Il tweet a Saviano, la gestione del dissenso contro Salvini: le parole poco convincenti del capo della polizia

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Quando abbiamo criticato la scelta di pubblicare i video dell’aggressione di Manduria da parte degli account social ufficiali della polizia di Stato, abbiamo sperato in una gestione poco avveduta di un qualche funzionario addetto al web.

Pochi giorni dopo invece lo stesso capo della polizia, Franco Gabrielli, si intesta quella scelta, definendo chi l’aveva criticata “anime belle” e “puristi della sensibilità”. Devo dire che non è piacevole vedersi denigrati e dileggiati pubblicamente dal capo della polizia. La nostra era una critica solida e argomentata tra l’altro in modo molto civile. Chi ricopre ruoli così delicati e importanti dovrebbe a nostro avviso essere molto attento ai toni e al linguaggio che sceglie di usare nei confronti dei cittadini.

Avevamo sperato che a rispondere in modo così sguaiato a Roberto Saviano, qualche giorno fa, su Twitter, fosse stato un funzionario che non era riuscito a gestire in modo freddo e razionale i social in quel momento. Non ti aspetti che alle 8 di sera la polizia si possa dedicare a un flame sui social. E invece due giorni fa il capo della polizia, durante una intervista rilasciata al Corriere della Sera, si intesta anche quella scelta. Una scelta discutibile per i toni e le parole usate,  una “deriva della comunicazione istituzionale” secondo il presidente del Digital Transformation Institute, Stefano Epifani. Scorrendo i tweet e i post, inoltre, è evidente che quell’account non ha mai risposto a nessun utente in questi anni.

Etichettare una critica legittima di un cittadino come “regolamento di conti personali” non è un linguaggio che si adatta a una istituzione pubblica. Nè tantomeno definire penosa la critica. Se il capo della polizia avesse ritenuto necessario intervenire e chiarire il ruolo delle forze dell’ordine avrebbe potuto e dovuto fare una nota ufficiale usando un linguaggio degno del ruolo che si ricopre.

Non dimentichiamo che Roberto Saviano è un giornalista e scrittore sotto scorta. Una simile risposta, rivendicata fermamente dal capo della polizia, lo rende più esposto, più debole, più fragile. Non rendersene conto è grave. Non rendersi conto di aver scatenato anche in quel caso commenti aggressivi e violenti contro Saviano è grave. Fare tweet divisivi e a rischio polarizzazione non dovrebbe rientrare nelle attività social della polizia.

Marcello Pirovano, su Lettera43, ha intervistato Donatella Alessandra Della Porta, professoressa della Scuola Normale Superiore di Pisa, esperta di movimenti sociali, corruzione e sociologia politica e autrice insieme con Herbert Reiter di Polizia e protesta (Il Mulino, 2013) sul G8 di Genova del 2001. Della Porta in merito a questo tweet commenta così: “Seppur nel linguaggio dei social media, non è un tipo di risposta che normalmente una burocrazia dà: entra nel dialogo e nel commento politico. Una reazione così non la potrei immaginare in altri Paesi europei. Un’istituzione che non dovrebbe essere di parte ha utilizzato un linguaggio partigiano, per di più attaccando una persona che è già nel mirino della criminalità organizzata”.

Come sottolinea anche Adriano Biondi su Fanpage: “Un linguaggio da baruffa politica, che con il ruolo e la complessità dei compiti della Polizia di Stato non c’entra nulla, ma che soprattutto apre prospettive inquietanti. Che piaccia o meno al Viminale, la Polizia di Stato ha il compito di proteggere e tutelare Saviano “anche” quando muove critiche alla Polizia di Stato o alle istituzioni. E ogni cittadino deve sentirsi libero di criticare le istituzioni e le stesse Forze dell’ordine, senza reprimende intimidatorie o gogna pubblica”.

Ma le parole non convincenti se non sconcertanti di Gabrielli non si limitano alla spiegazione di quell’infausto tweet.

Alla domanda di Giovanni Bianconi sullo striscione contro la Lega rimosso a Salerno, con la polizia che entra in una casa privata, il capo della polizia risponde: «Ci sono decine di precedenti a tutela di esponenti politici di tutti i governi del passato, in cui sono stati tolti striscioni o simboli che potevano provocare turbative durante le manifestazioni di partito».

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via Salerno Today

In che modo uno striscione come quello rimosso avrebbe potuto provocare una turbativa durante il comizio di Salvini però non è dato sapere. E il picchetto tollerato di CasaPound a Casal Bruciato sotto casa della famiglia rom assegnataria per legge della casa, che ha scatenato – come era prevedibile – aggressioni e violenze al grido: “Ti stupro, troia”, non è stato valutato nelle sue potenzialità turbative dell’ordine pubblico? Da Torre Maura a Casal Bruciato la dinamica è sempre la stessa, tanto che alcune associazione hanno deciso di presentare un esposto, come riporta Annalisa Camilli su Internazionale: “Risulta inspiegabile l’atteggiamento delle forze dell’ordine che, non intervenendo tempestivamente e nemmeno in seguito alle evidenti violazioni di CasaPound, hanno reso possibile ai loro esponenti di agire indisturbati per più di due giorni. Quelle stesse forze dell’ordine che, in tenuta antisommossa, hanno ostacolato gli attivisti e i cittadini per dimostrare tutta la loro solidarietà alla famiglia colpita”

Ancora ieri a Brembate, dove era atteso per l’ennesimo comizio elettorale il ministro Salvini, è stato rimosso, addirittura con l’intervento dei vigili del fuoco e una gru, uno striscione da un balcone con la scritta “Non sei benvenuto”.

Perché questo tipo di interventi viola il principio della pacifica libertà d’espressione lo spiega Rocco Todero sul Foglio.

Bianconi poi fa notare altri episodi controversi e discutibili, come il cellulare sequestrato a Salerno alla ragazza che mentre girava il video ha messo in difficoltà Salvini che una volta li considerava “terroni”. La scena inquietante e imbarazzante in cui il ministro chiede alle forze dell’ordine di cancellare il video viene ripresa dal telefonino e, per fortuna, pubblicata sui social e da lì rilanciata da tutti i media. Gabrielli qui dice una cosa abbastanza preoccupante. Riporto testualmente lo scambio con il giornalista:

«Dopo aver visto quel video ho valutato che potessero esserci profili di illiceità nel comportamento dei poliziotti, e ho dato disposizione al questore e all’ufficio ispettivo di avviare accertamenti, attivando una procedura disciplinare. Vedremo quale sarà l’esito, ma l’ho fatto prima che alla polizia venissero mosse accuse false e fuori luogo».

Però nel video si sente Salvini che ordina di cancellare il video dal telefonino della ragazza.

«Io non ho il potere di censurare l’azione del ministro. Se ravviso comportamenti scorretti dei miei uomini agisco di conseguenza. Senza attendere le reprimende di chicchessia».

Sottolinea Alfonso Raimo su Facebook:

“Salvini dà un ordine – sequestro del telefonino – a un poliziotto. Il poliziotto esegue. Il fatto diventa di pubblico dominio. I vertici della polizia valutano che quel sequestro può essere un abuso. E avviano accertamenti per un procedimento disciplinare a carico del poliziotto. A chi gli fa notare che l’ordine ingiusto viene da Salvini, Gabrielli risponde: “Io non posso censurare il ministro”. Il che significa, evidentemente, che altri casi di ordini ingiusti da parte di Salvini saranno eseguiti dalla Polizia salvo poi avviare accertamenti e procedure disciplinari se si ravvisassero “elementi di illiceità”. In realtà le forze di polizia non solo possono ma debbono rifiutarsi di eseguire ordini ingiusti anche se impartiti dal ministro. Tanto più se impartiti dal ministro”.

Dice Gabrielli che il dissenso è tutelato, non c’è comizio senza contestazioni, e non gli risulta che si sia impedito di manifestare. Certo però fermare e identificare una ragazza senza motivo, solo perché sta criticando il ministro,

trascinare due ragazzi in questo modo così brutale e aggressivo perché hanno preso parte a una protesta contro Salvini (la madre di uno dei ragazzi è poi intervenuta su Facebook per denunciare il trattamento riservato al figlio: “Mio figlio e la sua ragazza, oggi in piazza a contestare pacificamente e democraticamente il vostro ministro di sto cazzo. Prima malmenati, poi portati via con la forza da poliziotti in borghese. Davide chiuso in una camionetta, fotosegnalato, messo sotto interrogatorio. Davide tornato a casa da poco, con addosso segni evidenti”),

vedere un ministro che urla e impreca contro un poliziotto con tanto di “E che cazzo!”, mentre alcuni studenti e alcune maestre contestano promesse non mantenute, non è di certo rassicurante.

Chi vorrà protestare magari la prossima volta ci penserà due volte per non rischiare di avere problemi con la polizia. A maggior ragione è inquietante dover constatare che negli stessi giorni, un militante di CasaPound circondato da forze dell’ordine non si faccia problemi nel tentare di aggredire fisicamente una mamma con una bambina minacciandola di stupro. Non abbiamo visto in quel caso nessun fermo e nessuna identificazione sul posto, solo in un secondo momento è partita la denuncia.

Lascia poi sicuramente perplessi la risposta sul problema politico posto da un ministro dell’Interno che indossa la giacca della polizia mentre fa i suoi comizi. Per Gabrielli sarebbe una polemica pretestuosa e legge questa scelta come un segno di attenzione nei confronti della polizia. Fatto sta che da un po’ di tempo, come nota lo stesso capo della polizia, Salvini ha smesso di indossarle. Una delle ultime volte si era presentato alla Camera, dove i poliziotti non possono entrare, scatenando le proteste dell’opposizione. Se da allora non lo ha più fatto, qualcosa deve essere successo, forse un richiamo dall’alto. Si vede che le critiche tanto pretestuose forse non lo erano.

Rimanendo ai fatti di questi giorni: si rimuovono striscioni, si sequestrano cellulari, si chiede di cancellare video, si fermano e identificano cittadini che esprimono dissenso durante i comizi di Matteo Salvini, ma come denuncia il deputato di Più Europa Riccardo Magi “se durante delle manifestazioni di protesta si consente ad alcune persone di arrivare a ridosso del cancello di un centro accoglienza che svolge un servizio comunale, e di minacciare dei minori ospiti urlando ‘Ragazzino, ti sgozzo!’, come è avvenuto poche settimane fa a Torre Maura; se si consente a esponenti di una formazione politica di posizionare all’interno del cortile di un condominio un gazebo e minacciare ripetutamente i legittimi assegnatari di un alloggio comunale con frasi del tipo ‘vattene, ti stupro!’, come accaduto in queste ore a Casal Bruciato; se queste cose avvengono con e nonostante una grande eco mediatica, credo ci si debba porre delle serie domande sulla gestione dell’ordine pubblico”.

Chi sa se ieri il picchiatore di Forza Nuova è stato fermato e identificato dalla polizia. Perché dalle immagini non sembra sia successo.

Foto via Identità Sorgenti

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Fonte: Valigia Blu – https://www.valigiablu.it/polizia-dissenso-salvini-proteste/

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