Il grande problema del M5s è stato il rapporto con la verità e con i movimenti

Di Maio – a partire dall’ILVA – un anno fa ha incominciato a non dire la verità ai propri elettori. Arrivato al governo il M5s ha cominciato a tergiversare su molte questioni, per poi fare l’opposto di quanto aveva proclamato quando era all’opposizione. In questo percorso a zig-zag il problema di fondo è stato il rapporto con la verità. Ad esempio sull’ILVA sono state raccontate da Di Maio cose inventate o inesistenti.

Quando il rapporto con la verità viene meno, si spezza qualcosa di delicatissimo.

Salvini invece diceva una cosa e la manteneva, agendo come un rullo compressore sul tema dei migranti, mentre i pentastellati diventavano amletici sulle questioni ecologiche, sileziosi sulle bombe nucleari a cui un tempo si opponevano, e imbarazzanti sul commercio delle armi, arrivando persino a diventare sostenitori degli F-35, con le dichiarazioni incredibili del sottosegretario alla difesa Angelo Tofalo, come quando ha dichiarato che “sarebbe irresponsabile interrompere ora il programma F-35”.
"Irresponsabile interrompere il Programma F-35" (Angelo Tofalo, M5s, sottosegreterio alla Difesa)

Salvini ha incassato come vittorie tutti gli arretramenti e le incoerenze del M5s. Ora Salvini festeggia e si presenta come l’uomo forte che sa mantenere la parola. Chiede “pieni poteri”. Va alle elezioni con l’obiettivo di spazzare via un movimento che ha dimostrato in più occasioni di non dire la verità ai propri elettori. Sull’ILVA, sugli F-35, sulla TAV, sulla TAP, sul MUOS. La lista è lunga.

Adesso i sondaggi raccontano l’impietoso declino in pochi mesi di un movimento politico che scende sotto il 15% dei consensi dopo essersi affermato alle elezioni con il 32%. Al tempo stesso questa politica ha consentito a Salvini di diventare il primo partito, con consensi che sfiorano il 38%. Di Maio ha compiuto in pochi mesi un disastro per sé e ha favorito un miracolo per Salvini. Nel rosario sventolato dal leader leghista manca solo l’immagine di Luigi Di Maio, che ha dato a Salvini delle miracolose opportunità.

Il M5s ha fallito e ora ne paga il prezzo. 

Le ragioni? Sono molteplici, ma alcune riguardano le tematiche, le campagne e i valori per cui PeaceLink si è battuta e si batte.

Il M5s si è staccato dai cittadini e in alcuni casi si è anche contrapposto ai movimenti che lo avevano sostenuto. Recentemente Beppe Grillo ha quasi sbeffeggiato il leader dei No-TAV, Alberto Perino, con un post titolato “il Perinone”.

Il M5s ha fatto – assieme a Salvini – la guerra alle ONG che salvano vite umane, quando nel 2013 aveva proposto Gino Strada a presidente della Repubblica, ossia il fondatore di una ONG. Il M5S non si è opposto all’ondata di razzismo e di xenofobia, ma ha pensato di cavalcarla, contendendo alla Lega i consensi di una destra becera ed egoista. Il risultato di questa mutazione del M5s è terribile ma è soprattutto devastante la disillusione provocata su quel 32% di elettori che avevano nutrito speranze, sogni e voglia di cambiamento.

Il M5s aveva avuto il grande merito di far riavvicinare alla politica e alla partecipazione un’area delusa dell’opinione pubblica. Molti cittadini sentivano di contare e di essere diventati protagonisti di un cambiamento profondo, inedito e per certi aspetti straordinario perché nato con pochissimi mezzi e con il potere di condivisione democratica della rete. Affidare invece tutti i poteri e tutte le scelte a un solo capo politico è stato il più grande errore per un movimento nato su basi orizzontali e democratiche.

Temo che questa esperienza possa avere conseguenze drammatiche. Potrebbe provocare riflusso, rassegnazione e in definitiva una vittoria di valori profondamente diversi da quelli su cui è nata la nostra Costituzione. A rischio è la stessa Costituzione, che con una maggioranza a guida salviniana potrebbe essere cambiata da cima a fondo.

PeaceLink è per statuto un’associazione che non sposa alcun movimento politico. Ma per statuto ha a cuore i valori fondanti della nostra Costituzione, proprio quelli che oggi sono messi a rischio dall’ondata xenofoba e razzista.

La politica non può chiudersi in una visione egoistica e priva di solidarietà, non può guardare solo a chi vota ma anche a chi non vota, a chi è lontano da noi e anche a chi verrà al mondo fra vent’anni.

I valori di libertà, solidarietà, volontariato e cittadinanza attiva, unitamente a quelli di pace e difesa ambientale, devono diventare l’asse di un progetto di società e di futuro basato sull’uguaglianza sociale e sulla costruzione di un mondo in cui la fame, la povertà, le guerre e le migrazioni vengano combattute ridistribuendo le risorse del mondo in modo di più equo.

Un mondo in cui la vita sia un diritto per tutti deve essere l’orizzonte della politica comune a tutti i partiti decenti.

Life is a right.

Fonte: www.peacelink.it – https://www.peacelink.it/editoriale/a/46750.html

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