Diseguaglianze negli Usa, politiche fiscali e senso comune

I sondaggi recenti mostrano che gli americani sono in misura preponderante per una trasformazione radicale del sistema di tassazione diretta, che aumenti moltissimo il carico sui più ricchi. Dopo il piano lanciato da Alexandria Ocasio-Cortez, è possibile che la campagna del 2020 verta sulla redistribuzione.

  1.   Le tendenze relative all’andamento di alcune fondamentali variabili  economiche e sociali negli USA sono note da tempo. Le ricordiamo ai lettori in termini estremamente  sintetici.

1.1.    Nel lungo periodo, a partire dalla metà degli anni ’70  del secolo scorso, si è manifestata una tendenza secolare verso una distribuzione del reddito sempre più diseguale. 

L’indice di Gini ha seguito un trend fortemente ascendente, passando da circa 0.40 nel 1973 a quasi 0.48 nel 2012 (fonte: Census 2019). 

La quota del reddito percepita dall’1%  più ricco della popolazione  è salita a 19.3% nel  2012, tornando  a livelli simili a quelli del 1928 (Gould e Bivens 2013).

Le tendenze di lungo periodo nella distribuzione della ricchezza (per sua natura sempre più diseguale di quella del reddito) sono state analoghe (Piketty e Saez 2013b).

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1.2.   I salari reali, in termini generali, sono rimasti quasi fermi in termini assoluti (mentre, naturalmente, la produttività e il PIL pro capite continuavano a salire, sia pure a ritmi tendenzialmente  decrescenti): “…dal 1973 al 2013, il salario orario di un lavoratore medio è cresciuto solo di un 9%, mentre la produttività è cresciuta del 74% “(Mishel,  Gould, e  Bivens  2015) .

Tuttavia, i dati sui salari medi non sono adeguatamente rappresentativi delle tendenze dei redditi reali della maggioranza dei lavoratori americani, e meno ancora della parte più povera della popolazione. Le ragioni principali sono due: 

– il forte vantaggio relativo ottenuto da coloro che riescono a studiare e a sviluppare maggiori capacità produttive,  in una società dove l’accesso allo studio e alla formazione è estremamente condizionato da discriminazioni di classe ( e anche  di “razza” e di genere);

  una parte del surplus viene distribuito a fasce privilegiate di manager, dirigenti e quadri sotto forma di alti stipendi e  bonus,  che sono formalmente classificati come parte del reddito da lavoro.

Di conseguenza,  la lentissima crescita (o quasi-stagnazione)  dei redditi medi da lavoro è stata il prodotto di due tendenze opposte: una crescita moderata dei redditi da lavoro più alti e una stagnazione o decrescita dei redditi da lavoro medi e bassi. I dati ufficiali mostrano, ad esempio, una virtuale stagnazione assoluta della mediana dei salari nel periodo 1988-2013: in altre parole, la metà più povera della popolazione non ha  migliorato affatto il proprio reddito reale in questo periodo in termini assoluti, mentre continuava a perdere terreno in termini relativi (fonte:  FT Alphaville – Financial Times 2019a, Fig.2). In effetti, molti studi mostrano che i salari reali della metà più povera della popolazione americana sono diminuiti in termini assoluti (vedi, ad esempio, Headlight Data 2019, per il periodo 2005-2014), mentre aumentavano soprattutto i redditi (formalmente)  da lavoro del 10 % più ricco.

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  1. 3.  Dati statistici più recenti mostrano che queste tendenze di lungo periodo  hanno continuato a manifestarsi anche nella seconda metà del decennio presente, malgrado la crescita abbastanza soddisfacente del PIL e la caduta della  disoccupazione a un livello (ufficiale) così basso da far parlare di “piena occupazione” (vedi Watson 2018, Washington Post 2019, FT Alphaville – Financial Times 2019b. E’ facile prevedere che quando saranno disponibili adeguati studi  ex post si dimostrerà che i fortissimi tagli fiscali applicati dall’amministrazione Trump nel 2018 stanno provocando una ulteriore impennata della disuguaglianza negli Stati Uniti.

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2.1.   Il rapporto tra la realtà  oggettiva e la sua percezione da parte degli attori sociali è complesso. Nulla sarebbe più sbagliato che credere che il peggioramento oggettivo (sia relativo che assoluto)  delle condizioni materiali di sopravvivenza della maggioranza della popolazione porti necessariamente e meccanicamente al sorgere della coscienza di classe e all’inasprirsi dello scontro sociale tra ricchi e poveri. In Paesi diversi come l’Italia e il Brasile, ad esempio, la tendenza verso l’aumento delle disuguaglianze e l’immiserimento assoluto sperimentata dalla maggioranza della popolazione è stata finora accompagnata  da  una accentuazione parossistica dell’egemonia culturale delle idee più reazionarie, anche tra le fasce più povere.     

Non è questa la sede per una discussione approfondita sul pensiero di Gramsci, il ruolo degli intellettuali, il tradimento dei chierici, l’influenza della religione, il rapporto tra globalizzazione, migrazioni, razzismo e coscienza di classe, etc. etc. 

In questo breve articolo mi limito a illustrare brevemente, senza tentare di interpretarne le cause più profonde, un fatto oggettivo: negli USA, a differenza della maggior parte degli altri Paesi, il senso comune del popolo in tema di diseguaglianze e politica fiscale, e perfino livello di accettazione o meno del sistema capitalista nel suo complesso, si è spostato notevolmente a sinistra. Naturalmente, uso questo termine un tempo serio e glorioso nella antica e nobile accezione sintetizzata da Norberto Bobbio nel suo fondamentale pamphlet Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica:

“Se vi è un elemento caratterizzante delle dottrine e dei movimenti che si sono chiamati e sono stati riconosciuti universalmente come sinistra, questo è l’egualitarismo, inteso, ancora una volta, non come l’utopia di una società in cui tutti gli individui sono uguali in tutto, ma come tendenza a rendere eguali i diseguali.”

2.2. I sondaggi mostrano che gli americani sono favorevoli in misura preponderante ad una trasformazione radicale del sistema di tassazione diretta, che aumenti moltissimo il carico sui più ricchi. Questo sostegno si manifesta non solo in astratto, ma  anche  in forma di appoggio esplicito a proposte molto avanzate e abbastanza specifiche e concrete, portate avanti da alcuni esponenti democratici di sinistra (per lo più donne).

Il risultati del sondaggio  POLITICO/Morning Consult poll, condotto i giorni 1-2 febbraio 2019, mostrano che il 76% degli aventi diritto al voto ritengono che i più ricchi debbano pagare più tasse. Inoltre,  il 61% degli americani  appoggia in linea di principio la proposta sulla tassa patrimoniale della Senatrice  Elizabeth Warren, che istituirebbe una tassa del 2% a carico degli individui con una ricchezza superiore a 50 milioni di dollari e del 3% a carico dei miliardari. Solo il 20% della popolazione è contrario.

Un altro piano è stato proposto da Alexandria Ocasio-Cortez, e prevede un’aliquota marginale del 70% sui redditi superiori ai 10 milioni dollari. Secondo lo stesso sondaggio  il 45% degli americani è a favore del piano proposto da Alexandria Ocasio-Cortez, mentre il 32% è contrario. Un altro sondaggio (Hill/HarrisX) mostra un consenso ancora più alto (59%) (Fonte: White 2019).. Anche un terzo  sondaggio (Fox News) mostra che il 70% degli americani (e il 54% dei repubblicani) è  favorevole ad aumentare l’aliquota  sui redditi superiori ai 10 milioni dollari.

L’evoluzione progressista del comune sentire degli americani si manifesta anche a livello ideologico e sistemico. “Dieci anni fa, l’80% degli americani  riteneva che il libero mercato fosse il sistema migliore. Attualmente, questa percentuale è scesa al 60% (Ezra Klein 2019).” 

Posti di fronte all’alternativa secca “E’ meglio il capitalismo o il socialismo?”, più di un terzo (37%) rispondeva “meglio il socialismo” in  un sondaggio di agosto 2018 (il 56% preferiva il capitalismo). Tra i giovani (18-29 anni) e tra i democratici , tuttavia,  i favorevoli al socialismo erano maggioranza (51% e 57% rispettivamente). L’approvazione per il socialismo sembra essere  in  crescita rispetto agli anni precedenti, anche perché’ il concetto stesso di socialismo  è ora prevalentemente associato  ad alcune caratteristiche normative (come uguaglianza, accesso gratuito o quasi alle cure mediche e a altri servizi sociali basici), mentre nel passato era legato soprattutto  all’idea di  nazionalizzazione  dei mezzi di produzione  e di controllo totale dello stato sull’economia.

Questa nuova e diversa evoluzione del senso comune degli statunitensi rispetto alle diseguaglianze, le tasse e (in parte) la stessa messa in discussione della tradizionale equazione identitaria nazionale  americanismo/capitalismo/antisocialismo rappresenta un fenomeno nuovo, reale e importante.   

Secondo Michael Cembalest, presidente di Market and investment strategy at JPMorgan Asset Management, 

“c’è una  profonda sorgente in termini di percezione dell’iniquità cui non si è ancora attinto, che cinque anni fa non esisteva o che non aveva avuto possibilità di esprimersi…questo è un momento decisivo nella storia americana , in cui improvvisamente in pochi mesi questa cosa è esplosa”.

Il commentatore Ben White, di Politico, ritiene dunque che i numeri suggeriscano che “il terreno di scontro su cui sarà combattuta la campagna presidenziale del 2020 sta spostandosi in modo clamoroso, riflettendo l’aumento della diseguaglianza negli USA e la crescente preoccupazione tra l’elettorato sulla equità del sistema americano”.

Pete Buttigieg, sindaco di Southbend, Indiana, e candidato democratico alla presidenza, ha criticato duramente gli attacchi di Trump contro il socialismo, affermando che “il termine non ha le stesse connotazioni negative che aveva per le generazioni passate…. (Trump) rimane attaccato a una strategia retorica che era potente quando lui  aveva ancora i calzoni corti… Oggi una parola come questa  è l’inizio di un dibattito e non la fine” .

Naturalmente, sarebbe ingenuo credere che il funzionamento reale della democrazia realmente esistente negli USA (come  in molti altri Paesi) favorirà una traduzione automatica di queste nuove tendenze egualitarie in pratica politica, legislativa, economica e sociale. Prevedere se tutto si rivelerà un fuoco di paglia o invece porterà a importanti conseguenze reali, è un altro paio di maniche. L’apparato ideologico, religioso, propagandistico e culturale a disposizione di chi favorisce una continuazione della secolare tendenza verso l’aumento delle diseguaglianze è formidabile, ed ha a sua disposizione infinite risorse finanziarie e (potenzialmente) repressive. Tuttavia, pare proprio che il vento dell’ovest stia cambiando.

Riferimenti

Alphaville – Financial Times 2019 ( based on data from Bureau of labor Statistics)

Bobbio N., 2009, Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica, Donzelli.

FT Alphaville – Financial Times 2019b

Census 2019

Cohen P. e Astor M., 2019, , For Democrats Aiming Taxes at the Superrich, ‘the Moment Belongs to the Bold’, NYT, Feb. 8, 2019.

Gould E. e Bivens J., 2013, 2013, Top 1 Percent Receive Record High Share of Total U.S. Income,                     Economic Policy Institute Working Economics Blog, in       

Headlight Data 2019

Klein E.,  2019, , Jan 7, 2019 , Is America’s future capitalist or socialist?, The Big Idea Jan 7, 2019,

Mishel L., Gould E.,  e Bivens J., 2015, Wage Stagnation in Nine Charts, Economic Policy Institute, January 6, 2015,

Lott M. 2019, Americans warming to socialism over capitalism, polls show,  Fox News January 4 2019,

Newport F., 2018,  The Meaning of “Socialism” to Americans Today,

Piketty a Saez 2013a (Piketty T. e Saez E., 2013a,, Top Incomes and the Great Recession: Recent

Evolutions and Policy Implications, IMF Economic Review, Vol. 61, No. 3,

Piketty T. e Saez E. 2013b, Inequality in the long run,

Washington Post 2019,  

Watson P.W., 2018, Real Wage Growth Is Actually Falling, Sep 25, 2018, 01:19pm

White B., 2019, Soak the rich? Americans say go for it – Surveys are showing overwhelming support for raising taxes on top earners.   Politico 02/04/2019.

Fonte: Sbilanciamoci.info – http://sbilanciamoci.info/diseguaglianze-negli-usa-politiche-fiscali-e-senso-comune/

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