Identità digitale, Migranti e Rifugiati: Il caso italiano

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Identità digitale, Migranti e Rifugiati: Il caso italiano

La nuova ricerca Identità Digitale, Migranti e Rifugiati realizzata da Mark Latonero (Data & Society Research Institute), Keith Hiatt, Antonella Napolitano (CILD), Giulia Clericetti e Melanie Penagos sulla raccolta dei dati identificativi di migranti e rifugiati in contesto italiano, ha portato alla luce 3 principali tematiche all’interno dell’ecosistema digitale:

  1. L’esistenza di un pregiudizio sistemico nei sistemi di identità: sono emerse preoccupazioni sia in merito alla raccolta incoerente di informazioni sull’identità dei migranti e dei rifugiati, sia nella classificazione di quelle che sono le comunità vulnerabili.
  2. Privacy e sfiducia nel sistema: la possibilità di ottenere un consenso informato nella raccolta dei dati è scarsa, così come la comprensione di una tematica così importante quale la privacy da parte dei migranti e rifugiati. Il ruolo di intermediari fidati come i mediatori culturali è importante per diminuire l’elusione del sistema.
  3. Uso responsabile dei dati personali da parte delle organizzazioni operanti: ogni realtà organizzativa ha una differente comprensione del diritto alla privacy e delle pratiche di sicurezza dei dati e ciò comporta maggiore insicurezza sull’argomento.

Per migranti e rifugiati in Italia i processi di raccolta dei dati identificativi possono “esacerbare pregiudizi, discriminazioni, o asimmetrie di potere.” Secondo la ricerca, una sfida chiave risiede nell’ottenere un autentico consenso (non solo formale) al trattamento dei dati personali di queste persone. Spesso, infatti, i dati biometrici sono raccolti appena migranti e rifugiati arrivano in un nuovo Paese, momento in cui sono sopraffatti e vulnerabili. Le barriere linguistiche inoltre aggravano la situazione, rendendo difficile fornire un contesto adeguato al diritto alla privacy.

Sebbene Identità Digitale, Migranti e Rifugiati sia focalizzato sul contesto italiano, il report ha implicazioni sulla tutela dei dati personali di rifugiati e migranti a livello globale. Gli autori offrono infatti raccomandazioni agli stakeholder incluse organizzazioni internazionali, decisori politici, società civile, esperti di tecnologia e donatori, interessati alla costruzione di più forti sistemi di protezione dei dati.

Raccomandazioni agli stakeholder

  • Gli stakeholder, in particolare la società civile, dovrebbero essere in sintonia con le questioni relative alla raccolta di dati sui migranti e monitorare attentamente qualsiasi sviluppo nei sistemi di identità digitali da parte di governi, organizzazioni internazionali, società o ONG. La società civile dovrebbe difendere la protezione dei diritti fondamentali e la creazione di meccanismi a rimedio e riparazione nei sistemi di identità digitali.
  • La comunità delle ONG dovrebbe puntare ad una maggiore formazione in materia di protezione dei dati identificativi e delle pratiche di responsabilità dei dati.
  • Fondazioni e donatori dovrebbero sostenere la protezione dei dati, l’uso responsabile dei dati personali e le pratiche di consenso informato da parte delle organizzazioni che finanziano. I donatori dovrebbero rivalutare le modalità di raccolta, elaborazione o condivisione di dati identificativi di migranti e rifugiati. I donatori dovrebbero prendere in considerazione il finanziamento specifico di processi e strumenti per la raccolta di dati sicuri e rispettosi della dignità umana. Un audit tecnico sulla sicurezza dei dati, nonché una valutazione d’impatto sui diritti umani, dovrebbero essere intrapresi da parte di tutte le organizzazioni che utilizzano qualsiasi tecnologia nell’ecosistema dei dati in contesto migratorio.
  • Le organizzazioni che impiegano mediatori culturali dovrebbero fornire formazione sulla protezione dei dati, sulla privacy e sul consenso informato. Le linee guida per i mediatori culturali dovrebbero essere stabilite a livello internazionale e nazionale.
  • Sono necessarie ulteriori ricerche per rafforzare la fiducia nell’ecosistema dell’identità digitale, per sviluppare opportunità di sviluppo tecnologico finalizzato al miglioramento dell’inclusione di migranti e rifugiati e per formulare risposte politiche e prassi efficaci.

I risultati della ricerca si basano su interviste fatte in Italia con rifugiati e migranti, ONG locali, agenzie governative, e organizzazioni internazionali. Precedenti rapporti di Data & Society inerenti al tema sono Governing Artificial Intelligence e Refugee Connectivity.

La ricerca in Italia è stata supportata dal partner locale di Data & Society, Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (CILD) una rete di organizzazioni che si occupa di libertà civili in Italia. CILD si è anche occupata della traduzione italiana del report.

Fonte: Cild.eu – https://cild.eu/blog/2019/05/10/identita-digitale-migranti-e-rifugiati-il-caso-italiano/

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