L’amore malato.

Uomini “devoti tutti” e sempre sorridenti al passaggio della Santuzza. “Nun na visti nda facci! Aspetta ca mi spostu…” dicono mentre si fanno largo tra la folla, ansiosi di rivederne il sorriso. Ma di questo rispetto e amore quanto ne riporteranno a casa dalle loro compagne? E sopratutto: si ricorderanno del NO di Agata all’ amore forzato?

Ne “La Passione di Agata” dei f.lli Napoli, ritroviamo lo sguardo possessivo e tirannico di Quinziano che vede nella giovane fanciulla, solo un corpo da possedere. Ogni mezzo è lecito, anche la tortura.
La fa arrestare, la fa torturare psicologicamente ma: “È più facile rammollire i sassi e rendere il ferro duttile come il piombo, che distogliere l’animo di questa fanciulla dall’idea cristiana. Le ho perfino offerto gemme ed ornamenti rari, vestiti tessuti d’oro. Io le ho promesso palazzi e ville, le ho messo dinanzi mobili preziosi e schiavi d’ogni sesso ed età. Ma come terra, che calpesta coi piedi, ella invece tutto disprezza”, disse Afrodisia a Quinziano.

E allora accecato dall’ira e ferito nell’orgoglio, ordina che sia torturata lentamente nelle mammelle per poi strappargliele del tutto e la sevizierà tanto da procurarle la morte.
Cose d’altri tempi, direbbe forse qualcuno. E invece…
“Uccisa a colpi di pistola dall’ex marito
Accoltellata e poi gettata nel pozzo
Strangolata e poi bruciata
Violentata e ritrovata morta
Sotto gli occhi del figlio uccide la moglie a coltellate
Uccisa con un colpo di pistola alla testa”
Questi sono solo alcuni titoli di cronaca del 2018.

Una carrellata infinita, un susseguirsi di atrocità. Da nord a sud, senza distinzioni di classe sociale e provenienza culturale, solo di genere.

“Si t’ammazzava mi ravunu cchiu picca!” Se ti uccidevo mi davano di meno (riferito agli anni in carcere). Questa, che è una scherzosa battuta, era una cruda verità.
L’ art. 587 del codice penale, consentiva una riduzione della pena se il motivo che avesse spinto ad uccidere la moglie o la figlia o la sorella, fosse quello di difendere l’onore suo e della sua famiglia. E un altro articolo il matrimonio riparatore, si, disposizioni che furono abrogate nel 1981, non proprio una vita fa.

Immaginate una ragazza negli anni ’50-’60 in un paese dell’entroterra siculo, Alcamo. Lei si chiamava Franca Viola e fu la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore. Violentata, sposandolo avrebbe evitato a lui la condanna sposandolo e a lei il disonore.
“Non fu un gesto coraggioso” dichiarò Franca “ Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori”.
Dovremmo essere più libere, sentirci più protette eppure…

Prima del #femminicidio, lo #stalking, una persecuzione tanto insistente da generare paure ed ansie tali da compromettere lo svolgimento della normale vita quotidiana: andare al lavoro, fare la spesa, ritornare a casa … E non meno frequenti e altrettanto gravi i maltrattamenti in famiglia, le violenze che avvengono tra le mura domestiche che invece di essere rassicuranti e amorevoli, diventano trappole.

Le statistiche sul femminicidio in Italia e i casi di stalking sono percentuali approssimative. Molte donne non denunciano a causa dei figli, che comunque soffrono nel vedere la madre picchiata, impaurita, denigrata e che molto probabilmente ne porteranno i traumi da grandi. Non denunciano perché hanno paura delle conseguenze non sentendosi protette dallo Stato, dai servizi a loro disposizione. Non denunciano perché non indipendenti economicamente e spesso è il compagno a non volere che la donna lavori, meglio che si occupi della casa, dei figli; perché ancora legate “a quello che può dire la gente, la famiglia” quando spesso è la gente e la famiglia che fa finta di non sentire, di non vedere.

E allora spesso si rimane intrappolate in un amore che ti vuole ad ogni costo, quello che ti sottomette, quello che ti fa marcire, quello che ti denigra, quello che ti fa deserto intorno per ferire come meglio vuole. Una lenta morte spirituale, affettiva, intellettuale, di non trascurabile gravità, che può portare alla morte fisica: un amore malato.

Fonte: I Siciliani – http://feedproxy.google.com/~r/isiciliani/~3/xbXKurok1rk/

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