Dobbiamo superare la demonizzazione di Salvini

Prendendo spunto dalle elezioni in Danimarca, dove ha vinto Mette Frederiksen leader socialdemocratica che ha abbinato ad una chiara politica di sinistra ad una altrettanto chiara politica di governo dell’immigrazione, Nino Sergi ha proposto una riflessione su Vita.it perché a suo avviso questo «è ciò che è mancato «nei governi italiani, frenati sempre da mal di pancia nelle proprie aree di riferimento, perlopiù inconcludenti e sterili, e dai tanti no che chiedono, al rialzo, irrealizzabili meglio». A reagire a questa provocazione è intervenuto Stefano Granata, presidente di Confcooperative Federsolidarietà, che ha chiarito subito: «sono d’accordo con Sergi».

Quindi il ragionamento di Nino Sergi la trova allineato al cento per cento?
Sono d’accordo sul cuore del discorso. È sicuramente vero che ogni fenomeno, in questo caso è il flusso dei migranti, deve essere governato. E per governare i fenomeni serve una politica chiara. In caso contrario si lascia spazio a soluzioni altre. Sulle sfumature invece sono meno d’accordo

Quali sfumature?
In primo luogo l’idea che solo la sinistra possa dare risposte. Non perché io sia di destra ma perché ritengo che su questo Matteo Salvini abbia ragione: questa distinzione tra destra e sinistra è antistorica, non c’è più. Bisogna ragionare insieme alla politica per trovare le soluzioni migliori ai problemi.

Lo sa che c’è il rischio che passi per salviniano?
Il problema non è essere salviniani, del Pd o democristiani. Io ho già visto questa strategia del nemico in atto con Silvio Berlusconi. Oggi, dopo tanti anni, la politica sulle migrazioni del Cavaliere si dimostra lungimirante e giusta. I suoi accordi con i Paesi di provenienza gestirono la situazione. E anche su Gheddafi aveva ragione. Anche con lui si mise in atto la macchina della demonizzazione pensando sarebbe durato poco. Ce lo siamo tenuti per vent’anni e forse avremmo potuto intavolare una discussione più proficua e utile per il Paese. E magari avremmo potuto uscire dall’emergenzialità.

Perché è importante uscire dall’emergenzialità?
Perché l’emergenza crea la sensazione di disorganizzazione e debolezza da cui poi scaturiscono paura e preoccupazione. L’Italia gestisce il fenomeno migratorio esclusivamente in via emergenziale. In tutti questi anni non abbiamo mai avuto una politica di intervento chiara e definita, come dice giustamente Sergi. Qui però c’è un altro punto su cui non sono del tutto d’accordo con lui

Quale?
Se è vero che c’è una sensazione immotivata di paura, o motivata da questa emergenzialità della gestione del fenomeno, è altrettanto vero anche che esistono disagi veri, reali. E se noi continuiamo a dire a chi vive un vero disagio che è solo immaginario, magari indotto da una certa retorica, non solo stiamo dicendo una cosa falsa ma stiamo generando anche rancore. Io abito in Giambellino, qui il disagio relativo alla comunità rom, con furti e occupazioni, non è solo reale ma molto sentito. E così come il Giambellino esistono tantissime situazioni in Italia così. Le periferie del Paese vivono spesso un disagio reale legato ai migranti. Una guerra tra poveri che è acuita da certa politica che non vuole vedere. Questo discorso però apre il ragionamento a tanti altri tavoli oltre a quello della gestione dei flussi migratori.

Ci può fare qualche esempio?
C’è un tema urbanistico relativo alle periferie e al loro recupero. Anche attraverso il riuso e il recupero. C’è un tema che riguarda le comunità e la loro animazione. E c’è un tema abitativo, che non riguarda solo le case popolari ma la domanda di soluzioni a prezzi calmierati per i giovani e per gli stranieri, che non viene soddisfatta. Insomma i temi delle fragilità e delle marginalità non possono essere trattati come a sé stanti. Ma devono essere considerati come un unicum.

Fonte: Vita.it – http://www.vita.it/it/article/2019/06/11/dobbiamo-superare-la-demonizzazione-di-salvini/151863/

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