Le Elezioni ai Tempi dei Social Media

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Lo scorso 14 maggio a Roma si è tenuto un incontro co-organizzato da Osservatorio Balcani Caucaso e dalla nostra Coalizione per discutere di elezioni ai tempi dei social media. Il convegno ha visto la partecipazione di soggetti provenienti da diversi ambiti professionali, confermando l’utilità di un approccio di tipo multidisciplinare ad un argomento di grande attualità ma di difficile comprensione in ragione della molteplicità di interessi coinvolti nel processo. Sono stati, quindi, raccolti gli interventi di accademia, data analyst, giornalisti, organi istituzionali (Autorità Garante Protezione Dati e AGCOM) e società civile (Osservatorio, CILD, Openpolis, Privacy International).

Le relazioni presentate ed il dibattito che ne è conseguito hanno consentito l’individuazione di alcune questioni che dovranno necessariamente essere affrontate in tempi brevi.

Nella prima parte dell’evento sono stati analizzati i fenomeni di microtargeting politico e della disinformazione canalizzata attraverso i social media; nella seconda si sono avanzate alcune proposte di tipo correttivo.

Microtargeting: cos’è?

Il microtargeting politico online è un metodo di comunicazione personalizzata che implica la raccolta di informazioni sulle persone ed il successivo utilizzo di tali informazioni per mostrar loro annunci politici mirati. I partiti politici, specialmente americani, utilizzano questa tipologia di propaganda perché si aspettano che il targeting renda gli annunci più efficaci. Tali annunci possono riguardare questioni che una persona valuta come più importanti per lui, adattando, al tempo stesso, il format ed il tipo di linguaggio più adatto per incontrare le aspettative dell’individuo / bersaglio (=target). Il microtargeting politico implica “la creazione di messaggi finemente affinati mirati a categorie ristrette di elettori” basato sull’analisi dei dati raccolti in base a caratteristiche demografiche degli individui, stili di consumo e di vita e abitudini di vario genere. Il metodo di raccolta di tutte queste informazioni è, evidentemente, una forma di attività che implica il monitoraggio del comportamento online delle persone per raccogliere informazioni e poi utilizzarle per la visualizzazione mirata del messaggio politico individuale. Volendo fare un paragone con la pubblicità di prodotti e servizi, il microtargeting politico online può essere associato ad una forma di marketing diretto in cui i politici, al posto dei produttori, riescono ad indirizzare messaggi personalizzati a singoli elettori applicando tecniche di modellazione predittiva. Il microtargeting politico online è sostanzialmente una tipologia di pubblicità comportamentale (=behavioural advertising).

E’ stato, innanzitutto, rilevato come queste modalità di propaganda politica presentino fortissimi rischi per i cittadini e, più in generale, per il regolare funzionamento del sistema democratico. Le minacce principali per i cittadini possono essere raggruppate in due aree generali di rischio: l’invasione della loro privacy ed il pericolo di manipolazione. Per sua natura, il microtargeting politico online prevede la raccolta e la combinazione di dati personali di individui su vasta scala per cercare di carpirne la sensibilità e le preferenze politiche.

Inoltre, l’attuale volume delle attività legate alla disinformazione di tipo propagandistico-politico sulle piattaforme di social network ha raggiunto dei livelli tali da inficiare seriamente il libero processo di sviluppo (anche cognitivo) della opinione politica del cittadino. Ad esempio, un partito politico potrebbe colpire particolari elettori con informazioni “su misura” con l’obiettivo di massimizzare o minimizzare il coinvolgimento degli elettori. Un altro partito potrebbe usare i social media per esporre gli elettori xenofobi ad informazioni sugli alti tassi di criminalità tra gli immigrati. Sotto questo profilo, rileva la circostanza per cui, il messaggio mirato non ha nemmeno bisogno di essere necessariamente veritiero per massimizzare il suo impatto sull’elettore. Infine, la circostanza per cui il messaggio colpisce separatamente gruppi di individui segmentati, rende difficile o impossibile il confronto su di una notizia disinformante (fake news) che altri non vedono.

Seppur non sia scientificamente possibile calcolare se e quanti voti vengono “spostati” come diretta conseguenza di tale attività disinformativa, la circostanza che i social siano diventati i nuovi gatekeeper della informazione, in un opaco – per l’attuale assenza di norme specifiche – regime di oligopolio, rende necessari alcuni interventi correttivi volti a salvaguardare il processo democratico.

Pertanto, ferma restando la necessità di garantire la libertà di espressione e di opinione sui social, perlomeno relativamente ai periodi di campagna elettorale, durante i quali vigono le classiche norme sulla par condicio nei media tradizionali, è chiaramente emersa la necessità di vincolare le piattaforme social a degli oneri di rigore e trasparenza che non possono limitarsi alle attività di auto-regolamentazione.

Relativamente agli annunci di tipo politico, promossi da partiti o candidati, è emersa l’esigenza che venga garantita una migliore e più approfondita trasparenza relativamente ai criteri con cui il pubblico viene targettizzato, alla necessità che siano pubbliche le informazioni relative ai finanziatori ed ai volumi di danaro investiti in campagne social ed alla archiviazione pubblica dei vari annunci, in modo che gli stessi possano essere confrontati in tempo reale, così che l’eccessiva segmentazione del target non si tramuti in una elargizione di promesse elettorali in contraddizione tra loro stesse.

E’, quindi, necessaria una attività di advocacy da parte della società civile largamente intesa, con l’ausilio di giornalisti ed accademia, per fare emergere la volontà politica di un intervento legislativo nazionale ed europeo (sul modello del Regolamento EURATOM valido solo per i partiti europei) finalizzato alla costituzione di obblighi normativi di trasparenza e accountability nei confronti dei partiti politici, dei loro candidati e delle piattaforme di social network che ne ospitano la propaganda elettorale.

A questo proposito, potrebbero essere preziose le indicazioni derivanti da una più attiva partecipazione della società civile ai tavoli tecnici promossi di volta in volta dalle autorità istituzionali preposte al pluralismo della informazione ed alla tutela dei dati personali, unitamente alla accademia.

Nelle more, considerata la gravità della attuale situazione che vede tutt’ora coinvolti operatori specializzati al servizio della politica, quali Cambridge Analytica e altri soggetti simili, è stata rilevata la possibilità di utilizzare le norme esistenti come quelle presenti nel GDPR per tentare di tamponare o sanzionare condotte evidentemente contro legge. A tale ultimo proposito, considerata la impossibilità della Autorità di agire di ufficio in assenza di chiari e determinati presupposti normativi, si rende necessario uno sforzo di inchiesta (giornalisti), raccolta dati ed evidenze (accademia e data analyst) e proposizione di segnalazioni / reclami (società civile) che possano creare le solide fondamenta per le attività di inchiesta e sanzionatorie da parte della Autorità.

Fonte: Cild.eu – https://cild.eu/blog/2019/06/11/le-elezioni-ai-tempi-dei-social-media/

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