Nessuna disobbedienza civile di Carola. È Salvini che fa disobbedienza incivile

Cosa ci dice l’ordinanza del Gip di Agrigento rispetto al Decreto Sicurezza Bis?
Diverse cose. Ma prima di tutto dovremmo fare una cronistoria dei fatti

Facciamola…
Mentre il Decreto Sicurezza Bis (DSB) era in lavorazione, il 15 maggio viene emanata una direttiva interrministeriale, firmata da Salvini, che è sostanzialmente pensata ad personam per la Sea Watch. In quella direttiva si dice che la Sea Watch strumentalizzerebbe gli obblighi internazionali in ambito di ricerca e soccorso per il trasferimento di stranieri in territorio nazionale. La direttiva si giustifica rifacendosi alla Convenzione di Montego Bay, ad un solo articolo 13, in cui si ritiene non inoffensivo per la sicurezza di un Paese il passaggio di un’imbarcazione e il carico e scarico di persone in violazione delle leggi in materia di immigrazione. Ricordiamo questo punto perché è importante.

Che relazione c’è tra questa direttiva e il Decreto vero e proprio?
Questa direttiva è stata in toto assunta all’interno del Decreto pubblicato il 14 giugno. Ne diviene parte integrante. Lo scopo è il contrasto più efficace dell’immigrazione illegale. Quello che fa il Decreto Sicurezza bis è introdurre delle sanzioni di ordine amministrativo più pesanti. Nel testo si dice che il Ministro dell’Interno ha il potere di emanare provvedimenti volti a vietare o limitare il transito, l’ingresso o la permanenza in acque territoriali di navi. Nel corpo del decreto viene richiamato proprio quell’articolo della convenzione di Montego Bay. E qui si riscontra il primo problema

Quale?
Se leggiamo la sentenza anche la Gip si riferisce a questa Convenzione di Montego Bay. E quello che salta fuori è che il Governo ha preso in considerazione un solo articolo, di un corpo più complesso, che dice tante altre cose, ad esempio normando il caso di persone salvate in mare, e che se applicato integralmente dà un risultato diverso come dimostrano le scelte della magistratura.

Il fatto che siano norme amministrative crea un altro problema?
Sì, perché si tratta di provvedimenti di fatto spuntati. E che vengono considerati pari a zero dalla magistratura. È del tutto evidente che non si può sganciarsi, in via amministrativa, da un quadro legislativo internazionale vigente conferendo poteri “più veloci” rispetto alle procedure penali che non sono attuabili in quanto subordinato a norme di rango superiore. La prova è che non solo la Capitana è stata liberata ma non sono state applicate neanche le sanzioni amministrative previste, come il sequestro della nave o la multa alla ong. E nel caso fossero state applicate verrebbero immediatamente e con successo impugnate di fronte al Tar.

Ma, tenendo conto che il rispetto degli impegni internazionali è prevista in Costituzione, non c’è un profilo di inconstituzionalità? Però Mattarella ha firmato il decreto, come si spiega?
Il Presidente della Repubblica non entra nel merito dei provvedimenti e deve valutare esclusivamente la manifesta incostituzionalità delle leggi. In questo caso si può immaginare che non ci fosse incostituzionalità manifesta

Ma c’è l’ipotesi di incostituzionalità?
Assolutamente, il Decreto Sicurezza bis presenta a nostro avviso, e il gip di Agrigento lo sottolinea, un conflitto con due norme costituzionali. In primo luogo con l’articolo 10 che dice che l’Italia si conforma alle norme del diritto internazionale consuetudinario. Il famoso pacta sunt servanda. L’articolo 117 poi dice che la potestà legislativa è esercitata nel rispetto dei vincoli derivanti degli obblighi internazionali. La Gip in sostanza non dà luogo a procedere all’arresto perché la Costituzione non permette di ignorare tutte le norme internazionali che abbiamo sottoscritto che disciplinano casi come quello della Sea Watch. La Gip gli elenca minuziosamente. Ma il cuore non è il diritto internazionale ma costituzionale.

Per alcuni osservatori questa legge introduce anche un’altra peculiarità e cioè dando al Ministero degli Interni la possibilità di ravvisare i reati. È così?
Sì c’è questo tentativo. Noi di Asgi lo diciamo da tmpo. Il Ministro degli Interni non può decidere a chi assegnare dei diritti e non può arrogarsi il potere di individuare dei reati. Questo perché si tratta della prerogativa della magistratura nelle divisioni dei poteri della Repubblica. Al di là del principio di non respingimento e dell’obbligo di soccorso a stabilire se una nave o uno sbarco hanno caratteristiche tali da integrare il reato di immigrazione clandestina è compito della magistratura penale inquirente e delle sue indagini.

Concretamente come si dovrebbe procedere?
Fingiamo che entri nelle acque territoriali italiane entri una nave manifestamente pirata. A quel punto interverranno le forse dell’ordine che bloccheranno la nave e condurranno i rilievi del caso. Le evidenze vengono mandate ad un magistrato che stabilirà se e quali responsabilità ci sono e come procedere. Il Ministero dell’Interno non ha ruoli in questo.

Fonte: Vita.it – http://www.vita.it/it/article/2019/07/04/nessuna-disobbedienza-civile-di-carola-e-salvini-che-fa-disobbedienza-/152116/

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