Torre Maura: il teatrino razzista che invade le periferie

Nel pomeriggio del 2 aprile a Torre Maura, nella periferia est di Roma, due formazioni neofasciste (Forza Nuova e Casapound) hanno messo in scena una finta protesta popolare, indossando il travestimento dei “comuni cittadini esasperati”, per legittimare danni, incendi, disordini e manifestazioni non autorizzate che in altri contesti e con diversi obiettivi sarebbero stati oggetto di una dura repressione poliziesca.

Il bersaglio di questi disordini erano 70 persone di etnia Rom, una popolazione sgradita all’estrema destra sin dai tempi del nazismo, che li marchiava con un triangolo marrone nei campi di concentramento, un’etnia che in Italia rappresenta una risibile minoranza pari allo 0,2 per cento della popolazione, di cui la metà sono cittadini italiani tanto quanto gli autori dei disordini, e forse anche di più visto che l’atto fondativo della nostra Repubblica è una costituzione antifascista e quindi antirazzista.

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Il risultato della protesta è stato il triste spettacolo del cibo per i poveri calpestato assieme alla dignità di chi ha preferito usarlo per fare propaganda al proprio partito, invece di lasciare che lo mangiasse chi ne aveva bisogno. Mentre gli anziani di destra e di sinistra litigano per decidere se il grande statista pelato (quello che ha fatto tante cose buone nonostante le deportazioni disposte in combutta con regimi autoritari) era quello che deportava la gente in Germania nel passato o l’altro che la deportava più di recente in Libia, nel caos dell’alta politica e delle basse speculazioni si alza limpida la voce di un giovane uomo di 15 anni, che vale la pena di trascrivere a futura memoria:

“Lei è una persona molto brava nella parola, però secondo me quello che sta facendo è una leva sulla rabbia della gente del mio quartiere per trasformare questa rabbia nei suoi interessi e nei suoi voti (…) a me 70 persone non cambiano la vita (…) non mi sta bene che si vada sempre contro una minoranza (…) nessuno deve essere lasciato indietro: né italiani, né rom, né africani (…) Io non sono di nessuna fazione politica, sono di Torre Maura”.

L’interlocutore del giovane uomo risponde al nome di Mauro Antonini, un personaggio che non risiede a Torre Maura, ma a Casal Bertone, si diverte a inscenare teatrini di protesta indossando fasce tricolori senza averne titolo, ritiene che le denunce per odio razziale siano medaglie da appuntare sul petto e considera Mussolini come un “padre della patria”, anche se non si capisce bene la patria a cui si riferisce, visto che nella sua lunga carriera di agitatore ne ha servite due, collaborando con i nazionalisti italiani e con i secessionisti padani del partito dove il tricolore andava usato come carta igienica, offrendo i suoi servizi all’europarlamentare Borghezio quando sventolava bandiere verdi in odore di eversione ma elargiva interessanti paghette.

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Il problema non è l’ennesimo voltagabbana che cambia bandiera a seconda di chi lo paga, nè le capriole pseudopatriottiche di chi passa dal tricolore al verde padano fiutando dove tira il vento: del resto a fare l’eurobadante di Borghezio c’è andato senza nessuna vergogna anche Davide di Stefano, il fratello del leader di Casapound, che oggi è tornato a fare il difensore della patria italiana dopo aver servito la causa padana.

Il rischio per la sicurezza di tutti è l’utilizzo sistematico delle finte sollevazioni di piazza per fomentare odio vero che fa danni reali, per dare l’impressione che una minoranza politica estremista e violenta sia la “voce del popolo”, per creare consenso su politiche minoritarie, violente razziste e anticostituzionali usando la televisione come amplificatore di un macabro teatrino fascista dove i teatranti si atteggiano a soli e legittimi rappresentanti del popolo sovrano.

Misurando la differenza tra la realtà e la sua rappresentazione televisiva, il popolo di Antonini vale appena l’1,67% dei voti alle ultime elezioni regionali del Lazio, dove il candidato governatore era proprio l’ex padano Antonini che oggi cerca di aumentare il suo consenso fomentando l’antiziganismo. Numeri che ci autorizzano a rivolgere ad Antonini e alla sua compagnia teatrale la stessa argomentazione usata per zittire il ragazzino allergico alle persecuzioni dei poveri: “tu sei uno, noi siamo cento“.

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Il pane calpestato gridando “gli zingari devono morire” non è la prima rappresentazione teatrale dei neofascisti romani. L’associazione Baobab, impegnata da anni nel cuore della capitale contro il razzismo per salvare le vite dei migranti e la dignità dell’Italia, spiega che i fatti di Torre Maura sono la replica di un format già testato da Casapound, con notizie false, sciacallaggio, appropriazione del concetto di ‘voce dei residenti’, istituzioni pavide, guerra agli ultimi“.

Il riferimento è agli episodi del 13 settembre 2017, quando il teatrino neofascista aveva scelto come palcoscenico il consiglio straordinario del IV municipio, bloccandone l’attività istituzionale, e come bersaglio da consegnare in pasto all’odio delle folle il centro di accoglienza per migranti di via del Frantoio. Il centro era già assaltato pochi giorni prima, nella notte tra il 29 e il 30 agosto, con un profugo eritreo accoltellato alla schiena durante la caccia all’uomo nata dal racconto di un’aggressione mai avvenuta, con la sedicente aggredita successivamente indagata per lesioni aggravate.

In quel frangente fece scalpore l’episodio che ha visto un neofascista prendere a cinghiate uno dei suoi “camerati” nella concitazione dei tafferugli. Di quello spettacolo ci restano 26 denunce ancora in corso per chi si è ribellato ai pericolosi teatrini fascisti, e la lettera aperta con cui le mamme della scuola elementare del municipio Tiburtino III denunciavano le strumentalizzazioni della compagnia teatrale di estremisti.

Nel frattempo il rifugiato eritreo accoltellato nell’agosto 2017 sulla base di racconti inventati si è tolto la vita in Lussemburgo, dove avevamo deciso di trasferirlo con un programma di “relocation” (come se fosse un fastidio da spartire con altre nazioni) anzichè riconoscere la sua dignità di essere umano per integrarsi nel nostro tessuto sociale ed economico.

Cosa aspettiamo? – Si chiedono i volontari di Baobab – Altre 26 denunce agli antifascisti? Lasciamo ripetere questo schema in tutte le periferie romane? Dimenticare la storia e gli episodi in cui sono stati coinvolti personaggi come Antonini, significa dargli la possibilità ogni volta di riproporre la stessa infima strategia. Anziché parlare di ‘cittadinanza esasperata’ si dovrebbe chiedere conto del passato a chi si presenta di nuovo a fare sciacallaggio in periferia“.

Domande che dopo un successivo spettacolo teatrale di Antonini a Casalbruciato si schiantano sul silenzio della politica, delle istituzioni e dei partiti, mentre quei ventisei denunciati, quel pane calpestato dal razzismo, quell’uomo eritreo perseguitato, accoltellato e piegato nello spirito fino al suicidio, pesano soltanto sulle coscienze di chi ha salvato un briciolo di umanità in questi tempi segnati dall’odio.

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Fonte: Matita Rossa – http://gubitosa.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/04/16/torremaura/

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