fissato al 28 febbraio 2019- dovrà poi provvedere per ogni battello acquisito “a un corso di 30 ore per l’indottrinamento alla condotta, uso delle apparecchiature di bordo e manutenzione del battello a favore di almeno 4 operatori”. Al netto di opzioni e rinnovi, la durata dell’appalto è di 330 giorni che decorreranno dalla “comunicazione di avvenuta registrazione del contratto da parte dei competenti organi di controllo”.

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Fonte: Altreconomia – https://altreconomia.it/appalti-navi-libia/

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