Di Maio: “Aveva deciso il vecchio governo, non potevamo fare altrimenti”

Autorizzazioni rilasciate dal Mise per cercare idrocarburi nel Mar Ionio

Divampa la bufera della polemica. Il Movimento NoTriv: “Il voltafaccia del governo è servito, la polvere è tale da non poter essere più nascosta sotto i tappeti”. Critiche da Angelo Bonelli (Verdi). Michele Emiliano (Presidente della Regione Puglia): “Delusione grandissima, ipocrisia di governo”.

6 gennaio 2019

Il Movimento NoTriv attacca: “Il voltafaccia del governo è servito, la polvere è tale da non poter essere più nascosta sotto i tappeti”.
Lo sfortunato ministro Di Maio: esegue quello che ha deciso Renzi

Il ministro dello Sviluppo Economico Di Maio non ci sta. La sua reazione è pubblicata su varie testate, riportamo il resoconto del Messaggero.

“Oggi mi si accusa – dice Di Maio – di aver autorizzato trivelle nel mar Ionio. È una bugia. Queste ricerche di idrocarburi (che non sono trivellazioni) erano state autorizzate dal Governo precedente e in particolare dal Ministero dell’Ambiente del Ministro Galletti che aveva dato una Valutazione di Impatto Ambientale favorevole. A dicembre, un funzionario del mio ministero ha semplicemente sancito quello che aveva deciso il vecchio Governo. Non poteva fare altrimenti, perché altrimenti avrebbe commesso un reato”.

La reazione del governatore della Puglia, Michele Emiliano è secca: «Impugneremo le nuove autorizzazioni rilasciate dal Mise a cercare idrocarburi nel Mar Ionio. Ci siamo sempre battuti in difesa del nostro mare, e continueremo a farlo» ha detto ieri in tarda serata, e rincara oggi le critiche parlando di «ipocrisia di chi ci governa». «La firma dei permessi di ricerca petrolifera con l’Air Gun tra Natale e Capodanno, dà il senso – conclude – di una delusione grandissima nei confronti di avversari politici con i quali il Governo pugliese aveva lealmente collaborato su queste grandi battaglie senza esitare ad entrare in contrasto con i governi del centrosinistra». Ma anche il Mise interviene assicurando che l’iter di rigetto per fermare i 7 permessi di ricerca del petrolio in Adriatico e nel Canale di Sicilia è stato già avviato. Il sottosegretario Davide Crippa (M5s) precisa che «lasciando da parte inutili e sterili polemiche» è disponibile ad incontrare le associazioni convinto «che un lavoro a più mani ci possa permettere di fermare nel modo più celere queste trivellazioni». Bonelli spiega però che con la legge di Bilancio Luigi Di Maio avrebbe potuto abrogare l’art. 38 della legge Sblocca Italia, «voluta da Renzi che consente di unificare l’autorizzazione di ricerca con la concessione ad estrarre idrocarburi, ma come ha fatto con Ilva ha confermato per intero quello che ha fatto il precedente governo».

Nel 2014 il M5s convocava manifestazioni contro le trivellazioni con questo comunicato: “STOP TRIVELLAZIONITorniamo a porre in evidenza il problema delle trivellazioni in mare e contestiamo con forza gli articoli 36, 37 e 38 del decreto Sblocca Italia. Queste parti del provvedimento sembrano scritte sotto dettatura delle aziende produttrici di idrocarburi ed è evidente la volontà di favorire i petrolieri ignorando la ricaduta che ne conseguirebbe in termini di danno ambientale”.

Fonte: Peacelink.it – https://www.peacelink.it/ecologia/a/46021.html

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