Cambiamento climatico: il movimento Extinction Rebellion e la disobbedienza civile come arma di pressione sui governi

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Andrew Medhurst era Risk Manager per la corporazione inglese di assicurazioni Lloyds. Vendeva assicurazioni pensionistiche. Finché, a ottobre dello scorso anno, si è imbattuto nel rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) che prefigurava gli scenari nel breve e medio periodo a seconda che la temperatura del nostro pianeta si innalzi di 1,5 o 2 gradi centigradi da qui al 2050. Il rapporto era chiaro: mezzo grado in più o in meno potrebbe esporre decine di milioni di persone in tutto il mondo a pericolose ondate di calore, alla siccità o alle inondazioni costiere, potrebbe portare, in un caso, al danneggiamento delle barriere coralline, nell’altro a una loro distruzione. Mezzo grado in più significherebbe una probabilità 10 volte maggiore dello scioglimento dei ghiacci artici d’estate. Se non interveniamo in tempo potremmo trovarci di fronte a carestie, depauperamento delle specie vegetali e animali, migrazioni forzate a causa di inondazioni e catastrofi naturali, concludeva l’IPCC.

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Da quel giorno, Medhurst ha iniziato a interessarsi al cambiamento climatico. Apprendendo che gli effetti dell’aumento delle emissioni di anidride carbonica si stavano materializzando molto più rapidamente di quanto previsto, conclude che non poteva più continuare a vendere pensioni con la coscienza pulita. «Non stiamo solo distruggendo il pianeta per i nostri figli e nipoti, ma li stiamo attivamente incoraggiando a investire in un prodotto finanziario a lungo termine di cui potrebbero aver bisogno quando avranno 50 anni. Ciò di cui possono aver bisogno sono cibo e riparo, non un portafoglio azionario», racconta al Financial Times Medhurst. E così a novembre, si avvicina a Extinction Rebellion, un movimento che proponeva la disobbedienza civile come arma per costringere il governo del Regno Unito a trattare la questione del cambiamento climatico come un’emergenza e una minaccia per l’umanità. A novembre, partecipa alla prima manifestazione organizzata da Extinction Rebellion, quando 6mila manifestanti hanno occupato i ponti sul Tamigi a Londra per esprimere la loro preoccupazione sul cambiamento climatico.

A febbraio, Medhurst si dimette dal suo incarico alla Lloyds per dedicarsi a tempo pieno a Extinction Rebellion: aiuta a gestire il budget – frutto di un mix di fondi provenienti da un crowdfunding e da donazioni di fondazioni filantropiche, aziendali e di singoli cittadini – e alcune settimane al mese le dedica all’organizzazione di piccoli incontri per reclutare altri volontari per la campagna di disobbedienza civile. Pochi giorni prima della manifestazione del 15 aprile, che ha dato il via a dieci giorni di seguito di proteste in diverse zone di Londra (e in altre parti del mondo), Medhurst aveva incontrato 30 persone in una fattoria modello vittoriano a Shoreham, nel Kent, un’area benestante dove un tempo aveva giocato a cricket quando era diplomato alla Midland Bank. Alla fine del suo discorso, circa la metà dei partecipanti aveva compilato i moduli per restare in contatto con Extinction Rebellion, due di loro si erano detti disposti a essere arrestati per difendere il clima.

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Andrew Medhurst via FT

Alison Green è una psicologa cognitiva ed ex vice-cancelliere della Arden University. Anche lei si è avvicinata al tema del cambiamento climatico leggendo il rapporto dell’IPCC. Prima non si era mai interessata alla questione e non riteneva il pianeta esposto a un pericolo così vicino. «Sono rimasta scioccata per un mese. Ho cominciato a vedere il mondo in modo completamente diverso. All’improvviso mi sono sentita così vulnerabile, ho capito quanto sia fragile la vita sul pianeta».

Preoccupata che i suoi colleghi non fossero a conoscenza della gravità della situazione, Green inizia a distribuire a lavoro documenti sulle scienze del clima. Nessuno aveva negato che ci fosse un problema, ma tutti i suoi colleghi cercavano di liquidare la questione durante le riunioni all’università per occuparsi di altri punti all’ordine del giorno, ritenuti più imminenti da affrontare: il budget, i problemi del personale, la valutazione dei curriculum. «È come se all’improvviso mi fossi svegliata in un incubo. Ho capito che la mia carriera era completamente inutile, era irrilevante, non aveva senso. O continuerò a fare quello che faccio e non dormire bene la notte a causa della crisi in cui ci troviamo, o devo fare qualcosa in prima persona. Come possiamo pretendere di formare gli studenti per un futuro che non esiste?»

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Alison Green via FT

Una sua amica ha descritto la metamorfosi di Green come una “ecofania”. Da allora si è dimessa dal suo lavoro per sostenere Extinction Rebellion, convincendo centinaia di accademici ad affiancare il movimento e a sottoscrivere una lettera pubblicata dal Guardian che suona quasi come un manifesto: “Nonostante abbiamo visioni e competenze accademiche diverse, siamo uniti su questo stesso punto: non possiamo tollerare il fallimento di questo o di qualsiasi altro governo a intraprendere azioni incisive ed urgenti nei confronti del peggioramento della crisi ecologica. La scienza è chiara, i fatti sono incontrovertibili, ed è inconcepibile per noi che i nostri figli e nipoti debbano sopportare il peso terrificante di un disastro senza precedenti a causa delle nostre stesse azioni”.

La disobbedienza civile come arma di pressione politica

Quelle di Andrew Medhurst e Alison Green sono due delle tante storie di persone che hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi praticamente a tempo pieno a Extinction Rebellion, il movimento che propone azioni di disobbedienza civile per imporre al centro dell’agenda politica nuove politiche per contrastare il cambiamento climatico in tempi brevi.

Dopo le prime proteste dello scorso novembre, XR (la sigla utilizzata per indicare il movimento) ha iniziato dallo scorso 15 aprile a bloccare con azioni di disobbedienza civile i centri economici e politici di Londra. Il ponte di Waterloo è stato bloccato al traffico e trasformato in un ponte giardino con alberi e fiori. A Oxford Circus migliaia di manifestanti hanno portato un modello di barca a grandezza naturale con la scritta sul lato “Dite la verità”. A Piccadilly Circus la sezione giovanile del movimento ha tenuto un sit-in di protesta. In Parliament Square circa 2mila persone si sono riunite sotto un mare di bandiere, cartelli e striscioni: «Questo non è un movimento politico, questo è un movimento di umanità. Siamo di tutti i contesti sociali, di tutte le età e le razze, uniti da un unico desiderio, un sogno: dare un futuro buono, dignitoso e amorevole per le generazioni a venire», ha dichiarato nel suo intervento in piazza Jamie Kelsey Fry, redattore del New Internationalist.

Da allora, le proteste sono proseguite per dieci giorni e stanno nascendo gruppi simili in Australia, Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Nuova Zelanda, Norvegia, Spagna, Paesi Bassi, Sud Africa, Svizzera e Stati Uniti. In questi giorni, con i loro striscioni, graffiti, artisti di strada e il sostegno anche di attori famosi, come Emma Thompson, i manifestanti hanno marciato, ballato con la polizia, tenuto discorsi e spettacoli di strada, versato sangue finto di fronte a Downing Street, inscenato film catastrofici ambientali, bloccato il traffico, coniugando la serietà dei temi per cui si protesta con un’atmosfera da festival musicale, ha commentato Therese Raphael su Bloomberg. Più di mille persone sono state arrestate, 53 hanno ricevuto un capo di accusa.

E in effetti quello che può apparire a un occhio esterno come un movimento hippie, come sono stati definiti dal Daily Mail, o i gilet gialli britannici, come raccontato all’inizio anche in Italia, ha invece una strategia: le iniziative di XR sono pianificate e calibrate e il mancato ricorso alla violenza fa parte di una forma di protesta ben precisa, come spiegato in un video pubblicato poco prima della manifestazione del 15 aprile da uno dei co-fondatori, Roger Hallam.

Dietro la nascita di Extinction Rebellion c’è l’incontro di accademici, ricercatori e attivisti che tre anni fa hanno cominciato a interrogarsi su due questioni in particolare: perché nonostante i tanti accordi internazionali sul clima non è mai accaduto nulla e cosa fare per farlo accadere?

Fruttuoso è stato in particolare l’incontro proprio tra Roger Hallam, un agricoltore biologico che stava prendendo un dottorato di ricerca al King’s College di Londra in un progetto su come si organizza una campagna radicale, e Gail Bradbrook, cresciuta in una famiglia che gestiva una miniera di carbone nello Yorkshire, con un dottorato di ricerca in biofisica molecolare e nell’attivismo per la giustizia ambientale e sociale sin da adolescente. Dopo il crollo finanziario del 2008, aveva provato a organizzare campagne di giustizia sociale senza però riuscire a dare loro rilevanza.

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Gail Bradbrook via FT

«Abbiamo cercato le risposte leggendo la letteratura, la storia del XX secolo, la psicologia, scienza politica, sociologia delle rivoluzioni. Abbiamo individuato tre strade: una campagna via email simile a quelle di GreenPeace che però risultava efficace solo se rivolta a obiettivi specifici e limitati nel tempo; proteste violente che però, se andava bene, aprivano la strada a una guerra civile e, pertanto, non era una via percorribile; la disobbedienza civile di massa, ovvero riuscire ad attivare migliaia di persone dal background differente (giovani, adulti), culture diverse, che pacificamente violano la legge per una causa comune e per far sì che ci sia un cambiamento nell’immediato. In base alla letteratura studiata, era questa la forma di protesta dalle probabilità di successo maggiori», racconta Hallam nel video.

Violare la legge pacificamente – prosegue il cofondatore di XR – mette in un situazione di win-win perché crea un dilemma per le opposizioni, crea tensioni e le condizioni per un dramma politico: possono lasciarti protestare e poi andare via e allora la protesta avrà avuto successo, possono reprimerti con la violenza e gli arresti, e in questo caso il movimento e le sue istanze avranno ottenuto grande risonanza: «È importante protestare pacificamente, avere rispetto di tutti i partecipanti, dei cittadini e delle forze dell’ordine».

A marzo centinaia di volontari si sono riuniti in un magazzino vicino un canale di Bristol per fare una prova generale delle manifestazioni di Londra iniziate il 15 aprile. Di età compresa tra adolescenti e pensionati, i partecipanti si sono alternati impersonando ora i manifestanti che incrociano le braccia ora la polizia che cerca di trascinarli via. I volontari ricevono una formazione su cos’è la disobbedienza civile, sulle conseguenze legali di eventuali danni alla proprietà e di come difendersi. Imparano anche la corretta posizione del corpo da tenere quando si viene arrestati e si esercitano nelle risposte da dare ai cittadini che possono essere infastiditi dalla protesta.

Per la riuscita dell’azione di disobbedienza civile ci vogliono altri requisiti, spiega ancora Hallam: «1) Bisogna attivare tante persone (ne bastano 25mila) dai ragazzini agli anziani. 2) Bisogna protestare nelle capitali perché lì ci sono i media, il governo, le élites e i centri economici. A queste persone non interessa se blocchi una miniera di carbone in periferia, interessa se togli loro la possibilità di andare a lavoro perché perdono un sacco di soldi. 3) Bisogna ispirarsi alla cultura degli scioperi dei lavoratori e, quindi, protestare per più giorni di seguito. Se protesti per 5 giorni l’azione diventa una notizia, se lo fai per 2 settimane, crei una crisi. 4) Devi essere positivo, gioioso come se stessi organizzando un festival gratuito: e quindi musica, spettacoli, acrobati, interventi politici».

Fare pressione con tante persone che protestano per tanti giorni di seguito violando la legge in modo pacifico – conclude Hallam – consente di poter iniziare a negoziare con il governo su un punto ben preciso: questa è la crisi che stiamo vivendo e dobbiamo trasformare l’economia e le politiche nei prossimi 10 anni.

In particolare, Hallam, Bradbrook e il loro gruppo mirano a creare sconvolgimenti tali da costringere il Regno Unito (e a cascata, con la nascita di movimenti simili a XR in altre parti del mondo, i governi degli altri paesi) a dichiarare l’esistenza di un’emergenza climatica, a impegnarsi in un’economia a emissioni zero entro il 2025 e a istituire “assemblee di cittadini” – estratti a sorte in un modo simile a una giuria – per controllare democraticamente una transizione così imponente.

È proprio il terzo punto quello più innovativo e che desta perplessità sulla sua riuscita: istituire un’assemblea dei cittadini sul “clima e giustizia ecologica” per orientare la politica. Basata sull’idea di democrazia deliberativa, l’obiettivo è quello di riunire esperti con una sezione trasversale della società per arrivare a soluzioni che siano sia efficaci che giuste.

Il gruppo dice di aver preso ispirazione dall’Irlanda, dove le assemblee di cittadini sono riuscite a portare all’abrogazione del divieto di aborto. Un gruppo di cittadini irlandesi ha trascorso due settimane insieme a esperti del clima

Attraverso assemblee in cui si incontrano esperti del clima e persone di altra estrazione sociale, culturale, professionale, i cittadini possono essere informati, prendere posizione in modo consapevole e avere la forza per fare pressione ai governi e negoziare compromessi per arrivare a riforme ambiziose, come accaduto in Irlanda. «È reinventare la società in un modo che ha senso per tutti noi. So che sembra un sogno hippy. Ma il punto è che, se non lo facciamo, siamo fottuti», racconta Gail Bradbrook al Financial Times.

«L’obiettivo degli attivisti di XR è a più ampio raggio, vogliono cambiare lo spirito del tempo, cambiare l’idea che la gente ha di ciò che è naturale, normale ed evidente», dice Bill McKibben, scrittore e attivista del clima degli Stati Uniti, arrestato nel 2011 mentre protestava contro un nuovo oleodotto, e co-fondatore di 350.org, un’organizzazione ambientalista con lo scopo di costruire un movimento globale per il clima e per informare sui rischi dei cambiamenti climatici. «E se possiamo cambiare lo spirito del tempo, allora cambieranno abbastanza facilmente anche le leggi».

Il sostegno dei Laburisti e l’estensione della protesta in tutto il mondo

La strategia delineata da Hallam nel video sembra cominciare a dare i primi frutti. Dopo dieci giorni di proteste, terminate per il momento il 25 aprile con un raduno ad Hyde Park, a Londra, Extinction Rebellion ha avuto il sostegno dei Laburisti.

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La manifestazione di Hyde Park del 25 aprile via Guardian

Solo un giorno prima, in un discorso in Parliament Square, il ministro degli Interni ombra del Partito Laburista, Diane Abbott, ha detto a una folla di 100 manifestanti di riconoscere l’esistenza di una “emergenza climatica”, una delle principali richieste del gruppo. Abbott ha anche sottolineato che i parlamentari hanno bisogno di riunirsi per ospitare una “ampia discussione” su come portare le emissioni di gas serra del Regno Unito a 0 entro il 2025. «Non sarei in politica se non pensassi che il cambiamento è possibile. Se le cose possono cambiare sui temi su cui mi sono battuta quando ero una donna molto giovane, penso che le cose possano cambiare anche sui cambiamenti climatici e possiamo provare a rispettare l’obiettivo del 2025».

Il 23 aprile, intervenendo alla Camera dei Comuni, il ministro ombra dell’Energia, Barry Gardiner ha accomunato le proteste organizzate da Extinction Rebellion ad altre battaglie memorabili come quelle anti-apartheid. Il ministro ombra della Salute, Jon Ashworth, è uscito per parlare alla folla, impegnandosi a fare del cambiamento climatico un punto focale della politica sanitaria e ha espresso il suo sostegno alla creazione di un’assemblea dei cittadini. Anche l’ex leader laburista Ed Miliband, ministro per l’Energia e il cambiamento climatico sotto Gordon Brown, ha detto che il governo deve dichiarare un’emergenza climatica e introdurre un “nuovo accordo verde”: «La verità è che il pianeta si sta surriscaldando molto più velocemente di quanto stiamo agendo. Il cambiamento climatico non è una prospettiva teorica per il futuro, ma è con noi qui e ora», ha detto in un intervento alla Camera.

Rispondendo al governo, Claire Perry, ministro dell’Energia, ha respinto l’idea di un’emergenza climatica e ha detto di avere riserve sulle proteste: «Hanno causato disagi per centinaia e migliaia di londinesi che lavorano duramente e hanno richiesto una ingente presenza di polizia. Sono preoccupata che molti dei messaggi che stiamo ascoltando ignorino i progressi che si stanno facendo e, in quanto tali, rendono le persone timorose piuttosto che speranzose per il futuro».

Nel frattempo, un portavoce di Extinction Rebellion, ha detto che il gruppo sta sempre più diversificando, attirando sostenitori della classe operaia e di minoranze etniche. Nei giorni scorsi il gruppo ha annunciato di aver raccolto più di 200mila euro – per lo più in piccole donazioni da 10 a 50 euro – dall’inizio delle proteste, per un totale di oltre 422mila euro da gennaio.

Intanto, dall’Irlanda all’a Nuova Zelanda, le proteste si sono estese in tutto il mondo. In India, la sera del 15 aprile 2019 alcuni studenti di scuola e attivisti locali si sono radunati nel lago superiore di Bhopal in solidarietà con le proteste di Extinction Rebellion. Si alternati momenti di musica e danza a discorsi. Un partecipante ha anche letto una traduzione in hindi del discorso di Greta Thunberg a Roma.

In Ghana, attivisti locali hanno inviato una lettera alla Commissione parlamentare sulla scienza e la tecnologia ghanese affinché rendano conto dello stato dell’impronta di carbonio paese. Non c’è stata ancora risposta. Dopo uno scambio con rappresentanti di Extinction Rebellion di Londra, alcuni attivisti londinesi sono andati all’Alta Commissione del Ghana per chiedere loro di prestare attenzione alle richieste dei manifestanti del posto.

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via Guardian

In Australia, sono state collocate circa 400 rocce dipinte con vernici atossiche nel quartiere degli affari di Adelaide. Le rocce avevano il logo di Extinction Rebellion e l’hashtag #climateactionrocks con lo scopo di generare maggiore interesse sulle questioni relative ai cambiamenti climatici.

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via Guardian

Anche in Italia sta nascendo un gruppo di Extinction Rebellion, scrive Chiara D’Andrea su Motherboard Vice. A Febbraio sono stati organizzati eventi di presentazione e assemblee del movimento italiano a Milano, Torino e Bologna in stretto contatto con il gruppo londinese. La strada da seguire è quella tracciata dagli attivisti inglesi, ha spiegato a Motherboard, Marco Bertaglia, ricercatore italiano che da diversi anni si occupa di sostenibilità, agroecologia, suolo e coordinatore di Extinction Rebellion Italy: «Credo che la protesta vada affrontata con la non-violenza e che non serva individuare dei nemici, ma problemi da risolvere e soluzioni da proporre. Con ciò non intendo dire che non ci siano potentati economici da contrastare, ma il principale target di XR sono i governi a cui si chiede di dichiarare l’emergenza ecologica e climatica, di cancellare le politiche contrarie, di portare a zero entro il 2025 le emissioni di CO2 e, infine, di stabilire delle assemblee cittadine».

Che cosa ha ottenuto finora il movimento?

Dopo quasi due settimane di disobbedienza civile di massa, cosa ha ottenuto Extinction Rebellion? Nell’immediato, commenta Matthew Taylor sul Guardian, non è stato raggiunto nulla di rilevante ma ci sono stati progressi sostanziali in tutte e tre le richieste del gruppo.

Dire la verità. In parte grazie alle pressioni di XR, decine di consigli e autorità locali nel Regno Unito hanno dichiarato l’esistenza di un’emergenza climatica negli ultimi mesi. Un numero crescente di politici – soprattutto dei banchi dell’opposizione – ha riconosciuto che questa è la più grande sfida che l’umanità è chiamata ad affrontare. Tuttavia, come precedentemente riportato attraverso le parole del ministro dell’Energia Claire Perry, il governo conservatore è rimasto fermo sulle sue posizioni.

Zero emissioni entro il 2025. Per quanto sia probabilmente impensabile arrivare a emissioni 0 di anidride carbonica entro il 2025, le proteste di questi giorni hanno modificato i termini del dibattito. Oltre alla proposta del ministro degli Interni ombra del Partito Laburista, Diane Abbott, di avviare un “ampio dibattito” al riguardo, la prossima settimana la Commissione per i cambiamenti climatici annuncerà i suoi obiettivi rivisti per il Regno Unito e anche entro quando il paese punta a raggiungere le emissioni nette 0.

Istituzione di assemblee cittadine. Al momento non c’è alcun segno che il governo intenda istituire un’assemblea dei cittadini per affrontare la crisi climatica. Alcuni parlamentari laburisti hanno sostenuto l’idea, senza però ottenere alcuna reazione da Westminster.

In ogni caso, secondo il parere di diversi giornalisti, le proteste di Extinction Rebellion stanno rappresentando un punto di svolta, insieme agli scioperi degli studenti, alla protesta di Greta Thunberg che ha mobilitato 1,5 milioni di bambini e studenti in un solo giorno lo scorso 15 marzo, e alla nascita di altri movimenti analoghi sul clima. Negli Stati Uniti, il Green New Deal, proposto dalla Democratica Alexandria Ocasio-Cortez, lega un futuro a basse emissioni di carbonio alle questioni dei posti di lavoro, dei salari e dell’economia. Qualcosa bolle in pentola, commenta sempre Taylor sul Guardian. La questione ora è capire se i politici sono pronti ad affrontare la sfida.

Foto in anteprima via Guardian

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Fonte: Valigia Blu – https://www.valigiablu.it/cambiamento-climatico-extinction-ribellion-londra-proteste/<-a>

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