Varsavia, benefici solo per Netanyahu

Medio oriente. Alla conferenza in Polonia contro l’Iran, il premier israeliano parla di “svolta storica” nelle relazioni tra Israele e vari Stati arabi. A pagarla saranno anche i palestinesi.


Israel's Prime Minister Benjamin Netanyahu delivers a speech during the opening of the US embassy in Jerusalem on May 14, 2018.
The United States moved its embassy in Israel to Jerusalem after months of global outcry, Palestinian anger and exuberant praise from Israelis over President Donald Trump's decision tossing aside decades of precedent. / AFP PHOTO / MENAHEM KAHANA

Da Varsavia il vice presidente americano Mike Pence e il Segretario di stato Mike Pompeo ripartono con il bicchiere mezzo vuoto.

L’Europa, o gran parte di essa, non è disposta, per ora, ad accogliere l’appello statunitense a isolare l’Iran e ad uscire dall’accordo internazionale sul nucleare del 2015.
E la “Nato araba” concepita da americani e sauditi per contrastare Tehran, anche con la guerra, resta solo una ipotesi.

Dal vertice di Sochi sulla Siria, il presidente iraniano Hassan Rohani non ha tardato a commentare con sarcasmo l’esito della conferenza: «Non è accaduto nulla, è il vuoto».
Al contrario il bicchiere di Benyamin Netanyahu è mezzo pieno. Pence e Pompeo hanno sottolineato a più riprese l’importanza dei colloqui tra il premier israeliano e i rappresentanti arabi. Ed è evidente che a Varsavia gli americani hanno scelto di privilegiare questo aspetto e non più l’obiettivo dichiarato alla vigilia, la costituzione di fronte “globale” occidentale-arabo contro l’Iran.

Il premier israeliano ieri non riusciva a contenere l’entusiasmo e parlava di «svolta storica». Spiegava che nella capitale polacca, Israele e importanti paesi arabi si sono seduti insieme e hanno discusso della minaccia iraniana. «Quando gli arabi e gli israeliani sono d’accordo con tanto vigore altri dovrebbero ascoltare», ha affermato Netanyahu. A suo dire le dichiarazioni fatte da diversi rappresentanti arabi sono volte a fare accettare alle loro popolazioni la prossima apertura di relazioni diplomatiche con lo Stato di Israele.

Non è facile valutare quanto sia concreta questa “svolta”. Certo è che mercoledì Netanyahu ha incontrato il ministro degli esteri dell’Oman Bin Alawi e qualche ora dopo si è seduto allo stesso tavolo con rappresentanti di Stati arabi che non hanno relazioni ufficiali con lo Stato ebraico. Ieri alla plenaria della conferenza, Netanyahu e il ministro degli esteri yemenita Abdullah, del governo sostenuto dalla Coalizione araba sunnita a guida saudita, si sono ritrovati seduti l’uno al fianco dell’altro. E il Bahrain ha fatto sapere che potrebbe avviare rapporti diplomatici con Israele. Chi ha fatto gli onori di casa, il ministro degli esteri polacco, Jacek Chaputovichk si è premurato di affermare che la presenza a Varsavia di ministri dei paesi arabi e di Netanyahu «apre un nuovo capitolo» ed è la precondizione per mantenere la pace e la sicurezza in Medio Oriente.
Certo Chaputovichk ha voluto ingraziarsi Israele dopo le polemiche dello scorso anno tra i due Paesi per la legge approvata dal Parlamento di Varsavia che esonera la Polonia dai crimini del nazismo. Ma i palestinesi temono il significato politico delle parole del ministro polacco, ossia la normalizzazione dei rapporti tra Israele e paesi arabi vista come elemento essenziale della stabilità e della pace in Medio oriente in sostituzione della realizzazione del loro diritto alla libertà e all’indipendenza. Per quello che può valere in un mondo in cui la loro voce è ascoltata sempre di meno, i palestinesi hanno denunciato con forza e ripetutamente il progetto Usa di promuovere tra gli arabi la normalizzazione dell’occupazione israeliana di Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est. «Prendendo totalmente le parti del governo israeliano, (l’amministrazione Trump) nega sistematicamente il diritto palestinese all’autodeterminazione. La conferenza di Varsavia si inserisce in questo contesto», ha scritto sul quotidiano Haaretz l’ex ministro degli esteri Nabil Shaath. E non convince per nulla i palestinesi il passo fatto dall’ex potente capo dell’intelligence saudita, Turki bin Faisal Al Saud, che in un’intervista alla tv israeliana ha ribadito che la soluzione della questione palestinese resta centrale per le relazioni future tra Israele e Stati arabi. Turki ha anche accusato Netanyahu di ingannare la sua opinione pubblica perché sostiene che Israele in tempi stretti avrà rapporti diplomatici con gran parte dei Paesi arabi. Non ha mandato segnali rassicuranti ai palestinesi l’entusiasmo di Netanyahu che ha detto «Non vedo l’ora di vedere il piano di pace (degli Stati Uniti)». Una proposta, nota come “Accordo del secolo”, che i palestinesi hanno già respinto perché, stando alle indiscrezioni, è fortemente sbilanciata a favore di Israele.
Sulla chiusura della conferenza di Varsavia grava l’ombra delle dichiarazioni bellicose di Mike Pompeo. «Non è possibile arrivare a pace e stabilità senza affrontare l’Iran», ha detto il Segretario di stato con a fianco Netanyahu. Da parte sua, prima di partire per Varsavia, il premier israeliano, in un video messaggio, aveva parlato di un interesse comune con gli arabi per la «guerra» all’Iran (milhama b’Iran, le sue parole in ebraico). Una frase poi cambiata dall’ufficio del premier in «interesse comune di combattere l’Iran».

Michele Giorgio

Il Manifesto

14 febbraio 2019

Fonte: Perlapace.it – http://www.perlapace.it/varsavia-benefici-solo-netanyahu/

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