Caso Rocchelli, le foto che tradiscono il presunto killer del fotoreporter

Nessun ostacolo visivo è rinvenibile nelle immagini che al contrario dimostrano come la postazione dei miliziani aveva il pieno controllo visivo dell’area. Inoltre Mirkov ha sempre cercato di ridimensionare il suo ruolo nella milizia, definendosi come null’altro che un sostenitore nelle retrovie. Ma in diverse foto si ritrae in tenuta da combattimento, armato di fucile AK-74 (una versione evoluta del Kalashnikov) , munito di ottica per il tiro a lunga distanza e visione notturna. Altre immagini ritraggono torture su civili, un uomo, “una spia” secondo la difesa, incatenato nel bagagliaio di un’auto e poi gettato in una fossa, “ma non è stato ucciso”. Sempre nella stessa auto in altre foto si può osservare un carico di mine anticarro.

La famiglia Rocchelli, con tenacia e coraggio, chiede verità e (insieme alla Federazione nazionale della stampa italiana) si è costituita parte civile. Rocchelli perse la vita a Sloviansk, mentre documentava insieme con il suo interprete e collega Andrei Mironov i danni sulla popolazione civile della guerra nel Donbass. Le autorità ucraine, al termine di una lunga ma inutile indagine, parlarono di «danno collaterale» della guerra, ma per gli investigatori italiani si tratta assai più probabilmente di un agguato condotto a colpi di kalashnikov e granate. A conferma ci sono alcune intercettazioni nelle quali Markiv ammette che insieme ai suoi uomini aveva «fatto fuori dei giornalisti». E ora, grazie all’insistenza dei genitori di Andrea, Elisa e Rino, e alla determinazione dell’avvocato Alessandra Ballerini insieme alle indagini dei carabinieri del Ros di Milano e della Procura di Pavia, è stato possibile istruire il processo.

Fonte: Avvenire

Fonte: Articolo 21 – https://www.articolo21.org/2019/01/caso-rocchelli-le-foto-che-tradiscono-il-presunto-killer-del-fotoreporter/

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