HIT Show: la fiera vicentina è diventata la piattaforma di lancio per la diffusione delle armi e le politiche che la incentivano

Brescia, lunedì 10 febbraio 2019

Ingiustificabile assenza dei sindaci di Rimini e Vicenza al convegno da noi promosso

L’avevamo detto fin dalla prima edizione di HIT Show nel 2015: “In mancanza di un preciso codice di autoregolamentazione, la fiera HIT Show si configura come un’operazione di tipo ideologico per promuovere la diffusione delle armi e sostenere le politiche che la facilitano. Un’operazione che, in considerazione della crescente tendenza a rispondere con le armi a fronte di furti e reati alla proprietà, consideriamo inaccettabile”.

L’edizione della fiera che si conclude oggi a Vicenza non solo conferma le nostre previsioni, ma evidenzia in modo inequivocabile i reali obiettivi degli organizzatori: fare dell’evento fieristico HIT Show il luogo privilegiato per propagandare iniziative di chiara rilevanza politica per favorire proposte legislative di tipo privatistico e securitario con l’utilizzo delle armi da parte dei cittadini.

La visita a HIT Show di Matteo Salvini per annunciare che la nuova legge sulla legittima difesa sarà approvata a marzo e la sua presenza agli stand per imbracciare armi da fuoco, non sono certo un atto responsabile da ministro degli Interni, bensì rappresentano l’esercizio promozionale del leader di un partito e costituiscono un’indicazione – nemmeno tanto celata– di voto in vista delle prossime elezioni europee. Risultano gravissime e contrarie al ruolo istituzionale che ricopre soprattutto le sue dichiarazioni volte ad assecondare, se non ad incentivare, le pulsioni di “difesa fai da te” da parte dei cittadini: in qualità di ministro degli Interni, Salvini dovrebbe invece assicurare che la difesa dei cittadini sia esercitata dagli organi preposti e informare correttamente la popolazione riguardo alla minaccia che le armi, anche quelle legalmente detenute da privati cittadini, rappresentano per la sicurezza e l’incolumità di tutti, in particolare dei familiari e conviventi.

Questa operazione ideologica e politica è favorita dalle amministrazioni locali che sono i maggiori azionisti di Italian Exhibition Group (IEG), la società per azioni che insieme a Anpam, organizza HIT Show. Si tratta del Comune e della Provincia di Rimini, del Comune e della Provincia di Vicenza e della Regione Emilia Romagna. Da diversi anni chiediamo agli amministratori di questi Enti locali, ed in particolare ai sindaci di Rimini e di Vicenza, di farsi promotori presso IEG di un regolamento rigoroso di HIT Show per prevenire l’uso dell’evento fieristico per scopi non conformi alle finalità dichiarate. La mancata implementazione di questo regolamento, nonostante le richieste espresse anche in mozioni approvate nei Consigli comunali delle due città, è un’evidente manifestazione della volontà degli organizzatori di HIT Show di utilizzare il salone fieristico come la piattaforma di lancio nazionale per incentivare la diffusione delle armi e sostenere le politiche che la favoriscono. Un’operazione che riteniamo pericolosa ed inammissibile in considerazione del clima di rancore, risentimento e odio che va diffondendosi sempre più nel nostro Paese che non dovrebbe essere assecondato bensì decisamente contrastato con iniziative culturali capaci di ridurre le tensioni e con politiche in grado di superare le cause che ne sono all’origine.

Rinnoviamo pertanto la nostra richiesta alle Amministrazioni di Rimini e di Vicenza, e soprattutto ai due sindaci, Andrea Gnassi e Francesco Rucco, ad assumere al più presto e con fermezza tutte le iniziative necessarie nei confronti degli organizzatori di HIT Show, ed in particolare la dirigenza di Italian Exhibition Group (IEG), affinché venga implementato un codice di responsabilità sociale d’impresa e relativo regolamento in grado di garantire che il salone fieristico “HIT Show Outdoor Passion” sia conforme alle finalità dichiarate e cioè una manifestazione “dedicata alla caccia, al tiro sportivo e all’outdoor”, escludendo pertanto l’esposizione di armi e strumenti non conformi a questi settori (armi da difesa personale, per corpi di polizia e di sicurezza pubblica e privata, armi da guerra ad uso collezionistico, ecc.), vietando ogni tipo di attività a iniziative di rilevanza politica (raccolte di firme per petizioni o campagne di qualsiasi genere e attività ad esse inerenti), proibendo l’esposizione di materiali pubblicitari per formazioni di tipo paramilitare e mercenario e vietando l’accesso agli spazi espositivi di armi a persone che non abbiano compiuto la maggiore età anche se accompagnate.

Esprimiamo il forte rammarico per l’assenza dei sindaci di Rimini e Vicenza al dibattito pubblico sul salone fieristico HIT Show al quale li avevamo invitati in occasione del convegno che abbiamo organizzato sabato scorso a Vicenza. Riteniamo molto grave che i rappresentanti di amministrazioni comunali si sottraggano al confronto pubblico su questioni di chiaro interesse nazionale come il salone fieristico HIT Show ed ancor più in considerazione del loro ruolo di rappresentanti degli enti pubblici che sono tra i maggiori azionisti della società per azioni che organizza il salone fieristico.

Manifestiamo, infine, la nostra disponibilità a proseguire l’interlocuzione con le suddette Amministrazioni e con tutte le parti interessate affinché si arrivi al più presto a definire strumenti idonei per superare l’anomalia che HIT Show rappresenta nel panorama fieristico europeo e per pervenire ad un preciso e rigoroso regolamento per gli espositori e per i visitatori che espliciti l’assunzione di responsabilità etica e sociale della manifestazione fieristica.

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Per contatti stampa:

– Piergiulio Biatta(Presidente OPAL) Email:piergiulio.biatta@gmail.com- Cellulare: 338/868.4212
– Francesco Vignarca (Rete Disarmo) – Email: segreteria@disarmo.org- Cellulare: 328/339.9267

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L’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL) di Brescia è un’Associazione di promozione sociale attiva dal 2004, promossa da diverse realtà dell’associazionismo bresciano e nazionale (Collegio Missioni Africane dei Missionari Comboniani, Commissione Giustizia e Pace della Diocesi di Brescia, Associazione per l’Ambasciata della Democrazia Locale di Zavidovici, Camera del Lavoro Territoriale di Brescia “CDLT”, Pax Christi, Centro Saveriano Animazione Missionaria dei Missionari Saveriani, Servizio Volontario Internazionale) e da singoli aderenti, per sostenere la cultura della pace ed offrire alla società civile informazioni di carattere scientifico circa la produzione, il commercio e la diffusione delle “armi leggere” con approfondimenti sull’attività legislativa di settore. Membro della Rete Italiana per il Disarmo, l’Osservatorio, ha promosso a Brescia diversi convegni, rassegne cinematografiche e spettacoli teatrali ed ha pubblicato numerose ricerche e sei annuari di cui l’ultimo dal titolo “Commerci di armi, proposte di pace. Ricerca, attualità e memoria per il controllo degli armamenti”,Editrice GAM, 2014 nel quale sono presenti due ampi studi sulla produzione e esportazione di armi italiane e bresciane. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito: www.opalbrescia.org.

La Rete Italiana per il Disarmo è un organismo nazionale di coordinamento delle attività sui temi della spesa militare e del controllo degli armamenti. Fondata nel 2004 è composta dalle seguenti associazioni: ACLI, Archivio Disarmo, ARCI, ARCI Servizio Civile, Associazione Obiettori Nonviolenti, Associazione Papa Giovanni XXIII, Associazione per la Pace, Beati i costruttori di Pace, Centro Studi Difesa Civile, Conferenza degli Istituti Missionari in Italia, Coordinamento Comasco per la Pace, FIM-Cisl, FIOM-Cgil, Fondazione Finanza Etica, Gruppo Abele, Libera, Movimento Internazionale della Riconciliazione, Movimento Nonviolento, Noi Siamo Chiesa, Osservatorio OPAL di Brescia, Pax Christi Italia, Un ponte per… Tutte le informazioni sono disponibili sul sito: www.disarmo.org.

Fonte: Opal Brescia – http://opalbrescia.org/hit-show-la-fiera-vicentina-e-diventata-la-piattaforma-di-lancio-per-la-diffusione-delle-armi-e-le-politiche-che-la-incentivano/

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