Sofia Ashraf: la rapper indiana che attacca le multinazionali

Sofia Ashraf

Conoscete Sofia Ashraf? È una rapper di ventisette anni, proveniente da Chennai (città che forse conoscete con il nome antico di “Madras”), capoluogo della regione Tamil Nadu e non è il tipo di donna che si può mettere facilmente a tacere.

Il 30 luglio 2015, lanciò su YouTube un singolo di denuncia contro la multinazionale Unilever che, 14 anni fa, contaminava con il mercurio la popolazione di Kodaikanal, nel sud dell’India.
Secondo il New Indian Express, il disastro sanitario causò la morte di 45 lavoratori e di 12 dei loro figli, per non parlare delle malattie derivanti dall’effetto dell’inquinamento. L’azienda non ha mai fatto nulla per risarcire le vittime.

La rabbia di fronte a questa ingiustizia ha portato Sofia Ashraf a condividere il singolo “Kodaikanal Won’t” (un riadattamento di “Anaconda” di Nicki Minaj) a sostegno di una protesta portata avanti dall’associazione Jhatkaa, la quale chiede alle grandi multinazionali dell’industria alimentare come Knorr, Ben & Jerry’s, Lipton e Amora, e dell’industria dei prodotti domestici Axe, Cif, Omo, Monsavon e Coccolino, di fare qualcosa. Ecco la canzone:

A differenza degli efficaci video americani, che ricorrono ai fondoschiena importanti per attirare attenzione, Sofia Ashraf riesce a far sentire la sua voce, in nome degli ignari lavoratori del quarto marchio leader del settore a livello mondiale. È una storia simile a quella di Davide e Golia quella che vuole rivendicare con questo video, che ha già registrato oltre quattro milioni di visualizzazioni. Dopo la sua pubblicazione il termine “Kodaikanal” è comparso anche su Twitter, dove la stessa Minaj ha fatto eco alla causa e applaude il riferimento alla sua canzone:

Alcuni mezzi di comunicazione indiani hanno approfittato dell’occasione per riaprire il dibattito sull’incidente e chiedersi se una hit hip-hop abbia più potere nel cambiare le cose rispetto alle campagne condotte precedentemente, che non hanno portato ad alcun risultato.   

Come si legge su i100, non è la prima volta che Sofia si batte per quello che ritiene giusto. La giovane cantante ha già sottolineato in più occasioni le negligenze di una grande azienda che hanno provocato uno scandalo umanitario: la nota tragedia di Bhopal nel 1984, nella quale una esplosione in uno degli stabilimenti di Union Carbide uccise migliaia di persone (le cifre oscillano tra il numero ufficiale di 3,787 morti e i 16,000 denunciati), oltre alle circa 300,000 che hanno subito le conseguenze del disastro.

Anche in quel caso la sua canzone sfruttava un singolo famoso che sicuramente riconoscerete:

Alla fine Unilever ha reagito alla polemica: l’azienda ha pubblicato un documento con cui assicura che il rapporto dell’associazione locale Community Environmental Monitoring, che conferma gli alti livelli di mercurio tossico nella vegetazione e nei sedimenti contraddicono i risultati ottenuti dalla valutazione effettuata da esperti indipendenti.

Tradotto da Silvia Serafini per PeaceLink . Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l’autore della traduzione.

Fonte: Peacelink.it – https://www.peacelink.it/ecologia/a/46735.html

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