Cosa sappiamo del caso Savoini e della trattativa per i fondi russi alla Lega


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«Parlo di vita reale. Lascio che le indagini facciano il loro corso, con la massima tranquillità. Io vado in Aula a parlare di cosa succede realmente, non di supposizioni e fantasia. C’è un’indagine? Viva l’indagine! Facciano in fretta». Così Matteo Salvini aveva respinto alcuni giorni fa l’ipotesi di riferire in Parlamento sulla vicenda della trattativa per la cessione di tre milioni di tonnellate di diesel da parte di una compagnia russa a un’azienda italiana che, se andata in porto, avrebbe potuto finanziare la campagna elettorale della Lega in vista delle elezioni europee dello scorso maggio. Una compravendita che secondo BuzzFeed News avrebbe portato nelle casse del partito guidato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini 65 milioni di euro, secondo i giornalisti dell’Espresso Giovanni Tizian e Stefano Vergine – che per primi avevano parlato della trattativa nel loro libro, uscito lo scorso febbraio, “Il libro nero della Lega” (Laterza Editore) – 3 milioni di euro.

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Inoltre, l’ufficio stampa del ministero dell’Interno aveva smentito ogni collaborazione tra Gianluca Savoini (figura cardine della trattativa) e il Viminale e Palazzo Chigi. Savoini è sempre stato presente alle visite di Salvini in Russia ed era a Mosca il 16 luglio 2018 nella sala delle riunioni del Ministero dell’Interno della Federazione Russa dove la delegazione ufficiale italiana guidata da Matteo Salvini aveva incontrato i rappresentanti del Consiglio per la sicurezza nazionale, Yuri Averyanov e Alexandr Venediktov, e il ministro dell’Interno Vladimir Kolokoltsev. Savoini siede, con tanto di microfono e segnaposto, tra i rappresentanti della delegazione italiana e aveva partecipato anche alla cena governativa per Putin organizzata dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, lo scorso 4 luglio, come da lui stesso twittato.

Alla fine, però, dopo le sollecitazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, del vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, del Presidente della Camera, Roberto Fico, Salvini ha dichiarato che non si sottrarrà a eventuali chiarimenti in Parlamento durante il question time. Nel corso di una conferenza stampa in Prefettura a Genova, il vicepremier leghista, infatti, ha risposto a chi chiedeva se avrebbe mai riferito sul tema: «Quello che mi chiedono, rispondo. Partendo dal presupposto che mi sembra siano dieci giorni che qualcuno parla del nulla, ognuno occupa il suo tempo come vuole. Certo che vado in Parlamento. È il mio lavoro. Ci vado bisettimanalmente e per il question time durante il quale rispondo su tutto lo scibile umano, sempre». Soluzione ritenuta insufficiente dal Partito Democratico che nei giorni scorsi aveva chiesto che il governo fosse chiamato a riferire immediatamente alle Camere sulla vicenda. «Salvini non pensi di cavarsela in due minuti al question time», ha commentato il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio. Come si legge sul sito della Camera, c’è differenza tra interrogazioni ordinarie, interrogazioni a risposta immediata (sul modello del question time britannico) e interpellanze. Le interrogazioni ordinarie “possono comportare la risposta orale in Assemblea o in Commissione, con facoltà di replica da parte del presentatore, o la risposta scritta del Governo, che viene comunque pubblicata negli atti parlamentari”. Nelle interrogazioni a risposta immediata, “le domande e le risposte si intrecciano con un ritmo più rapido e una maggiore immediatezza rispetto a quelli ordinari”.

Nei giorni scorsi, il Presidente del Consiglio Conte aveva dichiarato di avere fiducia nel ministro dell’Interno ma di avere il dovere della trasparenza e di averla resa nella massima forma con una nota ufficiale in cui comunicava di non conoscere personalmente Savoini e che alla cena del 4 luglio erano stati invitati “tutti i partecipanti al Forum di dialogo italo-russo delle società civili, che si era tenuto il pomeriggio dello stesso giorno presso la Farnesina”. Dopo aver compiuto tutte le verifiche del caso, precisa la Presidenza del Consiglio, l’invito di Savoini “è stato sollecitato dal sig. Claudio D’Amico, consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del vicepresidente Salvini, il quale, tramite l’Ufficio di vicepresidenza, ha giustificato l’invito in virtù del ruolo dell’invitato di Presidente dell’Associazione Lombardia-Russia e ha chiesto ai funzionari del premier di inoltrarla agli organizzatori del Forum”. L’invito di Savoini è stata, dunque, “una conseguenza automatica della sua partecipazione al Forum”.

In un post su Facebook, Di Maio scriveva che “quando il Parlamento chiama, il politico risponde, perché il Parlamento è sovrano e lo dice la nostra Costituzione. Peraltro quando si ha la certezza di essere strumentalizzati, l’aula diventa anche un’occasione per dire la propria, difendersi e rispondere per le rime alle accuse, se considerate ingiuste” e proponeva l’istituzione di una commissione d’inchiesta sui finanziamenti ai partiti per “garantire la tracciabilità dei soldi che un partito incassa durante una campagna elettorale”.

Conte era tornato ieri sulla vicenda sottolineando la necessità dell’«assoluta trasparenza nei confronti dei cittadini italiani, assoluta fedeltà agli interessi nazionali» e che «tutte le occasioni e tutte le sedi, in primis il Parlamento, sono le sedi giuste per onorare queste linee guida», dopo che Salvini aveva nuovamente ribadito la sua intenzione di non riferire in Parlamento sulla vicenda: «Non intendo più parlare di soldi che non ho visto, né ho chiesto. Se ci fosse qualcosa da chiarire sarei il primo a farlo, ma non commento le non-notizie. Mi occupo di vita reale e noi non abbiamo preso un rublo».

Nel frattempo, Gianluca Savoini, interrogato dai Pm Gaetano Ruta e Sergio Spadaro nell’ambito dell’inchiesta – condotta dal Procuratore aggiunto Fabio De Pasquale della Procura di Milano – per corruzione internazionale sulla presunta compravendita di petrolio che avrebbe dovuto far arrivare fondi russi alla Lega, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Ma da dove parte l’inchiesta della Procura di Milano? E cosa sappiamo finora sull’intera vicenda?

L’inchiesta di Giovanni Tizian e Stefano Vergine

I primi a parlare di una trattativa per finanziare la Lega attraverso una compravendita di gasolio tra una compagnia russa e un’azienda italiana sono i giornalisti dell’Espresso Giovanni Tizian e Stefano Vergine nel “Libro nero della Lega”, pubblicato dalla casa editrice Laterza lo scorso febbraio. I due giornalisti raccontano di essere stati testimoni di un incontro avvenuto il 18 ottobre 2018 all’Hotel Metropol di Mosca, il giorno successivo a un convegno organizzato da Confindustria Russia al Lotte Hotel (sempre a Mosca), al quale ha partecipato Matteo Salvini, ministro dell’Interno e segretario della Lega. L’incontro all’Hotel Metropol avrebbe visto tra i suoi protagonisti tre uomini russi, Giovanni Savoini, ex portavoce del vicepremier e uomo di collegamento nei rapporti con la Russia, e altre due persone all’epoca non meglio identificate. Al centro dell’incontro, una trattativa per finanziare la Lega attraverso una compravendita di gasolio, già portata avanti a distanza tra Savoini e una società, la Avangard Oil & Gas, poi uscita di scena. I soldi sarebbero serviti per finanziare la campagna elettorale della Lega in vista delle elezioni europee dello scorso maggio.

La trattativa avrebbe riguardato la cessione di tre milioni di tonnellate di gasolio da parte della compagnia di Stato russa Rosneft all’azienda di Stato italiana, Eni. Il gasolio sarebbe stato venduto in 6 mesi o in un anno con uno sconto minimo del 4% sul prezzo Platts, il principale riferimento del settore, che – dice uno degli interlocutori italiani intervenuti nella discussione – sarebbe stato sufficiente per “sostenere una campagna”. Le parti si accordano con la promessa che tutto lo sconto ottenuto superiore al 4% sarebbe stato restituito ai russi. A pagare non sarebbe stata direttamente Eni: i soldi sarebbero passati attraverso una banca europea, i russi suggeriscono Banca Intesa Russia e gli italiani rispondono dicendo che nel consiglio d’amministrazione c’era un “loro uomo”, Andrea Mascetti.

Secondo le ricostruzioni di Tizian e Vergine, nelle casse della Lega sarebbero finiti in totale 3 milioni di euro. I due giornalisti specificavano anche di non essere in grado di sapere se l’affare era andato in porto. Tuttavia, spiegavano nel presentare i contenuti del libro in un’anticipazione sull’Espresso, si trattava in ogni caso di una questione di rilevanza pubblica, una “trama internazionale ambientata tra Roma, Milano e Mosca” con “obiettivi dichiarati: sostenere segretamente il partito di Salvini. La forza politica di destra che attualmente cresce di più in Europa. Capace, dicono i sondaggi, di fare da traino agli altri movimenti sovranisti del Vecchio Continente”. Nell’introdurre l’incontro, Savoini – scrivono nel libro Tizian e Vergine – spiegava infatti che «la nuova Europa deve essere vicina alla Russia. Non dobbiamo più dipendere dalle decisioni di illuminati a Bruxelles o in Usa. Vogliamo cambiare l’Europa insieme ai nostri alleati come Heinz-Christian Strache del Fpö [ndr, dimessosi a maggio sia dal governo sia dalla leadership del partito di destra dopo la pubblicazione di un video in cui promette favori a una presunta ereditiera russa vicina a Putin in Austria nell’assegnazione di appalti ad aziende russe in cambio di finanziamenti milionari al Partito della Libertà per la campagna elettorale allora in corso, che poi ha visto proprio la vittoria della destra e la nomina di Strache a vicecancelliere], Alternative für Deutschland in Germania, la signore Le Pen in Francia, Orbán in Ungheria, Sverigedemokraterna in Svezia».

Subito dopo l’uscita del libro, Tizian e Vergine hanno contattato il ministro dell’Interno Salvini per chiedere conto dell’incontro ma non hanno ricevuto risposta, mentre Savoini e Ilya Dzhus, il portavoce del vicepremier russo Dmitry Kozak, hanno smentito su Sputnik Italia l’esistenza di qualsiasi trattativa e colloquio in Russia.

I contenuti del libro vengono rilanciati da alcune testate estere, tra cui GuardianMediapart e Black Sea.  In Italia, invece, il libro non suscita grandi reazioni. Alcuni deputati del Partito Democratico presentano un’interrogazione al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al ministro degli Esteri, Enzo Moavero, per chiedere che il ministro dell’Interno chiarisca su quanto rivelato dai due giornalisti dell’Espresso.

Nei giorni successivi, incalzato dal direttore dell’Espresso, Marco Damilano durante “Maratona Mentana”, la diretta televisiva su La7 per seguire l’esito delle elezioni regionali in Sardegna dello scorso febbraio, Matteo Salvini non negava di aver incontrato esponenti del governo russo nella notte tra il 17 e il 18 ottobre in occasione del suo viaggio a Mosca per intervenire al convegno di Confindustria presso il Lotte Hotel: «Ho incontrato tanti esponenti del governo russo, non mi ricordo cosa ho fatto l’altroieri difficilmente mi ricordo cosa ho fatto il 17 ottobre, (…) ma se avessi incontrato il ministro che ha la delega all’energia in Russia come faccio in altri paesi lo riterrei assolutamente non solo legittimo ma doveroso». A Damilano che sottolineava come questo incontro non fosse previsto nell’agenda ufficiale che presentava dunque un buco di 12 ore, Salvini aveva risposto «se volete fare attacchi politici va bene, io adoro la libertà di stampa e le inchieste giornalistiche. Ma se andate a cercare soldi in Lussemburgo o alle Cayman andrete avanti per anni e non troverete niente».

BuzzFeed pubblica l’audio dell’incontro a Mosca e conferma la trattativa per finanziare la campagna elettorale europea della Lega

La scorsa settimana, il sito americano BuzzFeed News ha reso pubblico l’audio dell’incontro (ad oggi non si sa chi l’abbia registrato) avvenuto all’Hotel Metropol di Mosca di cui avevano parlato Tizian e Vergine nel loro libro. I virgolettati citati sia nel libro che nell’articolo del sito americano (che riporta a parte la trascrizione di tutta la conversazione) sono, infatti, pressoché identici. Come i due giornalisti, anche BuzzFeed scrive di non essere in grado di dire se la trattativa sia andata o meno in porto. Quel che è certo è che la trattativa c’è stata, come testimonia l’audio, e che si stava cercando un escamotage per finanziare la campagna elettorale europea della Lega.

Tra l’articolo di Buzzfeed e il libro di Tizian e Vergine c’è una sola discrepanza e riguarda quanti soldi sarebbero finiti nelle casse della Lega se la trattativa fosse andata in porto. Per il sito americano, 65 milioni di dollari, per i due giornalisti dell’Espresso 3 milioni di euro. Durante la conversazione avvenuta a Mosca, uno degli interlocutori italiani parla dell’architettura della trattativa. Buzzfeed riporta il virgolettato così: “The planning made by our political guys was that given a 4% discount, 250,000 [metric tons] plus 250,000 per month per one year, they can sustain a campaign”. Nel libro di Tizian e Vergine, invece, si legge: “Il piano fatto dai nostri political guys è semplice. Dato lo sconto del 4%, sono 250mila al mese per un anno. Così loro possono sostenere la campagna”.

BuzzFeed parla, dunque, di 250mila tonnellate di gasolio, Tizian e Vergine non specificano di cosa si stia parlando, se di denaro o petrolio, e interpretano – come si legge nelle righe immediatamente successive al virgolettato riportato – i 250mila come i dollari che al mese sarebbero finiti nelle casse della Lega, “cioè 3 milioni di euro in tutto”. Buzzfeed ha fatto calcolare a degli esperti a quanto sarebbe ammontato il 4% di 3 milioni di tonnellate di gasolio in base al prezzo del greggio nel mese in cui è stata condotta la trattativa e il risultato è di 5,5 milioni al mese per un totale di 65 milioni di dollari in un anno.

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Non era la prima volta che BuzzFeed si occupava degli incontri di Salvini in Russia e del ruolo della figura cardine della trattativa, Gianluca Savoini. Savoini era finito nel “mirino” della testata americana già a luglio 2018. Il sito statunitense chiedeva per quale motivo e in che ruolo il presidente dell’Associazione Lombardia-Russia avesse partecipato a incontri ufficiali tra ministri del governo italiano e quello russo.

In una foto del 16 luglio 2018, twittata dallo stesso Salvini, si vede al tavolo dei lavori Savoini.

In quell’occasione vennero discusse anche questioni concernenti la condivisione di informazioni e buone pratiche fra agenzie di sicurezza e di intelligence. E Savoini fu poi ringraziato pubblicamente per aver organizzato, durante quella visita, l’incontro con Salvini e l’agenzia di stampa russa Tass

Alberto Nardelli di BuzzFeed già allora chiese pubblicamente di sapere in base a quale ruolo e perché fosse presente.

In una email a Buzzfeed Savoini rispose che era lì in quanto parte della delegazione di Salvini “come membro dello staff del ministro”, aggiungendo di far “parte della Lega dal 1991” e di aver “sempre fatto parte dello staff di Salvini ancor prima che il ministro degli Interni entrasse nel governo”. Spiegava, inoltre, di aver contribuito a organizzare tutti i viaggi di Salvini a Mosca e di aver partecipato a precedenti incontri con il presidente Vladimir Putin nel 2014, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e altri alti funzionari russi. Savoini, tuttavia, si era rifiutato di specificare la natura precisa del suo ruolo nello staff del ministro, limitandosi a dire: “Non ho un ufficio al ministero, ma collaboro direttamente con Matteo Salvini sulla base delle sue richieste. Conoscendoci da sempre”.

Buzzfeed riportava anche che due portavoce del ministro degli Interni italiano avevano aggiunto che Savoini non era nella lista interna della delegazione del Ministero per il viaggio di Mosca, ma che forse era un “collaboratore esterno” del ministro. Tuttavia, precisava ancora Buzzfeed, il Ministero non ha mai risposto alle ripetute richieste di chiarire l’esatta relazione tra il ministro dell’Interno e Savoini, in quale misura Savoini abbia partecipato alle riunioni a Mosca e se aveva la necessaria autorizzazione di sicurezza per partecipare a quella tipologia di riunioni.

Dunque la risposta via mail di Savoini a Buzzfeed di luglio 2018 smentisce di fatto la versione data oggi da Salvini ai giornalisti: “Non sapevo cosa ci facesse, chiedete a lui”. Se anche fosse stato vero, sarebbe gravissimo che un ministro dell’Interno non sappia chi siede a tavoli ufficiali con altri governi così delicati.

Chi è Gianluca Savoini

Di simpatie “neonaziste”, portavoce di Salvini quando è diventato segretario della Lega, Gianluca Savoini è da sempre un fedelissimo del leader leghista ed è stato sempre presente agli incontri avvenuti a Mosca, come si legge nel libro di Tizian e Vergine.

Nato ad Alassio, in Liguria, 56 anni fa, Savoini entra nella Lega nel 1991 e, come racconta lui stesso, conosce Salvini nel 1993 dopo un’intervista per il quotidiano di destra L’Indipendente per il quale lavorava all’epoca: «Lì è iniziata la nostra amicizia» – ha detto Savoini a Vanity Fair – approfondita dal 1997 in poi quando entrambi lavorano a La Padania.

Secondo quanto riportato dal giornalista Claudio Gatti nel suo libro “I demoni di Salvini” (Chiarelettere), due ex direttori e una ex caporedattrice de La Padania non hanno esitato a confermare le simpatie per l’estrema destra di Savoini. Anzi, come ha detto l’ex direttore Gigi Moncalvo: «La definizione esatta di Savoini è nazista», riporta Il Post.

Savoini – prosegue Gatti nel libro – si avvicina ai gruppi di estrema destra tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, in particolare il gruppo Orion, gravitante intorno al militante neofascista Maurizio Murelli (condannato a 18 anni per aver ucciso un agente di polizia) e di cui faceva parte il leghista Mario Borghezio che, in una recente intervista al Corriere della Sera, ha definito Savoini “un soldato della Lega”. In un altro articolo del 13 settembre 2018, Buzzfeed tracciava inoltre i contatti di Savoini con mercenari che combattevano al fianco di milizie filorusse e neonaziste in Ucraina. Il suo nome, scrive Repubblica, è stato tirato in ballo “nell’inchiesta della Procura di Genova sui mercenari italiani neonazisti avviati nel Donbass per affiancare le formazioni paramilitari filo russe”.

Di Savoini si perdono poi le tracce fino al 2013 quando, non appena viene eletto segretario della Lega Nord, Salvini lo sceglie come suo portavoce. In quegli stessi anni, nel 2014, Savoini fonda, insieme a un altro gruppo di persone vicine alla Lega e alla Russia, come l’ex parlamentare Claudio d’Amico, l’associazione Lombardia-Russia. Presidente onorario dell’associazione è Alexey Komov, uno degli organizzatori del Congresso Mondiale delle Famiglie, “il più importante meeting internazionale (che quest’anno si è tenuto a Verona) di gruppi e movimenti no-choice e anti-Lgbti, contro l’aborto e la libertà di scelta delle donne, contro le unioni omosessuali, per la promozione della famiglia etero-patriarcale come unica possibile”. Tramite l’associazione, scrive ancora Il Post, Savoini negli ultimi anni ha organizzato incontri tra esponenti leghisti e imprenditori interessati a fare affari in Russia, “danneggiati dalle sanzioni economiche imposte alla Russia dall’Unione europea nel 2014 in seguito all’invasione della Crimea e all’occupazione dell’Ucraina orientale”.

Dal 2013 a oggi, commenta Carlo Bonini su Repubblica, non c’è stata una sola missione in Russia di Matteo Salvini, da deputato europeo e segretario della Lega e successivamente da ministro dell’Interno, in cui Savoini non sia apparso come membro ufficiale della delegazione, fino alla foto che lo ritrae durante la cena di gala offerta lo scorso 4 luglio dal premier Giuseppe Conte a Vladimir Putin a Roma, e per la cui presenza il Presidente del Consiglio italiano ha dovuto prendere le distanze con tanto di nota ufficiale.

In un articolo sul Fatto Quotidiano, Marco Pasciuti ha ricostruito 9 viaggi ufficiali a Mosca del leader leghista dal 2014 al 2018 ai quali ha sempre partecipato Savoini, definito dai media russi “il consigliere di Matteo”. In un’intervista del 2014 al sito International Affairs, prosegue Pasciuti, Salvini definiva lui e Claudio D’Amico “i miei rappresentanti ufficiali”.

Le reazioni di Savoini e Salvini

L’audio diffuso da BuzzFeed inchioda Savoini che, quando era uscito il libro di Tizian e Vergine, aveva smentito di aver partecipato all’incontro e negato ogni coinvolgimento. Sentito da Repubblica, l’ex portavoce di Salvini ha parlato di «mistificazione, inganno, falsità, mascalzonata», ha detto di non riconoscersi nella voce né nei discorsi registrati, di non conoscere le persone con le quali avrebbe interloquito al Metropol Hotel («Non li conosco, gente che avevo visto la sera prima alla conferenza pubblica») e di non essersi mai occupato né di saperlo fare di trattative come quella che descritta dai giornalisti dell’Espresso e da BuzzFeed. L’audio, secondo Savoini, sarebbe il frutto di una manipolazione: «Oggi come oggi non serve molto per manomettere un file, tagliare frasi, alterare la voce. È malafede, una porcheria, anche perché chi l’ha fatta non ha mica la prova del versamento su un conto corrente. Non c’è niente perché non c’è mai stata neanche l’ intenzione di fare niente del genere».

La Lega ha cercato di prendere le distanze da Savoini. Non potendo negare una conoscenza ventennale, scrive Carlo Bonini, la portavoce di Salvini avrebbe fatto sapere al giornalista di Repubblica che «l’associazione Lombardia-Russia non ha nulla a che vedere con la Lega. Gianluca Savoini non ha mai fatto parte di delegazioni ufficiali in missione a Mosca con il ministro. A nessun titolo. Né a quella del 16 luglio 2018, né a quella del 17 e 18 ottobre dello stesso anno. Quanto poi alla foto scattata alla cena di gala offerta dal premier Giuseppe Conte al presidente Putin il 4 luglio scorso, Savoini non figurava tra gli invitati del ministro dell’Interno né, a quanto ci risulta, tra quelli della presidenza del Consiglio. In ogni caso, nessuno parla a nome del ministro. Il ministro parla per sé». Questa versione, come abbiamo visto, è però smentita dall’email inviata proprio da Savoini a BuzzFeed un anno fa.

Subito dopo la pubblicazione dell’audio da parte di BuzzFeed, Salvini ha annunciato querela così come aveva fatto ai tempi della pubblicazione delle inchieste dell’Espresso. Querela che però, come ha affermato il direttore Marco Damilano, non è mai arrivata.

Nel frattempo anche il leader della Lega ha preso le distanze dal suo ex portavoce. Come dicevamo, alla domanda precisa durante la conferenza stampa del 12 luglio da parte dei giornalisti: “A che titolo partecipò Savoini all’incontro con il ministro dell’Interno russo il 16 luglio 2018?”, il ministro dell’Interno ha risposto: “Ma che ne so, chiedetelo a lui”. E anche a chi gli chiedeva per quale motivo Savoini fosse presente a Mosca il 17 e 18 ottobre nei giorni del convegno di Confindustria Russia al Lotte Hotel e dell’incontro al Metropol Hotel, Salvini ha risposto: “Savoini? Non l’ho inviato io, non so cosa facesse a Mosca”.

Anche questa versione è messa in crisi da una foto pubblicata da L’Espresso alcuni giorni  fa che mostra il capo della segreteria del ministro, Andrea Paganella, parlare con Savoini al convegno di Confindustria Russia al Lotte Hotel, dove era intervenuto proprio Salvini. Il giorno prima, dunque, della trattativa svelata da L’Espresso lo scorso febbraio e confermata dall’audio di BuzzFeed.

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Scrivono i due giornalisti, Stefano Vergine e Giovanni Tizian autori dell’inchiesta:

“Nella foto che pubblichiamo, scattata da noi quel giorno all’interno del Lotte Hotel, nella sala dove si è svolta la conferenza stampa, si vedono tre persone a colloquio. Oltre a Savoini, ci sono due uomini dello staff del ministro. Uno è Andrea Paganella, capo della segreteria del Viminale, uno dei più stretti collaboratori di Salvini. L’altro, girato di spalle, è Claudio D’Amico, anche lui leghista, socio d’affari di Savoini nell’impresa russa Orion, nominato il 29 agosto 2018, quindi due mesi prima della foto, “consigliere strategico per le attività di rilievo internazionale” di Salvini. Savoini, che il giorno dopo ritroveremo all’Hotel Metropol a trattare il finanziamento multimilionario per la Lega, il 17 ottobre stava dunque parlando con due strettissimi collaboratori di Salvini”.

Il nome di Claudio D’Amico ritorna, dunque, più volte. Sia nell’intervista a International Affairs, sia nella foto pubblicata dall’Espresso, sia – come abbiamo visto – nella nota del Presidente del Consiglio Conte. È una della figure chiave della vicenda che sta coinvolgendo uomini che sembrano vicini al ministro dell’Interno e all’ambiente leghista.

L’inchiesta della magistratura

L’11 luglio si apprende che la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di corruzione internazionale. L’indagine, affidata al Procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e ai Pm Sergio Spadaro e Gaetano Ruta del dipartimento “Reati economici transnazionali”, era già stata avviata già 5 mesi fa, subito dopo la pubblicazione del libro di Tizian e Vergine. I Pm avrebbero già sentito alcune persone in Procura e sarebbero entrati in possesso dell’audio diffuso da BuzzFeed prima che il sito americano lo rendesse pubblico.

I pubblici ministeri – riporta Repubblica – “devono verificare se nella presunta compravendita di petrolio una parte del prezzo, oltre a quella che, stando alla registrazione audio pubblicata da BuzzFeed, doveva finire alla Lega, sia o meno arrivata a funzionari pubblici russi. Da qui l’ipotesi di corruzione internazionale”.

Nell’ambito dell’inchiesta è indagato Gianluca Savoini che all’Adnkronos ha dichiarato: «Non ho mai preso soldi dalla Russia, non ho mai parlato a nome della Lega e di Salvini, non ho mai fatto cose illegali e non ho mai incontrato “emissari del Cremlino”». Nel frattempo, riporta Ansa, la lista delle persone da ascoltare sembra destinata ad allungarsi. A essere ascoltati dai Pm, scriveva ieri Luca De Vito su Repubblica, potrebbero essere non solo i partecipanti all’incontro al Metropol Hotel “ma anche le persone che girano intorno a questa storia e che tessono i legami con la Russia”. Il procuratore capo Francesco Greco ha precisato che non c’è alcuna necessità da parte della Procura milanese di sentire il vicepremier Matteo Salvini e ha aggiunto che si tratta di un’inchiesta lunga e laboriosa.

Gli altri protagonisti della trattativa

Oltre a Gianluca Savoini, scrivono Matteo Pucciarelli, Giuliano Foschini e Tommaso Ciriaco su Repubblica, sono almeno 4 le figure chiave di tutta la vicenda che probabilmente saranno ascoltati dai Pm in questi giorni.

Il primo è Gianluca Meranda, avvocato d’affari. Il 12 luglio ha inviato una lettera a Repubblica in cui racconta di essere uno dei partecipanti all’incontro del Metropol Hotel in qualità di “General Counsel di una banca d’affari anglo-tedesca interessata all’acquisto di prodotti petroliferi di origine russa”. Cofondatore dello studio legale internazionale Sqlaw, la banca di Meranda lavora per Eni dal 2015.

Nella lettera Meranda dice che Matteo Salvini non era a conoscenza dell’incontro al Metropol, che si è trattato solo di una questione di affari e che la trattativa non è andata in porto. Ci sono evidenze – aggiunge Ciriaco nella sua ricostruzione – che “documentano come [Meranda] fosse in rapporto diretto con il mondo leghista e che conosceva le relazioni di quel mondo con l’universo della Russia di Putin”. Savoini, Salvini e l’avvocato avevano partecipato il 7 giugno del 2018, quattro mesi prima dell’incontro a Mosca, a una festa ufficiale a Villa Abamelek, residenza dell’ambasciatore russo a Roma, in occasione del giorno dell’indipendenza russa.

Una figura importante sulla quale si sarebbe appoggiato Gianluca Savoini per creare la sua rete di contatti commerciali in Russia è Ernesto Ferlenghi, 51 anni, uomo dell’Eni (senior advisor) in Russia, scrive Giuliano Foschini su Repubblica. Presidente di Confindustria Russia, co-presidente del forum dialogo delle società civili italo-russo, Ferlenghi avrebbe a sua volta usato Savoini per costruire la sua figura di uomo forte della Lega in Russia e diventare il riferimento finanziario italiano a Mosca. Secondo quanto risulta a Repubblica, sarebbe stato proprio Ferlenghi (insieme a D’Amico) a intervenire con la Presidenza del Consiglio per accreditare Savoini alla cena di gala organizzata dal premier Giuseppe Conte in occasione della visita di Vladimir Putin a Roma, a Villa Madama il 4 luglio scorso. All’incontro al Metropol Hotel avrebbe dovuto partecipare anche l’altro co-fondatore di Confindustria Russia, Fabrizio Candoni, come da lui stesso dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera. «Ero stato invitato anch’io all’hotel Metropol. Ma la prima regola che impari a Mosca è che non si partecipa alle cene con persone che non si conoscono e che non si mescolano mai business e politica. A Salvini, che era stato invitato anche lui, ho sconsigliato di andare», racconta Candoni che ha aggiunto di frequentare la Russia da oltre 20 anni.

Poi c’è il 54enne Claudio D’Amico, tirato in ballo direttamente dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella nota ufficiale di Palazzo Chigi. Assessore alla Sicurezza del Comune di Sesto San Giovanni, ex parlamentare della Lega e “consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale” nello staff di Matteo Salvini, D’Amico – spiega Matteo Pucciarelli – “è un personaggio assai conosciuto lungo la tratta Milano-Mosca e non solo perché ha sposato una donna russa. Da delegato all’Osce e allo stesso tempo responsabile del dipartimento Esteri della Lega Nord, negli anni ha coltivato intensi rapporti politici e commerciali con la Russia. Lui e Savoini hanno formato una coppia inseparabile, fondamentale nel gemellare Lega e Russia Unita, il partito di Putin”. Insieme a Savoini in Russia hanno fondato una società di consulenza, chiamata Orion come il gruppo guidato dal neofascista degli anni ‘70 Maurizio Murelli, del quale – come detto – ha fatto parte proprio Savoini.

Infine, c’è la terza persona che avrebbe partecipato all’incontro con i russi a Mosca il 18 ottobre, indicata come “nonno Francesco“, appellativo dato non per l’età – spiega Repubblica – ma per l’autorevolezza. Nel corso della conversazione Francesco, introdotto da Savoini come un personaggio fondamentale, con una conoscenza limitata dell’inglese, interviene in poche occasioni per sottolineare i tempi della trattativa, legata alle elezioni europee di fine maggio e alla necessità che i fondi siano disponibili per finanziare la campagna. Questo, prosegue il quotidiano romano, “porterebbe a identificare Francesco come una sorta di tesoriere ombra del partito, interessato solo alla conclusione della trattativa e non ai metodi con cui effettuare la transazione”.

Nella serata di ieri, un uomo che dice di chiamarsi Francesco Vannucci, 62 anni, toscano di Suvereto, ex impiegato di banca e fino al 2005 vice coordinatore provinciale della Margherita, ha inviato un messaggio via whatsapp all’Ansa dichiarando di essere lui il “nonno Francesco” di cui si parla nei colloqui al Metropol. «Ho partecipato all’incontro all’hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre 2018 in qualità di consulente esperto bancario che da anni collabora con l’avvocato Gianluca Meranda», avrebbe dichiarato Vannucci che ha aggiunto che «lo scopo dell’incontro era prettamente professionale e si è svolto nel rispetto dei canoni della deontologia commerciale». L’identità di Francesco Vannucci e l’autenticità del messaggio sarebbero state confermate all’Ansa dall’avvocato Gianluca Meranda. Tuttavia, questa ricostruzione è stata smentita dal Tribunale di Milano e “non confermata” da fonti inquirenti e investigative, scrive Repubblica.

Le audizioni dei servizi segreti davanti al Copasir

Luciano Carta, direttore dell’Aise (l’Agenzia per la sicurezza esterna), e Mario Parente, capo dell’Aisi (l’Agenzia per la sicurezza interna), saranno sentiti in questi giorni dal comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera.

Parente e Carta dovranno spiegare “che tipo di attività sia stata effettuata dagli 007 per ricostruire quanto accaduto finora e così chiarire se l’attività del consigliere di Salvini a Palazzo Chigi Claudio D’Amico e dell’ex portavoce del leader leghista Gianluca Savoini possa aver messo a rischio la sicurezza nazionale”.

Nell’ultimo anno i viaggi di D’Amico e Savoini, che fanno la spola tra Russia e Italia dal 2014, si sono intensificati. Lo scorso settembre, il ministro dell’Interno Salvini ha firmato un decreto per nominare D’Amico “consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale” a Palazzo Chigi, retrodatando la decorrenza al 29 agosto 2018 e fissando il compenso in 65mila euro lordi annui, prosegue Sarzanini: “Da quel momento D’Amico si muove in nome di Salvini e sempre in tandem con Savoini. Ma non solo. Perché i due risultano in strettissimo contatto anche con Ernesto Ferlenghi, numero uno di Eni in Russia, rappresentante di Confindustria Russia e da poco nominato presidente del Forum che ha ospitato anche la visita del presidente Vladimir Putin in Italia”. Un mese e mezzo dopo la nomina di D’Amico, avviene l’incontro al Metropol: cosa sapevano i servizi italiani? “I direttori delle due Agenzie di intelligence – si legge sul Corriere – dovranno chiarire in Parlamento se avessero notizie di questi viaggi” e se il loro reale interesse fosse curare gli affari dell’associazione Lombardia-Russia o “curare negoziati anche per conto dei propri referenti politici”.

Foto in anteprima: Claudio D’Amico con Matteo Salvini e Paolo Savoini (novembre 2016) – via Ansa

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Fonte: Valigia Blu – https://www.valigiablu.it/savoini-lega-salvini-fondi-russi/

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