Sostenibilità del Ssn. La ricetta di Slow Medicine

Certamente a questo riguardo vi sono decisioni che competono ai politici, agli amministratori e ai manager, ma non solo a loro. Vi sono iniziative che fanno leva soprattutto sul senso di responsabilità dei professionisti sanitari, sulla loro competenza scientifica e tecnica, sulle loro abilità comunicative e sulla possibilità di un diretto coinvolgimento dei cittadini.

Rispetto ai primi due punti il rapporto dell’OCSE richiama l’attenzione sull’ampia variabilità prescrittiva che caratterizza alcuni servizi sanitari e che rivela un uso eccessivo di alcune prestazioni sanitarie quali, per esempio: il parto cesareo, gli antibiotici, gli screening oncologici, le cure aggressive di fine vita, l’angioplastica in pazienti con angina stabile, le artroscopie del ginocchio per osteoartrite, le indagini radiologiche per il mal di schiena, le benzodiazepine nell’anziano, le statine, le vitamine e i sali minerali, ecc. ecc. Sottolinea il basso utilizzo di farmaci generici molto meno costosi dei relativi brand, l’eccessivo ricorso al pronto soccorso e più in generale il trattamento in ospedale di patologie croniche che potrebbero essere gestite meglio e in modo meno oneroso nell’ambito dei servizi di assistenza primaria.

Tra le diverse iniziative segnalate per affrontare questo fenomeno il Rapporto dell’OCSE riserva uno spazio particolare alla Campagna Choosing Wisely, di cui Slow Medicine è uno dei partner internazionali con il progetto “Fare di più non significa fare meglio – Choosing Wisely Italy” . Tale campagna, avviata negli USA e oggi diffusa in 18 Paesi distribuiti su 4 continenti, parte dal basso e si propone di incoraggiare il dialogo tra professionisti e pazienti allo scopo di discutere i benefici e i rischi dei trattamenti che vengono loro proposti. A questo fine le Società Scientifiche, insieme alle associazioni di consumatori e pazienti, individuano alcune prestazioni di uso corrente che non portano benefici significativi ai pazienti ma che possono esporli a possibili effetti dannosi. Il loro impiego, peraltro, contribuisce a sprecare risorse che potrebbero essere opportunamente impiegate per assicurare, a tutti quelli che ne hanno bisogno, prestazioni di comprovata efficacia.

In questi giorni anche il Lancet ha dedicato un’importante rubrica al tema del sovrautilizzo e sottoutilizzo di prestazioni sanitarie e i relativi lavori sono stati discussi presso il King’s College di Londra, dove anche Slow Medicine, con Andrea Gardini, ha potuto presentare le proprie iniziative.

Insomma, molte voci autorevoli ci stanno dicendo che per assicurare a tutti cure di buona qualità occorre affrontare uno dei grandi paradossi della medicina d’oggi: convivere con una grave crisi finanziaria che impedisce a molte persone di usufruire di cure essenziali (salva-vita), mentre un ingente quantità di risorse è sperperata per eseguire prestazioni sanitarie non solo inutili ma addirittura dannose. Ma ciò che ci lascia più amareggiati è che tutto ciò si consuma senza suscitare grande interesse tra la maggior parte dei professionisti, senza generare alcuno scandalo tra politici e amministratori, nella totale indifferenza dei media e, non ultimo, avvalendosi dell’assenso dei pazienti, vittime ignare di condizionamenti culturali secondo cui fare di più è sempre meglio.

Noi di Slow Medicine stiamo tentando di dare una svolta a questa pericolosa deriva ma siamo ben consapevoli che la sfida è molto dura perché gli interessi in gioco sono tanti e non sempre palesi, priorità e incentivi spesso collidono, le alleanze sono difficili e imprevedibili, ma soprattutto perché si tratta di mettere in atto un cambiamento culturale che riguarda tutti: professionisti, politici, amministratori, pazienti e cittadini.

Antonio Bonaldi

Presidente di Slow Medicine

Giovedì 19 gennaio 2017

Fonte: Sbilanciamoci.info – http://sbilanciamoci.info/sostenibilita-del-ssn-la-ricetta-di-slow-medicine/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *