Ancora sulle buone ragioni per la legalizzazione della cannabis

02 Lug Ancora sulle buone ragioni per la legalizzazione della cannabis

2 Luglio 2019

Il testo seguente è un estratto del saggio breve a firma di Leopoldo Grosso, presidente onorario del Gruppo Abele, pubblicato all’interno della decima edizione del Libro Bianco sulle droghe, quest’anno intitolato La guerra dei trent’anni. Il documento completo, in pdf, è scaricabile sul sito www.fuoriluogo.it oppure al termine dell’estratto. Il Libro Bianco sulle droghe è stato realizzato da: La società della ragione onlus, forum droghe, Associazione Antigone, Cnca, Cgil e Associazione Luca Coscioni.

Qualificati studi […] sottolineano tre ragioni a sostegno della legalizzazione della cannabis, non solo a scopo terapeutico ma anche per uso ricreativo: ragioni di contrasto alla criminalità e di giustizia economica, ragioni di salute e di sanità pubblica, ragioni educative e di rispetto della legalità.

Sulle prime è presto detto: rendere legale il consumo di cannabis non stronca definitivamente il mercato nero del settore (persiste ancora oggi il contrabbando di sigarette), ma assesta un durissimo colpo alle organizzazioni criminali che lucrano sulla coltivazione illegale, sull’importazione e lo smercio clandestino di hashish e marijuana, che costituiscono da sole circa l’80% dell’intero mercato della droga.

[…] Si otterrebbero inoltre alcuni benefici secondari per l’economia: un sensibile risparmio di costi per le Forze dell’Ordine e per il sistema penale, un possibile utile per l’erario tramite le entrate fiscali (anche se per spostare il consumo dal mercato illegale a quello legale la tassazione deve necessariamente mantenersi bassa, per competere, almeno inizialmente, con le strategie delle organizzazioni criminali).

Le ragioni di salute sono in apparenza meno evidenti e meno immediate da comprendere, ma altrettanto significative. Prima che il governo canadese desse luogo alla legalizzazione della cannabis fu interpellato il più autorevole istituto scientifico nazionale, Centre for Addiction and Mental Health (CAMH), che nel 2014 pubblicò un documento in cui si sostiene che come modello di salute pubblica la legalizzazione si mostra di gran lunga più efficace sia del proibizionismo che della mera decriminalizzazione del consumo: quest’ultima definita solo una “mezza misura”. A tal proposito il documento evidenzia i tre maggiori rischi per la salute: gli incidenti stradali causati dalla guida sotto l’effetto di cannabis, in particolare se associato al consumo di alcol; i carcinomi al polmone causati dalla via di assunzione (il fumo); la vulnerabilità minorile e giovanile, rispetto a cui si dispone oggi di un robusto e crescente corpo di evidenze che dimostrano come il consumo regolare di cannabis possa danneggiare lo sviluppo cerebrale. […] Il documento conclude che “i rischi per salute risultano relativamente modesti” e che per la tutela della sanità pubblica il modello di legalizzazione risulta il più efficace se ottiene il rispetto di alcune regole certe: il divieto di acquisto e consumo da parte dei minorenni con relative sanzioni per coloro che trasgrediscono; proibizione di qualsiasi pubblicità dei prodotti in vendita; trasparenza informativa rispetto alla qualità dei prodotti che devono essere testati rispetto ai vari livelli di THC e CBD che contengono; interventi restrittivi per evitare la guida sotto l’effetto di cannabis; aumento delle opportunità di accesso al counselling e alla presa in carico precoce per le situazioni che lo richiedono; investimento in interventi di promozione alla salute e nella riduzione dei rischi e dei danni relativi a determinati stili di consumo e di vita.

[…] I benefici della legalizzazione hanno una ricaduta anche sugli aspetti educativi: più specifici per quel che concerne la promozione alla salute, più generali per quanto riguarda il rispetto della legalità. Con la legalizzazione il divieto di consumo persiste limitatamente alla minore età, come avviene per alcol e tabacco che, insieme alla cannabis costituiscono la triade di sostanze di gran lunga più consumate. Il divieto di accesso alla cannabis, liberato da ogni percezione di ipocrisia perché definitivamente equiparato al regime delle sostanze psicoattive legali, consente di meglio evidenziare le buone ragioni che sostengono la scelta di non consumare. Gli obiettivi consistono nel limitare l’uso precoce, nel guadagnare tempo per consolidare la scelta di non-consumo, nell’intervenire sulla riduzione dei rischi e dei danni per chi ha scelto di usare la sostanza, nel prendere in carico con tempestività le situazioni più critiche meno portate a nascondersi per la riduzione dell’effetto di stigmatizzazione. Anche l’educazione alla legalità trae un beneficio indiscusso dal venir meno della proibizione del consumo. Generazioni di giovani adulti possono desistere dalla logorante messa in scena del gioco “guardie e ladri” ingaggiato con le Forze dell’Ordine su una problematica che ha bisogno di rispondere alla maturità individuale e alla responsabilità sociale piuttosto che a logiche giudiziarie. In questo modo si evita che il consumo trasgressivo di cannabis si trasformi, da ricerca di un qualche segno distintivo di identità in un meno gestibile movimento “contro”, di più diffusa ribellione giovanile, col risultato di radicalizzare e generalizzare un atteggiamento anti-istituzionale. Maggiore sicurezza rispetto al prodotto consumato, separazione dell’approvvigionamento della cannabis dai mercati illegali della droga di strada, eliminazione per la vita delle persone delle conseguenze penali e amministrative per la violazione della proibizione del consumo, maggiori opportunità preventive e di cura, più controlli per la sicurezza propria e altrui (sulla guida, nei luoghi di lavoro), sottrazione di ingenti risorse alla criminalità organizzata. A fronte di un rischio di un paventato aumento del consumo che, esperienze condotte e ricerche in merito, indicano come limitato sul breve periodo (effetto novità) e destinato a rientrare già alla media distanza.

C’è ormai evidenza sufficiente per essere favorevoli e ragionevolmente ottimisti. È pertanto possibile aprire un confronto intellettualmente onesto, basato su dati, le evidenze scientifiche, che metta da parte contrapposizioni ideologiche e meri tornaconti elettorali? […] Penso che, per un Paese come l’Italia, possa essere una richiesta equa, un atteggiamento dovuto che si meriterebbe.

Scarica il Libro Bianco

(leopoldo grosso, presidente onorario del gruppo abele)

Fonte: Gruppo Abele – https://www.gruppoabele.org/ancora-sulle-buone-ragioni-per-la-legalizzazione-della-cannabis/

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