Ciao, Anna

26 Lug Ciao, Anna

26 Luglio 2019

Abbiamo dato oggi l’ultimo saluto a Anna Maria Morino, per tanti anni preziosa amica del Gruppo Abele. Nel farlo abbiamo voluto ricordare la sua scrupolosità professionale, la sua cura quasi ossessiva del dettaglio, l’etica del lavoro ben fatto, a regola d’arte, dove l’arte è l’amore che si mette in quello che si fa, evitando la superficialità, la sciatteria, l’automatismo, il copia e incolla, prendendosi cura di ciò che si ha in mano o in testa come se fosse sempre la prima e l’ultima volta.

Anna ha saputo coniugare il rigore e la creatività nel lavoro. Ed è per questo che, pensando a questa caratteristica nota a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di lavorare con lei, abbiamo citato in questo saluto un passo di Primo Levi.

«Sono convinto che l’uomo normale è biologicamente costruito per un’attività diretta a un fine, e che l’ozio, o il lavoro senza scopo (come l’arbeit di Auschwitz) provoca sofferenza e atrofia. Ma ad Auschwitz ho notato spesso un fenomeno curioso: il bisogno del “lavoro ben fatto” è talmente radicato da spingere a far bene anche il lavoro imposto, schiavistico. Il muratore italiano che mi ha salvato la vita, portandomi cibo di nascosto per sei mesi, detestava i tedeschi, il loro cibo, la loro lingua, la loro guerra; ma quando lo mettevano a tirar su muri, li faceva dritti e solidi, non per obbedienza ma per dignità professionale».

   (da Primo Levi – conversazione con Philiph Roth)

Anna è stata una donna viva, irrequieta, capace di abitare le domande, una donna affamata di nuovo e di diverso, cioè di vita. Era questa sua anima nomade, viandante, a rendere il suo sguardo così vivo, aperto, intenso.

Indole confermata dalla sua predilezione per uno scrittore, Bruce Chatwin, instancabile camminatore e maestro indiscusso della letteratura di viaggio. Chatwin ha scritto tra gli altri un libro bellissimo, Le vie dei canti per rispondere alla domanda che più lo assillava: “Perché gli uomini invece di stare fermi se ne vanno da un posto all’altro?”. E con due brevi citazioni di Chatwin abbiamo animato il ricordo.

«In tibetano “sherpa” significa “orientale”, e gli sherpa sono un popolo buddhista, amante della pace, che non riesce però a stare fermo. Nella terra degli sherpa, ogni pista è contrassegnata da cumuli di sassi messi lì a rammentare che la vera casa dell’uomo non è una casa, ma la Strada, e che la vita stessa è un viaggio da fare a piedi».

E la seconda che si associa al nome del luogo che Anna ha tanto amato, un luogo che è stato per lei casa e, al tempo stesso, strada:

«Abele deriva dall’ebraico hebel, cioè “fiato” o “vapore”: ogni cosa animata, che si muova o che sia transeunte, compresa la vita. La radice di Caino sembra sia invece il verbo kanah, che significa “acquisire”, “ottenere”, “possedere”».

Ma Anna la associamo anche a un altro brano sul viaggio di uno scrittore che apprezzava, Claudio Magris. Scrive Magris nella prefazione di Infinito viaggiare:

«Viaggiare sentendosi sempre, nello stesso momento, nell’ignoto e a casa, ma sapendo di non avere, di non possedere una casa. Chi viaggia è sempre un randagio, uno straniero, un ospite; dorme in stanze che prima e dopo di lui albergano sconosciuti, non possiede il guanciale su cui posa il capo né il tetto che lo ripara. E così comprende che non può mai veramente possedere una casa ma solo sostarvi, per una notte o per tutta la vita, con rispetto e gratitudine. Non per nulla il viaggio è anzitutto un ritorno e insegna ad abitare più liberamente e poeticamente la propria casa. “Poeticamente abita l’uomo su questa terra”, dice un verso di Hölderlin, ma solo se sa, come dice un altro verso, che “la salvezza cresce là dove cresce il pericolo”». 

Infine, impossibile era ricordare Anna senza il suo amore per l’arte e per il bello. Chiunque abbia conosciuto Anna è rimasto colpito dalla sua cura e attenzione per i colori, le sfumature, e dalla sua attrazione per i quadri e la pittura di ogni epoca.

Sempre a segnalare mostre, a raccomandarne la visione. Era affascinante vederla parlare con Luigi Ciotti, altra persona con grande sensibilità artistica, del colore e della forma di una cornice, di un libretto, di un dépliant, affinché forma e sostanza fossero una cosa sola, un tutt’uno armonico, essenziale, elegante.

Ecco allora alcune citazioni che ci ricordano il suo amore per l’arte e la sua ricerca del bello, che quando viene dal profondo dell’anima esce dalla sfera estetica per diventare etica, modo d’essere.

«L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni».

Picasso

«Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima».

George Bernard Shaw

«L’arte non riproduce ciò che è visibile ma rende visibile ciò che non sempre lo è».

Paul Klee

«La dignità dell’artista sta nel tener vivo il senso di meraviglia nel mondo».

G.K. Chesterton

«L’arte è una collaborazione tra l’uomo e Dio, e meno l’uomo fa, meglio è».

André Gide

E per finire, una frase bellissima e profonda, del grande Rainer Maria Rilke:

«Essere artisti vuol dire non calcolare, contare… Vuol dire maturare come l’albero, che non incalza i suoi succhi e sta sereno nelle tempeste di primavera senz’apprensione che l’estate non possa venire. Perché l’estate viene».

Grazie Anna, per le tante estati che ci hai portato.

Il Gruppo Abel si stringe attorno ai suoi cari.

Fonte: Gruppo Abele – https://www.gruppoabele.org/ciao-anna/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *